Valentina Gullace: al riparo di una stanza

Come sempre non parliamo solo di bellezza estetica per la scena e i riflettori. Spesso ci piace anche oltrepassare quel confine tanto precario e cercare un altro concetto di bellezza. E qui siamo a due passi da quell’estetica che un senso primo di raffinatezza. Una bellezza pulita che in scena dimostra di essere acqua e sapone e che nella musica cerca la soluzione di prestigio senza svendere mai un angolo del suo pentagramma. Splendida e onorevole ricchezza quella firmata dalla tromba di Fabrizio Bosso e da un combo di musicisti al seguito che tessono con mestiere artigiano con sapore di jazz il pop d’amore di Valentina Gullace. Si intitola “La mia stanza segreta” questo lavoro con cui fa il suo esordio nel mondo discografico, lei che dalla sua parte ha già scritta una carriera in corsa tra Tv, musical, teatro e live set in importanti Jazz Club. Ed è appunto il jazz la chiave con cui la Gullace ricama e sfuma i contorni di una canzone pop, che di quando in quando si mostra anche in lingua inglese. Un disco elegante che si lancia in rete con il singolo scanzonato e ironico “La responsabilità di te” nel cui VIDEO la nostra demolisce un certo archetipo sociale privo di strutture ed equilibri, deride (con rispetto parlando) mode fragili di queste nuove generazioni cercando di riportare quindi l’attenzione sulla verità dell’individuo più che sulle effimere apparenze. Insomma bellezza ed eleganza la fanno da padrona. E noi ci siamo…

Noi parliamo di estetica. E spesso non si tratta solo dell’estetica effimera che arriva agli occhi ma anche di un senso più spirituale e personale di bellezza. Ecco: per Valentina Gullace che significa e che valore ha la bellezza?
“La bellezza salverà il mondo”, diceva Dostoevskij! La bellezza, per me, è tendere alla positività, alla cura delle cose e delle persone, all’essenza pura delle cose. Siamo così belli quando siamo sinceri! Ci cambia il viso, lo sguardo… Per me la bellezza è eleganza, raffinatezza, delicatezza ed equilibrio, verità e trasparenza. Per mia natura vedo la bellezza in tantissime cose della quotidianità. Anche in cose piccole, ma talmente belle da rendermi felice.

Inevitabilmente la tua è una bellezza assai operosa nel mondo dello spettacolo. Quanto ti ha aiutato e quanto invece ha ostacolato?
Viviamo in un’epoca strana, dove se sei gradevole d’aspetto e sai anche fare qualcosa stai antipatica o sei poco credibile. Il mondo della musica è spietato in questo. Ci ho messo un bel po’ per sentirmi accettata e ancora oggi quando dico che ho scritto io testi e musica del mio disco vedo sguardi stupiti. C’è poi questa tendenza tutta italiana a voler etichettare per compartimenti stagni: o sei un’attrice, o sei una cantante, o sei una ballerina, e se fai musica tua ma sei anche una performer di musical ti guardano con diffidenza o come se fossi una mitomane perché non è possibile fare tutte queste cose insieme. Non mi sono mai sentita particolarmente “bella” e non ho mai basato la mia carriera sull’aspetto fisico. Eppure sono consapevole di quanto sia importante proporre un’immagine di sé sui social che aiuti a veicolare il messaggio che si sta mandando con la propria musica… mi diverto a giocare con la mia femminilità e, ad esempio, ho scelto di realizzare una copertina del disco molto glamour e chic, perché se deve essere un affascinante gioco allora bisogna farlo fino in fondo. Ma c’è molto altro dietro una bella foto su instagram e io ho sempre cercato di comunicarlo come meglio ho potuto.

Posso dirti che questo disco assomiglia molto al tuo corpo? Snello, elegante ma anche consapevole di sedurre con intelligenza. La musica mi parla di estetica. Ma se ti chiedessi quanto questa musica somiglia la donna che sei? Caratterialmente la tua vita suona come questo disco?
Decisamente sì. La mia musica è perfettamente aderente al mio modo di vedere la vita. Posso ammettere con soddisfazione che questo disco mi somiglia in ogni sua parte, anche perché ho lavorato personalmente ad ogni dettaglio!

Il jazz… ci sono grandi riferimenti sicuramente dietro ogni composizione. Tori Amos la vedo citare ma io aggiungerei anche quel certo gusto morbido di Diana Krall o quel soffice disegno di Norah Jones. Ma sono sicuro che avrai nomi più dettagliati dei miei che forse sono assai sommari e da cassetta…
Diana Krall e Norah Jones sono indubbiamente due grandissime artiste ma sono stati altri i miei modelli di riferimento. La già citata Tori Amos, indubbiamente, ma anche Joni Mitchell, che è “la mamma” di tutte le cantautrici del mondo! Ho ascoltato moltissimo la voce di Rachelle Ferrell, che è anche una musicista e compositrice formidabile. Ho sempre amato follemente l’immensa Ella Fitzgerald ma anche Dionne Warwick, Sarah Vaughan, Billie Holiday, Tuck &Patti, Stevie Wonder, Brian McKnight, Alicia Keys, Gretchen Parlato, Becca Stevens… e persino i Led Zeppelin, Janis Joplin, Doris Day e i primissimi album di Mariah Carey.

Nel disco hai inserito anche un brano come “Per sempre”, una tua scrittura di anni fa ma soprattutto una tua esecuzione. Come a dichiarare che questo brano, più degli altri, è tuo. Questa è la mia chiave di lettura… dicci la tua…
In verità avevo provato a far incidere il brano ad un pianista anni fa… ma a chiunque facessi ascoltare la mia versione e la sua, “arrivava” maggiormente la mia, che veniva definita la più credibile e onesta. Su un brano come “Per sempre” sembrava stranamente impossibile far quadrare lo stile di un altro pianista con la sostanza di ciò che desideravo esprimere…e così ho deciso di inciderla interamente io, pur non essendo una pianista eccelsa!

A chiudere: se questo disco ci porta a spasso nella tua stanza, perché dirla segreta?
I miei brani non sono nati per un pubblico, sono nati come pagine del mio diario segreto. Non ho mai pensato di scrivere al fine di pubblicare un disco. Il disco è stata una decisione che ho preso solo di recente e l’ho fatto perché sentivo che una parte di me doveva ancora venire alla luce: la Valentina cantautrice, fuori dalla propria stanza segreta. La stanza segreta è quel luogo meraviglioso del nostro io interiore in cui siamo davvero liberi di essere noi stessi, di creare, di sperimentare e anche di sbagliare in pace. Ora la porta di quella mia stanza è aperta e chissà se qualcuno si rispecchierà nelle mie parole…