“Una Pura Formalità”: in scena fino al 24 gennaio al teatro Ghione di Roma

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“Una pura formalità” , Quando “ricordare è come un po’ morire”

“Due rette parallele non si incontrano mai, tuttavia è possibile immaginare l’esistenza di un punto così lontano nello spazio, ma così lontano nell’infinito da poter credere e ammettere che le due rette vi si incontrino, ecco, chiameremo quel punto punto improprio.”

Il Teatro Ghione di Roma dal 12 al 24 gennaio in devoto silenzio durante i 90 minuti di messa in scena di “Una pura formalità”, capolavoro cinematografico di Tornatore che oggi torna a vivere con l’eterna sacralità di un Maestro del teatro, Glauco Mauri. In un luogo “improprio” dai toni kafkiani, un commissariato senza tempo (emblematico l’orologio privo di lancette, l’incessante temporale di sottofondo che accompagna il pubblico per tutta la durata dello spettacolo), avviene l’incontro tra un uomo, che si rivelerà essere il noto scrittore Onoff (Roberto Sturno), e un commissario alla ricerca dell’autore di un delitto (Mauri) che da un’iniziale “pura formalità” passerà ad un lungo ed incalzante interrogatorio proprio nei confronti del suo scrittore prediletto. Risposte imprecise, vuoti di memoria, penne senza inchiostro, impossibilità di comunicare al telefono, l’interrogatorio prende le forme di un appassionante ed intrigante esame psicologico che conduce Onoff alla scoperta di se stesso. Nella ricerca della vittima e dell’assassino la verità di una vita intera, denudata delle maschere di pirandelliana memoria, (Onoff si taglia barba e capelli, noti al suo grande pubblico, per potersi guardare allo specchio e conoscersi meglio) culminante in un estremo epilogo ultraterreno. Pubblico rapito dalla maestria dei due attori protagonisti in un crescendo di suspence ed emozioni che prende vita attraverso colpi di scena e dialoghi di alto valore letterario e sempre scevri di banalità e luoghi comuni. Una pura formalità dal film di Giuseppe Tornatore con: Glauco Mauri, Roberto Sturno versione teatrale e regia: Glauco Mauri produzione: Compagnia Mauri Sturno in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola.

Claudia Conte