Una famiglia mostruosa: gli Addams all’italiana

Il titolo Una famiglia mostruosa si riferisce a quella che Cristiano Caccamo si trova a dover presentare alla fidanzata Emanuela Rei nel racconto che Lillo Petrolo sta facendo durante la notte di Halloween ad una combriccola di nipotini mascherati.

Del resto, la coppia di innamorati ha appena scoperto che lei è incinta, quindi è giunto per il giovane il momento di far conoscere alla sua dolce metà quelli che, però, la ragazza non immagina neppure minimamente essere rappresentati da una combriccola che non sembra discostarsi affatto dagli Addams e dai Munsters protagonisti delle popolari serie televisive a stelle e strisce.

Perché, se il papà Massimo Ghini altro non è che un vampiro fornito di basettoni e in abbigliamento proto-Dracula, la mamma Lucia Ocone è una strega dai molti poteri e lo zio Paolo Calabresi una sorta di mostro di Frankenstein decisamente svalvolato. E, mentre in agguato abbiamo anche una donna invisibile, non mancano neppure la piccola Sara Ciocca (che si chiama Salmetta!), dai lunghi canini, e una Barbara Bouchet in versione nonna fantasma.

Tutti pronti a cimentarsi addirittura in un grottesco balletto sulle note di Tintarella di luna di Mina; man mano che effettuano il loro arrivo presso la lugubre abitazione anche i familiari della gravida: il nonno Pippo Franco, Ilaria Spada e il già menzionato Lillo Petrolo (quindi presente in doppio ruolo) genitori, con al seguito figlioletto grassottello.

Un Lillo Petrolo che non manca neppure di combinare maldestramente guai, affiancato dallo stuolo di cafoni che, seppur umani, non possono fare a meno di risultare i veri mostri della oltre ora e mezza di visione diretta da Volfango De Biasi, autore di Come tu mi vuoi e Un Natale stupefacente.

Un Volfango De Biasi che, dunque, concretizza un incontro-scontro in fotogrammi tra due diverse classi sociali, mettendo in piedi con Una famiglia mostruosa una commedia fornita di elementi fantastici comprendenti, inoltre, un gatto e uno specchio parlanti rispettivamente in possesso delle voci di Paolo Ruffini e Massimo Lopez.

Una commedia decisamente lontana dalla volgarità e in cui, in fin dei conti, si comincia a ridacchiare (anche se non moltissimo) proprio dal momento in cui fanno la loro entrata in scena la Spada e compagnia. Sebbene, pur validissima per quanto riguarda il lavoro svolto su scenografie, fotografia e non pochi effetti visivi, non manchi di apparire probabilmente più adatta ad una fruizione televisiva che cinematografica.

 

 

Francesco Lomuscio