Di Alessandro Cunsolo, Direttore di MondoSpettacolo.com
Milano, 5 novembre 2025 – 23:00 CET – Valentina Giacalone, la fondatrice di “Non Solo Moda”, si racconta in esclusiva per MondoSpettacolo. A 14 anni vittima di bullismo per aver difeso un’amica, ha trasformato il dolore in missione: sfilate inclusive, shooting terapeutici e laboratori creativi per donne e ragazze con storie difficili. Da un istituto di moda a un’associazione che cura l’anima attraverso arte e passerella, Valentina porta empatia, sensibilità e un messaggio di self-love. In questa intervista, rivela momenti bui, rinascite e progetti futuri. Guardiamola insieme e tuffatevi nella fotogalleria finale con i suoi eventi più emozionanti – un viaggio di forza e guarigione!
Introduzione e Storia Personale
Valentina, puoi raccontarci brevemente la tua storia? Come è iniziato tutto a 14 anni, quando hai subito bullismo per aver difeso un’amica e come quel periodo buio ha influenzato la tua vita?
La mia storia nasce tra i banchi di scuola, in un istituto di moda scelto per seguire la mia passione.
I primi mesi furono belli, avevo legato molto con una compagna.
Poi, con l’arrivo di una nuova persona, tutto è cambiato.
Lei ha iniziato a prendere di mira la mia amica e io, nel difenderla, sono diventata un bersaglio.
Presto tutta la classe ha iniziato a prenderci in giro.
Non era più una presa in giro leggera, ma un’esclusione violenta, sistematica, quotidiana.
Mi sentivo violata nella mia identità.
Ogni giorno era un attacco.
La scuola, purtroppo, ha chiuso gli occhi, minimizzando.
È stato un periodo buio.
Pensavo solo a sparire.
Ma nonostante tutto, qualcosa dentro di me continuava a sussurrare:
“Un giorno trasformerai tutto questo in forza.”
Quali sono stati i momenti più difficili durante quegli anni di derisioni e isolamento? Come hai trovato la forza per trasformare quel dolore in una missione positiva?
Il momento più duro è stato quando, insieme alla mia famiglia, decidemmo di denunciare gli atti di bullismo alla scuola.
Invece di sostenerci, ci dissero che ero solo troppo sensibile.
Come se la colpa fosse mia.
La mia sensibilità, che oggi è la mia forza, allora sembrava un difetto.
Tutti i giorni a scuola erano uguali:
Urla, risate, insulti, esclusione.
E nessuno che ci aiutasse.
Dopo il diploma, grazie al supporto della mia famiglia e dei miei cari, ho ritrovato la mia passione per la moda.
Davanti all’obiettivo di una macchina fotografica, ho scoperto che potevo rinascere.
Ed è lì che ho deciso di fondare qualcosa di diverso.
C’è una frase o un momento specifico che ti ha fatto decidere: “Basta, ora uso questa ferita per aiutare gli altri”?
Durante una delle prime sfilate che organizzammo nel mio paese, ho condiviso la mia storia dietro le quinte.
Diverse ragazze si riconobbero nelle mie parole.
Capii che non ero sola.
Che anche per loro la moda era diventata riscatto.
In quel momento ho sentito forte il bisogno di creare qualcosa che potesse trasformare il dolore in cura.
Così è nato il desiderio di fondare “Non Solo Moda”.
La Nascita di “Non Solo Moda”
Come è nata l’idea di fondare “Non Solo Moda”? Qual è stato il primo passo concreto?
L’idea è nata da quel bisogno di riscatto condiviso.
Il primo passo concreto sono state le sfilate inclusive, dove non sfilano modelle professioniste, ma donne comuni, con i loro sogni, la loro storia e la loro fragilità.
Abbiamo poi introdotto le testimonianze durante gli eventi, creando spazi dove si può parlare apertamente di bullismo, discriminazione, violenza psicologica.
Dove la moda diventa voce, cura e bellezza autentica.
Perché hai scelto il nome “Non Solo Moda”?
Perché non siamo solo abiti o passerelle.
Siamo storie.
Emozioni.
Rinascite.
La moda è il mezzo, ma il fine è molto più grande:
Accogliere, sensibilizzare, guarire.
Per me la moda è stata salvezza.
Mi ha aiutato a ricostruire un’identità che mi avevano portato via.
È diventata il mio modo di ritrovarmi e ora è il mio strumento per aiutare gli altri a fare lo stesso.
Puoi descriverci la missione dell’associazione in poche parole?
La nostra missione è creare un luogo sicuro dove arte, moda e umanità si incontrano per combattere il bullismo, la violenza e la discriminazione.
Accogliamo donne e ragazze con storie difficili, pronte a mettersi in gioco.
Offriamo esperienze che permettono di ritrovare se stesse, la propria immagine, il proprio valore.
Attività e Progetti Artistici
Come funzionano gli shooting terapeutici? Hai un esempio concreto?
Gli shooting terapeutici sono momenti creativi e liberatori.
Lavoriamo con fotografi sensibili e preparati, in ambienti tranquilli e accoglienti.
Ogni donna ha il suo spazio, il suo tempo.
Non è solo fare foto, è vedersi con occhi nuovi.
Ricordo tante ragazze che all’inizio tremavano davanti alla macchina fotografica.
Ora, invece, ci chiedono:
“Quando facciamo il prossimo?”
Questo per me è già guarigione.
Come rendete le sfilate inclusive e coinvolgenti per tutti?
Partiamo dal backstage, accogliendo ogni partecipante con affetto.
Ci sono truccatrici che le coccolano, momenti di condivisione, scelta dell’abito, prove.
Tutto è pensato per farle sentire protagoniste.
Durante la sfilata non mancano testimonianze, coreografie contro il bullismo, momenti veri.
Chi partecipa spesso ci dice:
“Mi sono sentita parte di una famiglia.”
Ecco, è questo che vogliamo essere.
Nei laboratori creativi come integrate l’arte con la cura dell’anima?
Nei nostri laboratori l’arte diventa uno strumento per liberare emozioni, raccontarsi e ricostruire fiducia in sé stessi.
Attraverso la manualità, il colore, la creazione, ogni persona può esprimere ciò che a parole fatica a dire.
Ricordo con affetto un laboratorio natalizio in cui abbiamo realizzato oggetti per un mercatino solidale:
Quello che si è creato è stato molto più di un semplice momento creativo.
C’erano condivisione, sorrisi, ascolto.
In quei gesti semplici, ognuno ha ritrovato un pezzo di sé.
Puoi fare un esempio di come la creatività aiuti a superare fragilità e paure?
La creatività ti porta a esprimerti quando le parole mancano.
Ti permette di uscire da ruoli imposti, di giocare, sperimentare, riscrivere te stessa.
Un abito, un disegno, una fotografia possono diventare strumenti per dire:
“Ci sono e sono bella così come sono.”
Quali feedback ricevi? C’è una storia che ti ha emozionato in particolare?
Ricevo spesso messaggi da chi ha partecipato, che mi dicono:
“Voglio tornare.
Mi sono sentita accolta.”
La storia che porto nel cuore è quella di Myriam.
All’inizio non riusciva nemmeno a uscire in passerella.
Poi, dopo tre anni con noi, durante l’ultima sfilata tenutasi in una piazza gremita di gente, ha accompagnato dei passi di ballo alla sua uscita, ed è stata davvero coinvolgente.
Una trasformazione che mi ha commossa profondamente.
Come gestisci le sfide da presidente così giovane? Quali sono le tue qualità chiave?
Non è stato facile, ma non sono sola.
Ho una squadra meravigliosa, la mia famiglia, il direttivo, le modelle, i collaboratori.
La mia empatia, quella che mi dicevano essere un difetto, oggi è la mia forza.
La mia ipersensibilità mi permette di sentire, ascoltare, accogliere.
È la qualità che mi rende davvero umana.
La tua citazione “Quando mi dicevano che non valevo niente…” è molto forte. Come la vivi ogni giorno?
Ogni giorno in cui qualcuno si sente ascoltato, ogni volta che una donna sale sulla passerella con il sorriso, ogni volta che qualcuno trova il coraggio di raccontare la propria storia, io so che quel dolore non è stato inutile.
Lo vivo cercando di essere la voce che avrei voluto ascoltare io, quando mi dicevano che non valevo nulla.
Futuro e Messaggio Finale
Quali sono i prossimi progetti?
Il nostro progetto fotografico “Specchi di Rinascita” è un percorso che unisce arte, moda e consapevolezza.
Vogliamo offrire ai giovani uno spazio sicuro, creativo e libero da giudizi.
Un viaggio che parte dall’ascolto e arriva al riconoscimento di sé, senza dover cambiare per piacere agli altri, ma per imparare a bastarsi.
Da poco, è anche uscito il mio primo libro Cicatrici Invisibili, il coraggio di spezzare il silenzio dove ho raccontato la mia esperienza e la nascita dell’associazione.
Un’altra forma di testimonianza e cura.
Un messaggio per chi si sente “non abbastanza” o vittima di bullismo.
A chi oggi si sente sbagliato, invisibile, rotto… voglio dire questo:
Non siete soli.
Parlate.
Cercate aiuto.
E soprattutto, trovate una passione che vi accende.
La mia è stata la moda, la vostra può essere qualsiasi cosa.
Ma non spegnete la vostra luce solo perché altri non sanno vederla.
Siete abbastanza.
Siete meravigliosamente voi!
di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo
Per interviste e collaborazioni: contattateci! Fonte: Esclusiva Valentina Giacalone.






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