L’autore riflette sul valore di abitare consapevolmente il proprio tempo e luogo, senza cercare altrove ciò che si può scoprire in sé stessi. Tra ricordi del lockdown, silenzi rivelatori e la forza dei valori, il libro diventa un invito a trasformare il vivere in atto poetico.

Come artista multidisciplinare, quale medium senti più vicino al tuo vero io oggi?

Sai, nel rispondere a questa domanda sarebbe difficile stilare una classifica. Domani potrebbe rivelarsi non più veritiera, poiché tutto è mutevole, tutto cambia d’improvviso, pure io. Ci sono giorni in cui mi è più comodo o congeniale esprimermi con la scrittura, altri con la pittura o la scultura, ma non saprei dare un vero ordine d’importanza. Anche perché, il medium è soprattutto un mezzo per arrivare all’obiettivo di cristallizzare un concetto, un’emozione, una mia visione della realtà.

Nel libro emergono anche i contrasti tra ciò che siamo e ciò che mostriamo. Che riflessione c’è dietro?

A mio avviso, viviamo guidati dai nostri valori e ideali, contaminati da quel che crediamo di meritare. In sostanza, al contrario di quel che spesso si dice, credo che non siamo solo la somma del nostro vissuto. È chiaro, il presente è costituito dalle scelte del nostro passato. Il punto è che tali scelte dipendono, secondo me, soprattutto da ciò che crediamo di meritare, da quel che crediamo di essere. Molte volte ci identifichiamo, troppo, con la nostra professione, con le etichette che ci vengono affibbiate, con il nostro stato sociale e via dicendo. Sovente diventiamo vittime di un autogiudizio altrettanto severo, a volte accompagnato dal senso di colpa. Passiamo molto tempo a espiare le colpe di cui ci facciamo carico, che, di frequente, sono soprattutto nella nostra mente, ben lontane dalla realtà oggettiva! Questo pone la maggior parte degli esseri umani a vivere un grande conflitto interiore, fra ciò che si crede di essere, ciò che si vorrebbe essere, ciò che si mostra di sé per onorare le aspettative altrui e ciò che, in fondo, forse siamo realmente. In questa grande confusione, credo profondamente che “siamo tutto e niente fra sprazzi di eterno rubati alla vita”. Anche perché quel che siamo è estremamente mutevole, giorno dopo giorno, in base al vissuto, alle esperienze, alle vittorie e alle cadute, alle ferite del vivere, agli amori, ma soprattutto in base a ciò che vediamo nel profondo dei nostri occhi, avendo il coraggio di guardarci allo specchio senza giudizio, in silenzio, per almeno cinque minuti di fila.

Se dovessi racchiudere “Vivo dove sto” in una sola parola, quale sceglieresti e perché?

Questa è una domanda sfidante! Eheheh… potrebbe essere la parola “ascolto”. L’ascolto di sé nel proprio corpo. L’ascolto dei segnali che ogni giorno giungono a indicare il cammino scelto. L’ascolto della solitudine per ritrovare se stessi in un luogo di pace. L’ascolto del silenzio, che può raccontare mondi sconfinati o del brusio del mondo, sapendo filtrare quel che serve al nostro viaggio. Un ascolto sincero per saper vivere sempre dove si è! E ti confido, che faccio un grande lavoro per vivere nel coraggio delle mie scelte. Ciò nonostante “ascolto” e vivo dove sto!

Il frammento di tela inserito nel libro crea un legame tra tutti i lettori. Quanto è importante per te il senso di comunità?

È molto importante. Reputo sia un segno di civiltà. Spesso, soprattutto nel mondo del lavoro, si vive sgomitando senza rendersi conto che lavorare gomito a gomito, per così dire, può essere un modo altrettanto impattante per creare cose impensabili singolarmente. So bene, che esiste la concorrenza, ma la vera sfida deve essere con se stessi, senza paragonarsi agli altri, cercando di superare i propri limiti. Andando più nello specifico, il frammento all’interno del libro è un millesimo di un quadro che ho dipinto durante una residenza artistica, fatto con il preciso intento di tagliarlo in mille pezzi, così da rendere il libro VIVO DOVE STO una edizione limitata a mille copie, ognuna, di fatto, un pezzo unico. Lo scopo ultimo è quello di riunire i millesimi grazie alla collaborazione di tutti i proprietari del libro, dimostrando il piccolo miracolo laico che si cela nella forza della sinergia.

Quali sono le sfide principali che incontri nella scrittura rispetto alle arti visive?

È impegnativo per me stabilirlo. A parte le differenze oggettive, fra scrittura e arti visive, la sfida più grande rimane sempre quella di riuscire a trovare una mia verità espressiva, nel trasportare ciò che carpisco dal mondo e quel che vedo attraverso i miei occhi e il mio cuore. La sfida sempre aperta, in ogni caso, rimane quella di trovare sempre l’armonia immaginata, di saper acchiappare ogni intuizione nel momento esatto in cui arriva, poiché un attimo dopo svanisce e non sempre riesco a ritrovarla! E infine la sintesi, come mezzo per spogliare dal superfluo un verso, così come un quadro o una scultura.

Come ti piacerebbe che fosse ricordata questa fase del tuo percorso creativo?

Come una fase di grande fermento creativo e totale libertà espressiva.

https://antoniolarosa.it/books/vivo-dove-sto/

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