UNIBRIDO: dalla provincia al resto d’Italia

Erano gli anni ’90 quando la provincia era nucleo pulsante di energie nevralgiche a costruire l’ossatura del nuovo mondo, del futuro, dei nuovi linguaggi. Oggi la provincia è terra di nessuno, spesso abbandonata dall’omologazione imperante dei grandi centri di smistamento sociali. Ed è un nuovo territorio dove riconfigurare e codificare ancora una volta il concetto di bellezza. Ed è in questa chiave di lettura che ascoltiamo l’esordio discografico degli Unibrido, che alla provincia hanno destinato la loro quotidianità, di lavoro – quello normale, come si dice – di espressione – quella rabbiosa come vien facile capire. Il primo lavoro l’hanno intitolato “P.I.G.S.” – acronimo di cosa non si capisce ma sigla ben chiara se presa alla lettera. Nichilismo e rabbia che però avremmo voluto veder tramutarsi in rivoluzione o qualcosa di simile. Un disco che suona di chitarre elettriche, di batterie ostinate e di una voce pop che piacerà agli stilemi indie-rock di oggi, quelli che si crogiolano chiamandosi alternativi. Un bel disco che ha la melodia dalla sua, la personalità fin dentro le ossa e un certo modo di essere ingenui dall’altra. In fondo è un esordio… ma ha tanto da dire, miei cari pigs benpensanti. Quindi occhio, anche questa è bellezza…

Noi parliamo spesso di estetica. Parliamo di bellezza e non solo di quella sfacciata per le vetrine. Per gli UNIBRIDO cos’è la bellezza?
Ci hai presi per dei filosofi? Galimberti ti risponderebbe che non si può definire la bellezza dato che non è qualcosa di oggettio. Forse possiamo dirti cosa non è per gli Unibrido. Di sicuro non è la commercializzazione dei corpi nel nostro mondo pubblicitario e neanche la visione dell’universo tristemente razionale e scientifica che tanto ci piace oggi (Hillman ha scritto grandi cose sulla dissonanza sostanziale che esiste tra psicologia e bellezza).
Se la bellezza ha a che fare con quella cosa che noi umani chiamiamo arte allora siamo d’accordo con Jodorowsky quando scrive che la finalità dell’arte è la guarigione. La bellezza è quella tensione irrazionale che ci riconnette a qualcosa che abbiamo perso, o forse dimenticato.

Oggi la bellezza è qualcosa che secondo voi si riconosce dopo aver coccolato la qualità o che semplicemente si lascia giudicare al gusto di chiunque?
Viviamo un’epoca totalmente nichilista, dunque la bellezza diventa un fatto quasi esclusivamente culturale. Oggi cos’è bello? Ciò che diverte, ciò che è utile, ciò che piace ai più. Qualche secolo fa non era esattamente così: Michelangelo affrescava la cappella Sistina per fare in modo che l’osservatore, attraverso la sua esperienza sensoriale, si collegasse ad una ulteriorità non legata alla materia. Sostanzialmente che pregasse e contemplasse. Adesso giudichiamo un disco o un film solo da un punto di vista tecnico. Abbiamo un rapporto molto limitante con l’arte e la bellezza in generale.

Quanto concorre la bellezza secondo voi nell’equilibrio di una canzone degli Unibrido?
Se parliamo di semplice esercizio di stile non so risponderti, se parliamo di esperienza sonora dei corpi direi moltissimo. Per noi la musica degli Unibrido è prima di tutto un processo psicofisico in continuo movimento. Lo viviamo in maniera molto viscerale, gastrointestinale! Non sappiamo se il risultato finale abbia qualcosa a che fare con la bellezza, proviamo a restare in equilibrio nel caos compositivo.

Parliamo di provincia… di estrema provincia. Che sia la vera energia della nascita di questo disco? Se non ci fosse stata la provincia, ci sarebbe “P.I.G.S.”?
Non lo sapremo mai. “P.I.G.S.” è il risultato di una serie di situazioni apparentemente scollegate fra loro. Tutto quello che siamo, che viviamo, respiriamo e ingurgitiamo ha partecipato attivamente alla fase creativa dei brani.

Quanta rabbia contro lo stato della società? E quanta verso la musica che suona attorno?
La nostra critica sociale non vuole essere fine a sé stessa, o almeno ci proviamo. Inizialmente c’era solo rabbia e frustrazione nei testi, poi una profonda resa dei conti con le nostre profondità ha ceduto il passo ad una energia diversa, non completamente negativa. Nei decenni passati abbiamo visto generi musicali incarnare appieno una tendenza esclusivamente disfattista e autodistruttiva. Non li rinneghiamo e non mettiamo in dubbio la loro utilità culturale, così come non spariamo sulle mode musicali del momento. Il nichilismo affascina sicuramente di più le giovani generazioni. E vende.

A chiudere: quanto il vostro suono somiglia alla vostra provincia?
Direi poco. Anzi, forse è proprio quella fastidiosissima sveglia che serve a questo territorio in preda al torpore. Siamo una nazione straordinaria, ma siamo pigri per natura e ci lasciamo gestire dai furbi e dai tristi, però sono convinto del fatto che non durerà a lungo. Noi siamo gli stronzi che la domenica mattina corrono ad alzare bruscamente le tapparelle di camera tua sapendo che hai fatto tardi.