Nel nuovo singolo degli Artic Baba convivono potenza sonora e un invito quasi filosofico a rallentare. “Take Your Time” sembra parlare a chi vive immerso nella velocità del presente. Tra chitarre incisive e groove solido, la band continua a definire un’identità musicale molto riconoscibile.

Ciao ragazzi. Il titolo “Take Your Time” è semplice ma molto forte. In un mondo dove tutti corrono, quanto vi interessa trasmettere l’idea di rallentare e riappropriarsi del proprio tempo?

Ciao!

È un’esigenza che a nostro parere si fa sempre più pressante. Viviamo in una società dove si deve essere sempre al 100%, dove non sono concesse distrazioni e dove il tempo che ci si dovrebbe concedere per ricaricarsi è quasi considerato tempo perso. Tutto questo è aberrante. A Milano, quando sul tabellone del metro vedi un’attesa di 3 minuti ti sembrano un’eternità. Francamente, non mi sembra troppo rassicurante…

Il brano ha un groove molto solido ma allo stesso tempo un’atmosfera quasi sospesa. Da quali ascolti o influenze pensate nasca questa vostra identità sonora?

Le idee musicali che costituiscono l’ossatura delle nostre canzoni partono quasi sempre da me (Luca, chitarre). Sono sempre stato un fan dei Rush di cui ammiro la capacità di mettere insieme tecnica, emozione e sperimentazione. Di loro mi è sempre piaciuta proprio la capacità di essere solidi ma anche di portare l’ascoltatore in un mondo “galleggiante” alternando melodia a passaggi decisamente  più ostici. Naturalmente potrei citare altri mille gruppi che ci  hanno influenzato, abbiamo iniziato a suonare proprio perché siamo stati dei grandi fruitori di musica fin dall’infanzia.

Una curiosità: quando scrivete musica vi lasciate guidare più dal riff iniziale o dal messaggio del testo? In questo caso cosa è arrivato per primo?

In generale, componendo alla chitarra per il 99% dei casi, partiamo sempre da un riff o da una progressione di accordi. Ultimamente Valy (Valentina Cosentino, la cantante ultima arrivata nel gruppo in ordine cronologico) ci ha fornito idee partendo da sue melodie vocali “costringendoci” a rivedere il nostro abituale pattern di scrittura ed è una sfida che accettiamo volentieri. Nel caso specifico di “Take your time” è arrivato prima il riff di chitarra.

La vostra musica sembra pensata anche per la dimensione live. Quando immaginate questo pezzo suonato davanti al pubblico, che tipo di energia vi aspettate di creare?

Questo brano in particolare ci ha sempre trasmesso sensazioni “live”. È molto energico e sembra fatto apposta per scatenarsi. Ci da l’idea di un brano liberatorio che può permettere di eliminare  un po’ di stress sia a chi lo suona sia a chi lo ascolta.

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