“VÆRINGARSAGA” rappresenta la sintesi di un percorso personale lungo decenni, fatto di ricerche storiche, rievocazione, studio delle arti marziali, scrittura e sperimentazione artistica. L’opera non nasce solo da un’idea narrativa, ma da un vissuto che attraversa discipline e linguaggi diversi, trasformando la conoscenza in racconto. Alessandro Varagnolo, nella seguente intervista, ci illustrerà il legame fra il suo percorso e la creazione della graphic novel.

È un piacere averti qui, Alessandro. In che modo i tuoi oltre venticinque anni di rievocazione storica hanno influenzato la scrittura del romanzo?
Il piacere è tutto mio. Hanno influito tantissimo. In primo luogo hanno influito nella scelta della ambientazione. Ho scelto di ambientare la storia nella Svezia di inizio XI secolo semplicemente per il fatto che conosco quasi alla perfezione (dico quasi perché nessuno conosce mai veramente alla perfezione un contesto storico: neanche se lo ha vissuto di persona) e la prima cosa che t’insegnano a un qualsiasi corso di narrativa o sceneggiatura è di raccontare di ciò che si conosce. Se racconti di ciò che conosci, puoi arrivare a scendere nei dettagli fino ad un punto tale che il lettore se ne accorge che non ti stai inventando nulla, e si lascia guidare. Se invece racconti di cose di cui non sai nulla, il lettore lo capisce, e si lascia coinvolgere molto più superficialmente. E poi c’è anche un altro motivo: mi ha permesso di costruire alcuni dei personaggi partendo da persone reali che ho conosciuto nel corso della mia lunga esperienza, e ne ho conosciute veramente tante. Nella realtà della rievocazione storica, ci sono storie che sembrano uscite dalla penna di scrittori esperti, che mai crederesti reali. Neanche Niccolò Macchiavelli si sarebbe mai immaginato certe situazioni cui ho personalmente assistito o in cui sono rimasto coinvolto in questi 25 anni. A volte penso che si potrebbe creare tranquillamente una sit-com stile “The Big Bang Theory” solo basandosi sui retroscena reali del mondo della rievocazione storica. E’ al tempo stesso elettrizzante e terrificante.
Quanto di te, come studioso e come uomo, è confluito nei personaggi della saga?
E’ confluito molto. Come studioso nella costruzione di una narrazione che fosse al tempo stesso in grado di intrattenere e coinvolgere il lettore, ma anche storicamente corretta. E per storicamente corretta, intendo una storia che narri vicende che siano narrativamente credibili in quanto coerenti con il periodo storico in cui sono ambientate, ed in parte anche con lo stile narrativo proprio del tempo, quello che si ritrova nelle saghe storiche, come quelle dell’Edda Poetica. Ho cercato anche di riversare nella narrazione il modo di pensare e di agire dei norreni, la loro “filosofia di vita”, il loro modo di approcciarsi ai problemi della vita di tutti i giorni, e alla Fede. Come uomo è confluito invece il me rievocatore, nel senso che uno dei personaggi è palesemente me (per chi mi conosce, lo sa) così come sono quando sono in rievocazione, e chiaramente in esso si ritrova molto del mio modo di essere anche nella vita di tutti i giorni. Lo stesso vale anche per gli altri ragazzi del gruppo, e infatti c’è anche Giuseppe (Ciullo, il disegnatore) trai personaggi. Non sono mai trai personaggi più presenti, la storia è più incentrata su altri personaggi, ma ci sono. Sono tutti lì!
Alcuni personaggi sono ispirati a figure reali. Che valore ha questo gioco tra realtà e finzione?
Ha per l’appunto il valore di un gioco. Crei un fumetto ambientato nel periodo che rievochi da 25 anni e non vuoi inserirci nessuno che hai conosciuto nel corso degli anni? … Ma certo che ce lo metti. E’ un pò come quando nel cinema fai i cammei: come Mel Brooks che appare praticamente in tutti i film che dirige, in Stan Lee che aveva sempre il cammeo nei film della Marvel, o Charles Chaplin che si creava sempre un cammeo nei propri film, anche in ruoli estremamente marginali… E’ un po’ un vezzo, ok … Ma alla fine è divertente …E poi è un modo per omaggiare i tuoi amici, o per tirare una frecciatina a qualcuno che nessuno conosce ma che lui/lei sa, di chi stai parlando e per quale motivo ce l’hai messa. Inoltre l’immagine disegnata non è mai completamente identica ad una immagine reale, e comunque non si parla di vip, gente famosa … Se qualcuno se ne accorge, di solito è solo il diretto interessato. Di certo non c’è nessuna malizia dietro: non c’è un intento di tipo diffamatorio, di qualsiasi tipo esso sia. Nessuna persona reale è stata presa come modello per personaggi apertamente negativi all’interno della saga. Non era certo intenzione, né mia né di Giuseppe, arrecare alcun torto.
Guardando al secondo volume, senti che “VÆRINGARSAGA” stia ancora crescendo insieme a te?
Si, è una storia in continua evoluzione. Il secondo volume è già pronto: quando abbiamo visto che l’opera completa contava ben 350 tavole l’abbiamo divisa in due parti: sia per renderla più fruibile, sia per non dover mettere un costo eccessivamente alto. La seconda parte sarà molto più movimentata rispetto alla prima: molti nodi verranno al pettine, e molte situazioni aperte nel primo volume, troveranno compimento. Abbiamo lasciato volutamente un finale aperto, perché se la graphic novel avrà successo realizzeremo anche un terzo volume, e probabilmente anche un quarto e un quinto … Poi dipenderà ovviamente anche dalla disponibilità di Giuseppe. Intanto sto lavorando a dei corti cinematografici direttamente collegati alla Væringarsaga: il primo dovremmo iniziare le riprese tra fine febbraio ed inizio marzo 2026. Se andrà bene, ne realizzeremo anche altri: saranno storie “minori” perché non possiamo permetterci un budget hollywoodiano per realizzarli, ma sicuramente l’universo narrativo sarà sempre quello. Infine stiamo pensando anche ad altre novità (tra cui un podcast) che sicuramente non mancherò di comunicarvi strada facendo.
