Una domanda al giorno: 7 domande ai Granato

Una domanda al giorno è un rubrica che vuole scoprire i suoi ospiti intervistati lentamente… con calma, giorno dopo giorno. Ecco, nello spazio di un’ipotetica settimana proponiamo pertanto sette domande, una al giorno, con l’intento di conoscere meglio coloro che ci donano risposta: oggi si raccontano i Granato.

I Granato sono un duo “elettronico” con base a Roma, formato dai musicisti, nonché compositori,  Francesco Bianco (voce, chitarra ed elettronica) e Alessandro Cicala (chitarra ed elettronica). Nati come trio (insieme al batterista e produttore Dario Giuffrida), pubblicano nel 2017 l’album d’esordio Corrente, opera difficile da racchiudere in un genere musicale preciso, ma dal concept profondo e riflessivo. È da poco uscito Canzoni per giovani adulti, disco attraverso il quale decidono di virare verso un’elettrowave di kraftwerkina e bluvertighiana memoria, con un pizzico (abbondante) di tipico cantautorato italiano. Un disco con un concept, nonostante le atmosfere oniriche, ben aderente alla realtà, con testi ben focalizzati sul mondo che ci circonda.

Granato Int1

 

La prima domanda è banale ma necessaria: perché Granato?

La parola “granato” vuol dire melograno. Questo frutto ha sempre rappresentato una forte simbologia nel corso della storia dell’uomo. Lo abbiamo scelto perché ci piace l’idea che il granato  sia costituito da tanti grani che insieme formano il tutto. Il piccolo che forma, insieme agli altri, la totalità.

 

Non vi chiederò la vostra storia, vi chiederò delle vostre scelte: perché la scelta di esplorare questo genere musicale? Non può essere solo “buon gusto”. 

Una delle scelte alla base del nostro discorso musicale è quella di fare musica capace di essere vicina agli ascoltatori lasciandosi ascoltare e godere pur restando sempre ricercata, senza cadere nella banalità e nella superficialità. Abbiamo provato a fare questo nei nostri pezzi. La veste musicale è venuta da sé: rappresenta la sintesi di noi stessi in un momento preciso della nostra vita, quando abbiamo scritto quei pezzi.

 

Vi definite più cantautori o musicisti? 

Ci sentiamo musicisti e autori. Scriviamo tanta musica, oltre a quella dei Granato. La scelta di mettere un testo nei nostri brani e cantarlo ricade nella stessa idea di cui si parla sopra: avvicinarsi alle persone ed esprimersi in maniera più o meno diretta, ma comunque comprensibile.

 

Come gestite il delicato rapporto tra musica e parole?

Lo gestiamo in diverse maniere. In alcuni casi la musica è stata aggiunta ad un testo preesistente. In altri casi è stato un scritto un testo ad hoc. Per scrivere le parole, a volte ci lasciamo trasportare dalle sensazioni che un giro di accordi stimola in noi; in altri casi si va alla ricerca di una musica che sappia far emergere gli aspetti del testo che vogliamo sottolineare, oppure con i quali creare uno scontro di senso: ad esempio, nel pezzo Il tempo libero, una musica giocosa e una melodia quasi canzonatoria veicolano un testo che parla di eventi traumatici nell’esistenza di un uomo. Ciò ricorda lo stile pubblicitario, il tono leggero e superficiale, rassicurante, che pervade la comunicazione attuale, il disimpegno verso i fatti e verso le emozioni.

Granato Int3

 

Parliamo dell’album: chi sono i giovani adulti? Perché è necessario “dedicargli delle canzoni”?

I “giovani adulti” siamo noi, la nostra generazione, incapaci di sentirci adulti e maturi e sempre con un piede nella spensieratezza giovanile. Ciò ci accade per motivi storci e sociali, economici, che non stiamo qui ad approfondire, anche perché non tocca a noi. Da artisti e pensatori abbiamo cercato di scattare una foto della nostra attualità. D’altronde lo stile che abbiamo scelto per i nostri pezzi ha molti riferimenti alla musica che ascoltavamo da ragazzi. Ciò, forse, potrebbe confermare l’incapacità di distaccarci in pieno dal passato, ma anche queste analisi non toccano a noi. Ci piacerebbe sentire dalle persone che ascolteranno il disco quale sia il loro parere sui motivi della scelta del titolo.

 

Ora cosa vi aspettate? Quali sono i vostri progetti per il futuro prossimo?

Come prima  cosa ci aspettiamo di poter suonare al più presto dal vivo. Ci manca molto e speriamo che la situazione si avvii verso la normalità. D’altra parte speriamo che il nostro disco raggiunga sempre più orecchie in modo da poter avere un confronto con un pubblico più vasto e capire meglio cosa arriva dei nostri pezzi e cosa, invece, rimane inespresso: prendiamola come una semplice curiosità.

 

Il vostro messaggio per chi ci leggerà e per chi vi ascolterà.

A chi ci legge vorremmo dire: seguiteci on-line, ma soprattutto venite a vederci non appena potremo andare in giro a suonare. Inoltre, aggiungiamo che sarebbe bello che chi ascolterà i nostri pezzi non si fermi all’ascolto di qualche secondo di musica o ad un primo ascolto: la musica, come ogni aspetto della nostra vita, ha bisogno di tempo. Perciò ascoltate, dedicate del tempo alla vostra vita e a quella degli altri!

 

Dario Bettati