Ci sono artisti che riconosciamo dalla voce. Altri da un volto, da un gesto, da una presenza sul palco.
E poi ci sono quelli che abitano un territorio più discreto e, forse proprio per questo, ancora più affascinante: vivono nelle parole degli altri.
Vincenzo Incenzo appartiene a questa categoria.
Cantautore, autore, scrittore, poeta, regista e uomo di teatro, ha attraversato per decenni la musica e lo spettacolo italiani lasciando la propria firma su canzoni, musical, libri e progetti teatrali. Eppure è possibile aver cantato almeno una volta una sua frase senza sapere che dietro quelle parole ci fosse lui.
Quando una canzone diventa memoria
Renato Zero, Lucio Dalla, Antonello Venditti, Sergio Endrigo, Michele Zarrillo, Franco Califano, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Al Bano, Tosca, PFM: sono soltanto alcuni degli artisti con i quali Incenzo ha intrecciato il proprio percorso.
La sua scrittura è arrivata più volte anche sul palco del Festival di Sanremo.
Tra i brani che portano la sua firma figurano Cinque giorni, interpretata da Michele Zarrillo, Che sarà di me di Massimo Di Cataldo, L’elefante e la farfalla, ancora con Zarrillo, Il passo silenzioso della neve di Valentina Giovagnini, L’alfabeto degli amanti e Nel perdono, interpretata da Al Bano.
Titoli appartenenti a stagioni differenti della musica italiana, ma accomunati da qualcosa che va oltre la melodia: la ricerca della parola capace di raccontare un sentimento senza consumarlo.
Perché il mestiere dell’autore possiede una strana magia.
Chi scrive consegna la propria voce a qualcun altro. Poi quella voce sale su un palco, entra nelle radio, attraversa migliaia di case e finisce per diventare un frammento della memoria di persone che probabilmente non conosceranno mai chi l’ha creata.
Dalla canzone al palcoscenico
Ma racchiudere Vincenzo Incenzo nella definizione di paroliere sarebbe riduttivo.
Una parte importante del suo percorso appartiene infatti al teatro musicale.
Nel 2006 firma libretto e liriche di Dracula Opera Rock, sulle musiche della Premiata Forneria Marconi. Successivamente cura la versione italiana di Romeo & Giulietta – Ama e cambia il mondo, l’opera musicale di Gérard Presgurvic prodotta in Italia da David Zard.
Il suo rapporto con il teatro prosegue attraverso numerosi progetti, fra scrittura e regia: Diana & Lady D, Rosso Napoletano, gli spettacoli realizzati con Serena Autieri e la versione italiana delle canzoni di Cole Porter per Vacanze romane.
Con Renato Zero firma inoltre il libretto di Zerovskij – Solo per amore, partecipando anche alla coregia dell’opera, mentre con Ron realizza Lucio!, concerto-evento dedicato a Lucio Dalla.
Esperienze differenti che sembrano però muoversi lungo lo stesso filo: trasformare la parola in qualcosa che possa essere ascoltato, visto e vissuto.
La parola fuori dalla musica
Esiste poi un altro Incenzo, forse meno immediatamente conosciuto dal grande pubblico.
Quello dello scrittore e del poeta.
Nel corso degli anni pubblica saggi, narrativa e poesia, passando da Dante alla riflessione sulla canzone italiana.
Tra i suoi libri troviamo La partitura infernale – Eventi sonori nelle bolge dantesche, Cinema mundi, La canzone in cui viviamo, Valentina Giovagnini. Tra vita e sogno, #Romeo&Giulietta nel Duemilaniente e, nel 2023, ZERO70 – La nostra storia, dedicato al lungo viaggio artistico e umano che lega Renato Zero al suo pubblico.
Musica, letteratura e teatro sembrano così diventare lingue differenti utilizzate per inseguire la stessa cosa: il potere della parola.
E poi arriva la sua voce

Per molti anni Incenzo è stato soprattutto l’autore che affidava le proprie parole alle voci degli altri.
Poi quelle parole hanno cominciato a cercare direttamente la sua.
La sua attività come cantautore ha prodotto negli ultimi anni lavori come EGO, ZOO, Comizi d’amore e #PACE, progetto che porta già nel titolo una dichiarazione precisa.
È un passaggio interessante: l’autore non scompare dietro l’interprete, ma entra direttamente nella propria scrittura e decide di abitarla fino in fondo.
Non significa rinnegare il lavoro precedente.
Significa forse chiudere un cerchio.
L’autore che resta quando la canzone finisce
Viviamo in un tempo velocissimo.
Le canzoni vengono ascoltate, condivise, consumate e spesso sostituite nel giro di poche settimane. Ma alcune parole possiedono una resistenza particolare. Rimangono attaccate alla memoria anche quando abbiamo dimenticato quando le abbiamo ascoltate per la prima volta.
Ed è proprio qui che il lavoro di un autore diventa invisibilmente potente.
Dietro una voce celebre, dietro le luci di un teatro o dentro poche righe di una canzone può esserci qualcuno che ha passato ore davanti a una pagina vuota cercando una parola.
Non una parola qualsiasi.
Quella giusta.
Vincenzo Incenzo lavora con quelle parole da oltre trent’anni.
E forse il modo migliore per raccontare un autore non è elencare tutto ciò che ha scritto, ma tornare ad ascoltare ciò che conosciamo già e domandarci, per una volta, chi abbia acceso per primo quella frase nel buio.
Perché dietro molte parole che abbiamo cantato c’era una firma: Vincenzo Incenzo