Non solo a Roswell e dintorni: nel corso degli anni, gli alieni sembrano essere apparsi in varie parti del mondo.

E per quel che riguarda la Francia, il più noto è senza dubbio l’incontro di Valensole 1965, raccontato finalmente in un film dopo oltre mezzo secolo dal suo ipotetico avvenimento.

Protagonista di questa vicenda è Maruice Masse (Matthias Van Khache). Grande lavoratore (oltre ad essere un coltivatore di lavanda, è un ottimo apicoltore) e considerato da tutti un uomo serio e onesto. Anche per questo motivo suscita tanto scalpore quando afferma di aver visto nella sua tenuta, durante l’alba del primo Luglio 1965, una vera e propria astronave aliena. La notizia da locale diventa presto internazionale, causando non pochi problemi non solo a lui (come ipertensione e ipersonnia), ma anche ai suoi familiari, in particolare alla moglie Jaenette (Vahina Giocante). Primo lungometraggio di finzione diretto da Dominique Filhol, si nota decisamente il fatto che ci troviamo dinanzi ad un documentarista. Oltre ad aver già trattato in un paio di documentari per CANAL+ gli avvistamenti alieni, in Valensole 1965 cerca di raccontare al meglio l’avvenimento e il periodo storico. Buona ricostruzione degli anni Sessanta, degli ottimi effetti visivi, qualche secondo di variegate sequenze riguardanti la vita del nostro pianeta, ma anche e soprattutto gli attori. Tutti convincenti, dai protagonisti ai piccoli ruoli, poi vi sono interpreti che assomigliano davvero ai loro corrispettivi storici. Una fotografia del vero Mauice Masse conferma l’ottima scelta di Matthias Van Khache, e si può dire lo stesso di Rotem Hackam. Anch’egli è molto simile a Dèdè Moisson, il barista di Valensole, e grazie a un video d’archivio che appare in occasione dei titoli di coda possiamo notare che i dialoghi della vera intervista sono stati riportati fedelmente all’interno del lungometraggio.

Valensole 1965 dà spazio anche agli scettici, quindi all’ipotesi che il protagonista abbia mentito a tutti o che abbia semplicemente scambiato un elicottero militare per un’astronave. Ma, dato che non sapremo mai la verità (del resto, oggi come allora non siamo in grado di leggere davvero nel pensiero di una persona), il film è incentrato su Masse e su quello che dice che avrebbe visto quella mattina. Gli alieni vengono mostrati nella loro versione più classica, ossia quella della famosa autopsia di Roswell, così come uno dei momenti onirici del protagonista ricorda molto il coloratissimo viaggio finale di David Bowman in 2001: Odissea nello spazio. Non l’unico omaggio al grande cinema di fantascienza presente in Valensole 1965. Vincent Roger interpreta il professor Lacombe: stesso cognome utilizzato da François Truffaut in Incontri ravvicinati del terzo tipo. Questo esperto ufologo di pura fantasia offre anche una delle argomentazioni più interessanti del lungometraggio. Quando, diretto in Provenza, un prete gli dice che le sue convinzioni sono senza senso, Lacombe gli fa notare che con lo stesso ragionamento lo sono anche i miracoli. Le apparizioni della Madonna di Fatima, ad esempio, non solo sono condite da elementi irrazionali, ma sono esclusivamente frutto di testimonianze orali, senza alcuna prova tangibile. Oltre a tutto ciò, Valensole 1965 è un thriller veramente coinvolgente in cui, al di là delle proprie convinzioni riguardo all’ufologia, è molto facile empatizzare con il protagonista, soprattutto nella sequenza (molto commovente) riguardante le sue api.

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