Una mamma contro G. W. Bush: una storia drammatica vestita da commedia

Tedesca di origini turche, in Una mamma contro G. W. Bush Rabiye Kurnaz (Meltem Kaptan) vive una vita normale. A Brera, nella sua casa a schiera, si prende cura dei figli e anima le giornate della famiglia con il suo carattere esplosivo e vivace. Tutto però è destinato a cambiare quanto, dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001, suo figlio Murat (Abdullah Emre Öztürk) viene accusato di terrorismo e rinchiuso nella prigione di Guantanamo.

Di fronte alla tragedia, Rabiye non si arrende e lotta per far valere i diritti umani di Murat. La sua determinazione e la sua parlantina attirano su di lei i riflettori dei media e, senza esitare, con il supporto dall’avvocato Bernhard Docke (Alexander Scheer), la madre-coraggio sfida i potenti del mondo fino a portare il suo caso davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti e a chiamare in causa il presidente Bush.

Ispirato ad una storia vera che ha indignato migliaia di persone, Una mamma contro G. W. Bush, oltre ad aver guadagnato l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura al Berlinale 2022, è valso, all’attrice Meltem Kaptan quello per la miglior performance.

E, del resto, il punto di forza del film diretto da Andreas Dresen risiede proprio nella riuscita interpretazione dell’attrice tedesca. Rabiye inonda lo schermo con la sua travolgente presenza e si impone, da subito, come il perno attorno a cui ruotano non solo tutti gli altri personaggi, ma l’intera vicenda.

Con i suoi modi irresistibili, ingenui, a volte eccessivi e teneri, la madre-coraggio riesce a rubare un sorriso a chi le sta intorno anche nei momenti più bui e colora, con i toni della commedia, un film che, ispirandosi al genere giudiziario americano, racconta in realtà una storia reale e profondamente dolorosa.

A metà tra realtà storica e finzione, nel suo essere insieme leggero e intenso Una mamma contro g. w. Bush è un film in fondo semplice nella struttura ma che lascia il segno. Ai titoli di coda, mentre ancora si sorride pensando a Rabiye, il lavoro di Dresen sa mantenere, nella testa dello spettatore, i riflettori accesi sullo scandalo di Guantanamo, sul potere dei media, su una classe politica che dei drammi,se ne lava le mani e sull’imprescindibile valore della difesa dei diritti umani.

 

 

Valeria Gaetano