
Vorrei rinascere cormorano, romanzo d’esordio della pittrice veneziana Vania Perale, si presenta come un diario che si apre lezione dopo lezione, attraverso la voce di Francesca, pittrice e insegnante che racconta la propria vita a un gruppo di studenti immaginari mentre li guida tra tele, pigmenti e tecniche pittoriche. È una struttura insolita per un romanzo, capace di alternare con naturalezza il linguaggio tecnico della pittura ai ricordi più intimi di un’esistenza segnata da lutti precoci e da una lunga malattia della madre. Venezia non è soltanto lo sfondo della vicenda ma una presenza viva, quasi un personaggio a sé, raccontata attraverso i sestieri, la laguna, il dialetto e le piccole superstizioni di chi ci è nato. Il cormorano, uccello che apre il titolo, diventa il simbolo centrale del libro: un animale capace di immergersi nel buio per poi risalire e asciugarsi al sole, immagine che accompagna tutto il percorso di rinascita della protagonista attraverso l’arte. Il libro non nasconde le difficoltà più dure, dalle dipendenze affrontate in famiglia alle fragilità economiche di una famiglia numerosa, ma le racconta sempre con un filtro di dignità, senza mai scivolare nel compiacimento del dolore. Le lezioni di pittura, intervallate da lettere indirizzate ai genitori scomparsi, danno al testo un ritmo particolare, fatto di pause e ripartenze, proprio come la pittura materica che l’autrice descrive con competenza. Un esordio letterario coraggioso, capace di restituire al lettore un percorso di vita complesso senza perdere la rotta tra arte e memoria personale. Anche per chi non conosce nulla di tecniche pittoriche, il libro funziona come introduzione gentile a un mondo fatto di pigmenti e materia, senza mai risultare didattico o respingente per il lettore meno esperto.
