Vito Cisternino, fondatore di Agenzia Vito House Eventi (VHE20), lavora da anni tra organizzazione di eventi, management e produzione, muovendosi tra il mondo della musica e quello del cinema. In questa intervista racconta come ha unito i due settori, quali artisti lo hanno segnato, le difficoltà del mestiere e le sue visioni sul presente e sul futuro dello spettacolo.

Quando hai capito che potevi tenere insieme cinema e musica sotto lo stesso tetto?

«Sinceramente l’ho capito dopo aver fatto un percorso di esperienza, collaborando con un’agenzia di eventi nazionali come Eventi&nonsolo del caro e stimato Vito Lapolla di Matera».

Oggi un’agenzia di spettacolo vive più di eventi live, di management o di produzione?

«Oggi poche agenzie vivono di una sola attività. Gli eventi live generano spesso i ricavi più visibili e immediati, ma il management degli artisti crea entrate continuative nel tempo, mentre la produzione può essere molto redditizia quando l’agenzia possiede competenze e proprietà intellettuali. Nella maggior parte dei casi il vero fatturato deriva dalla combinazione di queste tre aree».

Spara 3 nomi: il musicista più importante, l’attore più importante e quello che non ti aspettavi diventasse così grande.

«Come musicista Cecilia Gayle, come attori Sylvie Lubamba e Beppe Convertini».

Qual è stato l’artista più difficile da gestire umanamente?

«L’artista più difficile da gestire umanamente è stata Karima Ammar, cantante, perché è un po’ troppo esigente. Ci tiene tanto alla sua forma, indubbiamente».

E invece l’artista che ti ha sorpreso per umiltà e professionalità?

«Gli artisti che mi hanno sorpreso sia per umiltà che per professionalità sono Umberto Sardella e Antonella Genga del Mudú: due artisti umili, divertenti e molto disponibili».

Hai mai fatto lavorare insieme un tuo cantante e un tuo attore sullo stesso progetto?

«No, ho sempre voluto, per una questione personale, dividere per competenza».

Qual è stata la trattativa più assurda per chiudere un nome in un evento?

«La cosa più sorprendente è che le trattative non saltano quasi mai per il budget. Molto più spesso entrano in gioco tempistiche, logistica, esigenze del team o richieste particolari. Le storie più assurde nascono proprio da questi dettagli».

C’è un artista che hai inseguito per anni e non sei mai riuscito a portare a bordo?

«Sinceramente sto cercando di corteggiare il top degli artisti… alias Luca Pasquale Medici, in arte Checco Zalone. Artista completo: comico, sceneggiatore, attore, imitatore e musicista. Spot per la vita… ahahaha».

Al contrario: chi ti ha detto “sì” subito e ti ha spiazzato?

«Sergio Sylvestre… umile, dolce e disponibile. Eccezionale, indiscutibile».

Tra organizzare un concerto in piazza e gestire un set cinematografico, dove si rischia di più economicamente e dove si dorme meno?

«Dipende dalla scala dei progetti, ma in generale un concerto in piazza espone spesso a un rischio economico più diretto e immediato: se il pubblico non arriva, il meteo è sfavorevole o sorgono problemi organizzativi, l’incasso può crollare mentre molti costi restano fissi. Un set cinematografico, invece, ha normalmente budget già finanziati e contratti più strutturati, ma un ritardo o un problema tecnico può generare costi enormi.

Quanto al sonno, probabilmente si dorme poco in entrambi i casi, ma in modo diverso: chi organizza un concerto vive una forte tensione concentrata nei giorni e nelle ore dell’evento; chi gestisce un set cinematografico affronta spesso settimane di giornate lunghissime, logistica complessa e problemi continui da risolvere».

Qual è l’imprevisto che ti ha fatto perdere più soldi in carriera?

«Più che un singolo imprevisto, quello che incide maggiormente sui costi in un set è la perdita di tempo. Una giornata di riprese saltata per problemi logistici, ritardi nelle autorizzazioni o indisponibilità improvvisa di persone chiave può generare costi molto superiori a qualsiasi guasto tecnico. È lì che ho imparato quanto sia importante la pianificazione e avere sempre un piano B».

Le piattaforme e TikTok hanno cambiato le regole: oggi è più facile lanciare un cantante o un attore?

«Oggi è generalmente più facile far emergere un cantante che un attore. Piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube permettono a una canzone o a una performance musicale di diventare virale in pochi giorni, anche senza il supporto iniziale di case discografiche. Per un attore, invece, servono quasi sempre produzioni, casting, registi e progetti audiovisivi che richiedono più tempo e intermediari.

Questo non significa che sia facile diventare una star della musica: la concorrenza è enorme e molti successi virali sono effimeri. Però, se parliamo di “bucare” rapidamente, oggi un cantante ha in media più possibilità di raggiungere milioni di persone direttamente rispetto a un attore».

Preferisci il talento puro in una cosa sola o il personaggio cross-mediale?

«Credo che il talento puro resti la base di tutto: saper fare molte cose è un valore aggiunto, ma senza una vera eccellenza in almeno un campo il rischio è di diventare più un personaggio che un artista. L’ideale, secondo me, è unire competenza autentica e capacità di comunicarsi su più piattaforme».

C’è un giovane su cui stai puntando forte adesso?

«Come attore sto seguendo mio figlio Antonio, mentre artisti cantanti ne seguo alcuni, ma ancora devono maturare sotto l’aspetto mentale… in pratica avere la capacità di rispettare opinioni diverse dalle proprie e cambiare idea quando si scoprono informazioni nuove. Per esperienza personale, vissute e praticate».

Budget illimitato: che accoppiata cantante + attore sceglieresti per un evento unico?

«Sceglierei persone che ammiro non solo per il successo, ma per l’impatto che hanno avuto nel loro settore. Per questo direi Bruce Springsteen e Meryl Streep. Entrambi hanno costruito carriere lunghissime senza perdere credibilità e continuano a emozionare il pubblico dopo decenni. Sarebbe un evento che celebra il talento, la dedizione e la capacità di rimanere rilevanti nel tempo».

Qual è la telefonata che non vorresti mai più ricevere e quella che aspetti ancora ogni giorno?

«La telefonata che non vorrei mai ricevere è quella dei clienti che rimangono delusi da un evento… Mentre riguardo a quella che aspetto? Quella di lavorare, lavorare, sempre per lavorare».

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