UN PONTE TRA RACHMANINOV E ČAJKOVSKIJ

Termina con l’ultimo omaggio a Sergej Vasil’evic Rachmaninov (Velikij Novgorod, 1873- Beverly Hills, 1943), la 55a stagione concertistica organizzata dell’Ente Concerti, unitamente al Comune di Pesaro.

Per onorare l’arte del compositore russo e meglio comprendere e far comprendere la sua poetica, nonché la sua struggente sensibilità, l’Ente gli ha dedicato nel corso dell’attuale stagione e della precedente, un ciclo di incontri, nel corso dei quali abbiamo avuto modo di apprezzare il concerto per pianoforte e orchestra n.1 (ricco di vivacità ed impetuosità giovanile), composto all’età di diciannove anni e dedicato al cugino pianista Aleksandr Il’iĉ Ziloti; il n.2 (forse il più popolare ed eseguito tra i quattro del Compositore), composto nei primissimi anni del secolo scorso; il n.3 che vide la luce nell’ambiente tranquillo di Ivanovka (la tenuta di campagna della sua famiglia) e fu eseguito per la prima volta (solista il compositore stesso) il 28 novembre 1909 dalla New York Symphony Orchestra diretta da Walter Damroschal, presso il New Theater di New York. La seconda esecuzione ebbe luogo qualche settimana più tardi con l’ormai malato Gustav Mahler sul podio: un’esperienza che Rachmaninov apprezzò molto grazie all’accuratissima concertazione del compositore austriaco ma di cui non resta alcun documento sonoro.

Ieri sera é stata la volta del  concerto n. 4 (in sol minore, op. 40), composto nel 1926 (revisionato nel 1928 e 1941). Sul palco del Rossini -come negli appuntamenti precedenti- l’Orchestra  Filarmonica Marchigiana (Form) diretta da Mondelci, I Solisti del Keyboard Trust di Londra. Al piano il giovane e bravo Jayson Gillham.

A partire dal 1918, Rachmaninov -com’é noto- si dedicò principalmente alle tournée concertistiche che lo portarono in tutto il mondo, tralasciando quasi completamente la composizione: da allora e fino alla sua morte, infatti, sono pochissime le opere che videro la luce. Di questo gruppo di ultime composizioni fa parte il concerto sopra menzionato, dedicato all’amico compositore Nikolaj Medtner (anch’egli emigrato dalla Russia) che dedicò a sua volta a Rachmaninov il proprio concerto per pianoforte n. 2.

La prima esecuzione ebbe luogo a Baltimora il 18 marzo 1927, solista Rachmaninov stesso e Leopold Stokowski alla direzione dell’Orchestra di Filadelfia. Nonostante non abbia mai ottenuto la popolarità del secondo e terzo concerto, il quarto resta comunque un lavoro “ben costruito,  apprezzabile sia dal punto di vista tecnico che timbrico, pervaso di quella sensibilità e melodia tipicamente personale che animava l’autore”, come più volte è stato scritto.

La seconda parte della serata é stata dedicata ad un altro valente russo, Pëtr Il’ič Čajkovskij ed ad una delle sue pagine più pregevoli, di grande impatto emotivo: sto parlando del suo primo concerto per orchestra e pianoforte (op. 23), composto a cavallo tra il 1874 ed il 1875,  eseguito per la prima volta a Boston nello stesso anno. Al piano Alexander Ullman, giovane, bravo ed inglese come il collega che l’ha preceduto.

Forse non tutti sanno che il concerto in questione è una delle opere più eseguite in tutto il mondo, celebre per la sua statura monumentale. Il primo movimento  è stato utilizzato in svariate pellicole cinematografiche, tra cui il film biografico sul compositore, L’altra faccia dell’amore (The music lovers) di Ken Russell, la commedia Il senso della vita dei Monty Python,  il thriller italiano Una farfalla con le ali insanguinate di Duccio Tessari, il film Misery non deve morire di Bob Reiner.

Il secondo movimento, invece, ricorre più volte nel corso del film In memoria di me di Saverio Costanzo. Venne suonato all’ingresso dell’ultimo tedoforo nello stadio e durante l’accensione della fiamma alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici tenutisi a Mosca nel 1980.

Si è conclusa una stagione veramente apprezzabile, che ha presentato alla cittadinanza numerosissime proposte musicali (tutte di altissimo livello) al top delle quali figurano il concerto diretto da Riccardo Muti e quello del pianista Grigory Sokolov.

Un grazie sincero all’Ente Concerti, all’impegno del suo Presidente  Guidumberto Chiocci e del suo direttore artistico Federico Mondelci che ne hanno curato nei minimi particolari l’organizzazione e la gestione, assicurando un successo puntuale e meritato.

Paola Cecchini