Venezia 73. Recensione: il posticcio “L’estate addosso” di Gabriele Muccino

Alla Mostra del Cinema di Venezia, nel pomeriggio è stata la volta de L’estate addosso di Gabriele Muccino, che sforna un film di formazione davvero deludente, con due diciottenni italiani Brando Pacitto e Matilda Lutz che partono per una vacanza a San Francisco, dove saranno ospitati da una coppia gay di poco più grande. Qui esploreranno un nuovo tipo di vita, fatta di emozioni forti, ma anche di qualche delusione, affiatandosi notevolmente con il duo americano e costruendo un’amicizia simbiotica dalla quale sarà difficile separarsi.

Brando Pacitto
Brando Pacitto

Peccato che questo decimo film di Gabriele Muccino, che torna per l’ennesima volta sugli stessi temi, sia finto, irreale e posticcio. Situazioni inverosimili, scene immotivate, dialoghi a volte assurdi, comportamenti ingiustificabili, una protagonista (Matilda Lutz) bella ma con un personaggio di un’acidità irreale, e Brando Pacitto (di Braccialetti rossi) trucido romano abbastanza inascoltabile (non il romanesco, ma lui). Bravi invece i due americani, Joseph Haro e soprattutto Taylor Frey.

Matilda Lutz
Matilda Lutz

Ambigua la colonna sonora di Lorenzo Jovanotti che, a parte la hit omonima L’estate addosso, esordisce nella composizione per il cinema con un sound un po’ così e che, miscelato ad alcune fugaci scene di sesso, fa sembrare il film un porno di serie B. Il continuo bisogno di Muccino, la cui mano si nota solo a sprazzi, di raccontare l’adolescenza ha un po’ fatto il suo tempo e per quanto il film sia stato realizzato con un micro budget e nella massima spensieratezza, ciò non giustifica lo spettacolo a cui abbiamo assistito, in cui qualsiasi adolescente moderno faticherebbe a riconoscersi, in quanto davvero troppo irreale. Con la partecipazione di Rai Cinema.

 

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Ivan Zingariello