Con Vivere il teatro. Quando ho conosciuto Fernandel, Ilaria Pernigotti accompagna il lettore nella Parigi del 1929, tra caffè-concerto, varietà, musica jazz, quinte teatrali e primi set cinematografici. Al centro del romanzo c’è Illiria Perotti, una giovane donna che incrocia lo sguardo di Fernandel quando l’artista marsigliese non è ancora il volto celebre del cinema, ma già possiede una forza scenica capace di lasciare il segno.
Tra realtà storica e invenzione narrativa, il libro restituisce il ritratto umano di Fernandel: il sorriso, la mimica, la voce, la dedizione al palcoscenico e quella capacità rara di trasformare la fanciullezza in arte. Ne parliamo con l’autrice Ilaria Pernigotti, per scoprire come nasce una storia che unisce teatro, memoria, fascino francese e incontri capaci di cambiare una vita.
Ilaria, da quale immagine o intuizione è nato Vivere il teatro. Quando ho conosciuto Fernandel?
Tutto iniziò nel 2024 quando iniziai a chiedermi come avesse iniziato la sua carriera cinematografica. Quella domanda apparentemente così semplice aprì un mondo che mai avrei immaginato. Ho scoperto un numero “infinito” di canzoni, una filmografia composta da ben 150 film e un nutrito numero di biografie da dover impegnarmi seriamente nello studio della lingua francese.
Nel romanzo Fernandel non è ancora il grande volto del cinema, ma un artista in piena costruzione. Che cosa ti affascinava di questo momento della sua vita?
La sua esuberante personalità, le sue vivaci canzoni e i suoi film degli esordi che fanno emergere il suo carattere solare e tanto simile alla mia maschera della commedia preferita, ovvero, Arlecchino. Il Fernandel degli esordi sembra proprio un Arlecchino moderno e niente, io l’ho adorato fin da subito.
La protagonista, Illiria Perotti, incontra Fernandel in una Parigi viva, musicale e piena di possibilità. Che tipo di donna volevi raccontare attraverso di lei?
Ho immaginato Illiria come un folletto birbante, che fa da spalla a Fernand e insieme ne combinano una per colore. Illiria è la protagonista di un romanzo storico-biografico, ma lei non è mai esistita e questo mi ha permesso di darle una caratterizzazione sullo stile dei personaggi interpretati da Fernandel nei primi film. Spalla eccezionale quindi, per far scoprire al lettore il Fernandel degli esordi.
Il teatro Bobino, i caffè-concerto, il varietà: il libro porta il lettore dentro un mondo molto suggestivo. Quale atmosfera volevi far respirare fin dalle prime pagine?
L’atmosfera del teatro. Il romanzo narra la vita degli attori tra prove, dubbi, momenti di difficoltà, sogni e speranze. Chi ama quest’arte ha trovato il libro che fa per lui o lei.
Fernandel viene spesso ricordato per il sorriso e per la comicità, ma nel tuo romanzo emerge anche il lato umano dell’artista. Quale aspetto desideravi mostrare con più forza?
Fernandel amava tantissimo stare con la sua famiglia e i suoi amici, non poteva mancare questo passaggio così importante in un romanzo che vuole essere fedele alla biografia ufficiale dell’attore. Così emergono aneddoti verosimili di vita quotidiana che fanno comprendere al lettore quanto fosse un padre amorevole e presente, oltre che amico sincero.
Il titolo contiene un’espressione molto intensa: “vivere il teatro”. Per te che cosa significa davvero vivere il teatro, non solo frequentarlo o amarlo?
Vengo dal mondo del teatro! Ho respirato il profumo del palcoscenico fin dalla fanciullezza e poi ho studiato pianoforte, canto lirico e recitazione. È un ambiente che conosco molto bene e che fa parte di me. Con Francesca Agostinis amica e attrice di Varese abbiamo reinterpretato alcune canzoni di Fernandel e i risultati di quei video sono di qualche migliaio di visualizzazioni, basta cercarli su Facebook, Instagram e TikTok.
Illiria Perotti scopre un ambiente fatto di occasioni, ma anche di rischi. Che cosa impara entrando dietro le quinte di quel mondo?
Impara che il mondo del teatro non è fatto solo di luci, ma anche di ombre. Fernandel le fa da mentore, la introduce e le dà i consigli giusti per farsi rispettare, senza però andare a intaccare i delicati equilibri di potere che quel mondo intreccia. È così in verità, è un mondo che ti dà tanto, ma se poi sbagli una parola, un modo… basta poco e si è fuori.
La concorrenza è tanta e spietata.
Nel libro realtà storica e finzione narrativa si incontrano. Come hai lavorato per rispettare la figura di Fernandel e, nello stesso tempo, costruire una storia coinvolgente?
Tanto, tanto e sì… ancora tanto studio! Due anni per mettere assieme i 150 film di cui conta la mia collezione di dvd; studio della lingua francese per poter capire i suddetti (in quanto rarissimamente hanno i sottotitoli in francese, figuriamoci la traduzione degli stessi in italiano) e sui libri, le biografie ufficiali e i siti che trattano, parlano dei film e della vita privata e pubblica di Fernandel. Un lavoro di ricerca, che come dicevo precedentemente, è iniziato da una semplice domanda ed è finito per impegnarmi due anni abbondanti e che in parte non è ancora terminato. Avrà mai una fine? In verità… non lo so!
Fernandel possiede una mimica unica e una voce capace di incantare. Quanto è stato difficile trasformare in parole un talento così fisico e scenico?
Non è stato difficile. Il romanzo mi è scivolato tra le dita con una freschezza e un divertimento che credo di non aver mai provato. Scrivevo e ridevo, ridevo e scrivevo. Io spero che il lettore senta questa gioia e si lasci trasportare, perché veramente è stato come mettere in scena un’operetta. Infatti, questo libro lo si può tranquillamente leggere accompagnati in sottofondo dai brani della “Vedova Allegra” o del “Cavallino Bianco” giusto per citarne due, oltre ovviamente che dalle canzoni di Fernandel stesso.
Nel romanzo c’è l’idea che certi incontri possano cambiare una direzione di vita. Secondo te l’incontro con Fernandel che cosa accende dentro Illiria Perotti?
Soprattutto il sentirsi parte di una famiglia. Illiria fugge dall’Italia e si trasferisce in Francia, all’inizio fa fatica, ma nel ‘29 incontra Fernandel a Parigi e lì le si apre un mondo totalmente nuovo. Illiria per la prima volta si sente apprezzata, appagata ed è felice. Una felicità non banale, ma profonda, radicata e questo perché chi le sta intorno crede in lei, senza giudizio o aspettative ed è questo che la far star bene.
Il romanzo parla anche di questo, di quanto siano importanti le persone che credono in noi, in modo disinteressato e sincero.
Anche chi non conosce bene Fernandel può essere attirato da questa storia. Quale emozione vorresti arrivasse a un lettore che lo scopre per la prima volta attraverso il tuo libro?
Certamente! Chiunque ami il teatro, la musica e il cinema questo è un libro che fa per lei o lui. Io spero che il lettore si diverta, rida anche mentre legge e se sente di dover piangere, pianga. Un libro che parla di emozioni, di sogni, di obiettivi che vogliono essere raggiunti con impegno e determinazione. Un romanzo che racconta la vita del teatro nella sua magica complessità.
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