Di Paola La Montanara per MondoSpettacolo

Da artista di strada a Londra fino ai set televisivi italiani, passando per ospedali e compleanni. Vincenzo Didonna è diventato, negli anni, uno dei sosia più apprezzati e autentici di Capitan Jack Sparrow. Non si limita a somigliare al personaggio: lo vive. Ecco la sua storia.

Hai iniziato da fotomodello amatoriale e poi recitazione a 20 anni. Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata la tua strada?

Beh, in realtà lo sapevo già da piccolo. Tutta la mia famiglia dal lato di mia madre erano artisti: mio nonno pittava, mio zio era pittore e insegnante d’arte, anche mia mamma ha fatto la scuola d’arte. Io ho un diploma da maestro orafo e arte dei metalli. Quando ero piccolo, di notte stavo sveglio per ore a disegnare.

Cosa ti ha dato la recitazione teatrale che la fotografia non poteva darti?

La recitazione ti dà molto di più. Ti dà sicurezza di te stesso, scava nel tuo io interiore ed è una sorta di terapia.

Com’è nata la decisione di vestirti da Capitan Jack Sparrow per la prima volta?

È stata un’idea della mia ex ragazza. Eravamo a Londra e i turisti mi scambiavano per Johnny Depp, mi chiedevano selfie e facevano i complimenti. A un certo punto lei mi disse: “Perché non lo fai per lavoro?”. In quel periodo stavo cercando lavoro e così è nato tutto. All’inizio avevo timore, poi gli abbracci e i complimenti delle persone mi hanno convinto.

Qual è stato il primo giorno in cui hai capito che “funzionava”?

È stato proprio il primo giorno. La notte, tornando a casa, ho contato i soldi e ho fatto circa 170 sterline. Mi sono sentito felice. Per tutta la vita avevo sempre lavorato per qualcun altro. In quel momento ero il padrone di me stesso e guadagnavo con il mio lavoro. È stata una sensazione bellissima.

Qual è stato il commento o il momento più assurdo mentre eri in versione Jack Sparrow?

Un ragazzo altissimo non credeva fossi un sosia. Più volte voleva sapere il mio vero nome. Alla fine gli ho detto “Vincenzo” e lui ha gridato: “Nooo! Tu sei Johnny, non sei Vincenzo!”. Mi ha dato 50 sterline per una foto e mi ha abbracciato così forte che, tornando a casa, sentivo ancora il suo odore sui vestiti.

Hai girato un documentario a Glasgow intitolato “Walking with Captain Jack Sparrow”. Cosa volevi raccontare?

Il documentario racconta come è iniziata questa avventura. Nel corso degli anni, facendo spesso Jack Sparrow, una parte di lui è entrata dentro di me. Non è più solo una maschera, è diventata una parte della mia personalità. A volte, quando mi guardo allo specchio, non vedo più solo Vincenzo, ma vedo anche Capitan Jack Sparrow.

Qual è stata la richiesta più assurda che ti hanno fatto mentre eri in versione Jack?

Una volta mi hanno chiesto di fare l’intrattenimento e poi di “consumare la notte” con la festeggiata. Mi sono rifiutato. Un’altra volta una signora insisteva perché portassi anche la scimmietta vera di Jack Sparrow. Ho dovuto spiegarle più volte che in Italia è illegale detenere primati.

Dopo tanti anni nei panni di Jack Sparrow, ci sono frasi o gesti che ti sono rimasti anche nella vita di tutti i giorni?

Sì, alcune frasi mi vengono automatiche. Quando finisco di dire qualcosa aggiungo spesso “…comprendi?”. Quando non mi piace qualcosa dico: “Che orribile stile di vita!”.

Quale aspetto del personaggio ti viene più naturale e quale invece ti costa di più interpretare?

La parte che sento più mia è quella leale. Io sono una persona molto schietta e sincera. Quella che mi costa di più è l’ubriaco, perché non bevo più alcolici da molto tempo, quindi lì è tutta recitazione.

Qual è la parte del costume che odi di più e quella senza cui non ti sentiresti “Jack”?

Quando fa caldo odio di più la parrucca e il vestito, sembra di stare in una sauna. Per fortuna non ho bisogno di truccarmi: prendo il sole in faccia, quindi la pelle è già abbronzata. Metto solo una matita nera sotto gli occhi. Altri sosia, quando mi hanno visto dal vivo, mi hanno fatto i complimenti proprio per questo.

Tra 10 anni, come speri che la gente ti ricordi?

Tra 10 anni sarò ancora Capitan Jack Sparrow, perché ormai è dentro di me. Un giorno però, quando non ci sarò più, spero che la gente si ricorderà di me come Vincenzo, il vero Capitan Jack Sparrow.

Fonte: Intervista esclusiva per MondoSpettacolo

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