Una notte di 12 anni: la prigionia del corpo e dell’anima

Gli orrori delle dittature, ferite ancora sanguinanti con cui molti paesi devono continuare a fare i conti, dal nord al sud del mondo, sono raccontati dal regista uruguaiano Álvaro Brechner in Una notte di 12 anni.

Tratto dal libro Memorias del calabozo, il film racconta della lunga detenzione di tre Tupamaros, oppositori alla dittatura militare, Pepe Mujica (presidente della nazione dal 2010 al 2015), Eleuterio Fernandez Huidobro (ministro della Difesa dopo la scarcerazione) e il futuro giornalista ed assessore alla cultura Mauricio Rosencof.

Settembre 1973. L’Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare e i dissidenti, i Tupamaros, sono stati imprigionati e torturati. Per dodici lunghi anni, i tre protagonisti vengono continuamente spostati in diverse caserme sparse nel paese, privati non solo del cibo o dell’acqua, ma anche della luce, dell’uso delle mani e della parola, con lo scopo di devastarne la psiche di fronte al silenzio imbarazzante della Comunità Internazionale.

Come ha dichiarato lo stesso regista in occasione della presentazione romana del film alla stampa: “Nel film ci sono due livelli. C’è quello storico, e magari astratto, e poi c’è il dibattito esistenziale, il racconto di come un essere umano possa essere rimasto tale in circostanze estreme, senza sapere dove si trova, che giorno sia, che ora sia. Erano trattati come animali”.

Il lungometraggio, infatti, si concentra non sulle motivazioni ideologiche o politiche, ma su come le vittime siano riuscite a sopravvivere alla privazione della libertà e della stessa dignità aggrappandosi alla fantasia. È una discesa agli inferi, un girone dantesco di orrori e di ombre, da cui i tre protagonisti riusciranno ad uscire e a ritrovare la luce e la speranza per il futuro.

Bellissima è la fotografia giocata sui chiari e scuri, cosi come ben articolata è la sceneggiatura.

Ottimamente interpretato da Antonio de la Torre, Chino Darín e Alfonso Tort, Una notte di 12 anni vanta anche delle bellissime canzoni della cantante Silvia Pérez Cruz, tra cui la struggente rilettura di The sound of silence di Simon & Garfunkel.

 

 

Anastasia Mazzia