Un viaggio nel classicismo viennese: impossibile non essere travolti dalla Quinta di Beethoven

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Pesaro, 16 gennaio 2016

E’ iniziato ieri, in compagnia della Filarmonica Marchigiana (Form) e di un magnifico ‘cicerone’ del calibro di Hubert Soudant (suo direttore principale da un anno) un itinerario in tre tappe che percorrerà in musica gli incredibili cinquant’anni che vanno dal Classicismo al primo Romanticismo (1760-1830).

Ricerca della linearità e gusto delle simmetrie sono i caratteri principali dell’estetica classicista, caratterizzata da una forte razionalizzazione del discorso, dal tentativo di istituire un equilibrio tra le parti della composizione e l’adozione di regole rigorose.  Ne è tipico esempio l’introduzione dello schema formale noto come forma-sonata, particolare struttura basata sulla dialettica tra due temi e articolata in tre parti (da qui il nome bitematica tripartita): esposizione, sviluppo e ripresa. Si affermano l’opera lirica e l’orchestra sinfonica modernamente intesa. Il clavicembalo è progressivamente sostituito dal pianoforte, in cui il controllo delle dinamiche consente una maggiore resa espressiva.

Il concerto di ieri  rappresenta il quinto appuntamento della 56a stagione musicale dell’Ente Concerti di Pesaro (presieduto da Guidumberto Chiocci), organizzata unitamente al Comune, con il patrocinio della Regione Marche e del Ministero per i beni e le attività culturali.

Due gli autori presentati: Franz Joseph Haydn (1732-1809),  considerato il padre della sinfonia e del quartetto d’archi  e  Ludwig van Beethoven  (1770-1827): assieme a Mozart furono i più grandi protagonisti della stagione classicista il cui polo principale fu Vienna (tanto che si parla di classicismo viennese o Wiener Klassik). Forte é il legame tra i due autori: Beethoven ha dedicato le prime tre sonate per pianoforte al compositore austriaco, suo grande estimatore e maestro.

Le pagine di Haydn (l’Ouverture di Armida, scritta nel 1784 e da lui definita “la sua più bella opera”, nonché la Sinfonia concertante in si bemolle magg. per violino, violoncello, oboe, fagotto e orchestra, scritta nel ’92) sono di grande e straordinaria amabilità ma é la mitica Sinfonia n.5 del compositore tedesco, modello musicale e simbolo della sua arte, a rappresentare l’autentico cuore della serata, applauditissima dal pubblico.

La celebre Quinta – scritta da Beethoven tra il 1807 e l’inizio del 1808 ed eseguita il 22 dicembre 1808 al Theater an der Wien– rappresenta tra i suoi lavori sinfonici, quello che ebbe la gestazione più lunga e travagliata:  i primi abbozzi nacquero quando l’autore stava ancora lavorando alla Sinfonia n.3, mentre la conclusione del lavoro si intreccia con la composizione della Sinfonia n.6.

Considerata “il paradigma del sinfonismo beethoveniano nel senso che pochi altri capolavori presentano tutte le caratteristiche, le idiosincrasie del linguaggio di Beethoven con altrettanta chiarezza teorematica di percorso”, ha molto influenzato la cultura pop: le quattro note introduttive, infatti, appaiono in numerose opere, generalmente indicando un momento di grande tensione.

Anche i riferimenti cinematografici sono molteplici: cito “Omicidio!” (1939), “Mani di velluto” (1979), “Fantasia 2000” (2000), tanto per indicarne alcuni.

L’attacco della Sinfonia fu anche usato dalle trasmissioni in italiano della famosa Radio Londra durante la seconda guerra mondiale, in quanto nel Codice Morse, tre punti ed una linea formano l’iniziale V di Victory. Probabilmente, anche per questo motivo venne utilizzata durante il film “V per Vendetta” (2005) diretto da James McTeigue e tratto dal romanzo omonimo scritto da Alan Moore, prodotto ed adattato per il grande schermo dai fratelli Wachowski.

La Sinfonia fu anche arrangiata in versione disco per il film “La febbre del sabato sera” di John Badham (1977).

Guidati dal famoso Soudant, di fama e carriera mondiale, il miniciclo sul Classicismo proseguirà il 21 febbraio con Schubert (sinfonia n.3) e Mozart (concerto per violino e orchestra n. 3 e  Sinfonia K. 550)  per concludersi il 9 aprile con l’ouverture da “La fedeltà premiata” di F. J. Haydn, la Sinfonia K. 385 “Haffner” di Mozart e la sinfonia n.1 di Beethoven.

Non mancate!

Paola Cecchini