“Vorrei portare al cinema Mister No”. Mondospettacolo incontra Gabriele Albanesi, regista di Bastardi a mano armata

Diretto dal Gabriele Albanesi autore dei due horror Il bosco fuori e Ubaldo Terzani Horror Show, Bastardi a mano armata sarà disponibile dall’11 Febbraio 2021 sulle piattaforme streaming Sky Primafila Premiere, Apple TV, The Film Club, Rakuten TV, Chili, IoRestoInSala e Google Play.

Abbiamo incontrato il regista proprio per parlare di questo noir che vede una famiglia di tre persone presa in ostaggio in casa da un Marco Bocci criminale, al quale si aggiunge presto anche uno spietato Fortunato Cerlino.

 

Per concepire Bastardi a mano armata hai chiaramente guardato al nostro cinema di genere degli anni Settanta…

Sì, la mia intenzione era quella di riallacciarmi al nero italiano di quegli anni, soprattutto al cinema di Fernando Di Leo, che del noir selvaggio è stato il maestro indiscusso. Bastardi a mano armata nasce quindi come un neo-noir, che si rifà in particolare all’archetipo della famiglia in ostaggio delineato nel classico di William Wyler Ore disperate, il film prototipo di questo filone cinematografico. Sono volutamente presenti tutti gli elementi del genere, come il criminale che destabilizza l’integrità del nucleo familiare, i rapporti di forza tra vittima e carnefice e i ribaltamenti di ruolo che avvengono nel corso della storia. E in tutto questo abbiamo innestato un altro macro tema del noir, ovvero quello del passato che ritorna.

 

In questo periodo il protagonista Marco Bocci è anche in Calibro 9, altra produzione Minerva. Come lo hai scelto?

Marco Bocci mi è stato proposto dal produttore Gianluca Curti. L’ho incontrato e lui è entrato subito in sintonia con quello che avevamo in mente, anche arrivando ad arricchire il suo personaggio con valide idee e proposte. Insomma, ci siamo trovati sulla stessa linea di pensiero e sono felice della scelta.

 

Invece gli altri componenti del cast come li hai trovati?

Anche Fortunato Cerlino mi è stato suggerito da Gianluca Curti, mentre a Peppino Mazzotta siamo arrivati dopo vari ragionamenti che abbiamo fatto, pensando che poteva essere l’attore più giusto. Non era facile trovare un attore di una certa notorietà che accettasse un personaggio così torbidamente oscuro, invece Peppino ha abbracciato con grande coraggio la sfida e secondo me ha regalato un’interpretazione molto intensa, complessa e piena di sfaccettature. Amanda Campana l’ho scelta tramite casting mirati ad una serie di attrici giovanissime. Era una semiesordiente, in quanto prima di Bastardi a mano armata aveva interpretato soltanto la serie Netflix Summertime, che però ancora non era uscita. Dai provini è emersa la sua bravura istintiva e non ho avuto dubbi. Mentre Maria Fernanda Cândido, che è una famosa attrice brasiliana e che nel film veste i panni della mamma, l’avevo vista ne Il traditore di Marco Bellocchio, dove interpreta la moglie di Pierfrancesco Favino, e l’ho subito trovata perfetta. Devo dire che sono soddisfatto di tutti gli attori, hanno regalato delle performance notevoli.

 

La pericolosità dell’uso sbagliato dei social network sembra essere un po’ uno degli elementi scatenanti della trama thriller del film…

Senza spoilerare troppo, possiamo dire che, ad un certo punto, nel corso della narrazione si capisce che uno dei personaggi viene incastrato proprio tramite l’uso dei social network. È una frecciatina, se vogliamo anche un po’ ironica, alla società attuale, dove siamo tutti smaniosi di condividere la nostra privacy. Il personaggio della ragazza interpretato da Amanda Campana, continuamente immersa in questo mondo di selfie da postare e di social, è un po’ il ritratto delle adolescenti odierne che trascorrono la maggior parte del loro tempo su Tik Tok o altre app. E, tornando agli stilemi del noir, è lei la “femme fatale” del nostro film.

 

A differenza dei tuoi primi due lungometraggi, Bastardi a mano armata si distacca dall’horror. Come è stato lavorare su questo nuovo genere?

Dopo i miei primi due film low budget, la mia intenzione era quella di cambiare genere per puntare sul noir e sul crime, che insieme all’horror sono sempre stati i miei generi preferiti. Ciò anche per allargare il mio discorso ad un pubblico un po’ più ampio rispetto a quello dell’horror, che in Italia rimane maggiormente di nicchia. Inoltre nel genere crime, grazie all’affermazione di serie televisive come Gomorra o Suburra, si è creato negli anni un terreno di maggiore credibilità verso il prodotto nazionale e anche una sorta di star system, cosa che invece per l’horror italiano ancora non esiste. Il passaggio verso i due generi l’ho vissuto in maniera abbastanza naturale, conoscendo e amando il noir tanto quanto l’horror. In ogni caso il film mantiene caratteristiche quasi da film horror in alcune sequenze particolarmente crude, dove è sempre presente il mio gusto per il sangue e lo shock visivo. Diciamo, quindi, che il film è un noir, ma con elementi “gore”. Spero che in tv non vada tagliato.

 

Quale è stata la sequenza più difficile da girare?

Diciamo che sono state difficili tutte le sequenze più pirotecniche e con presenza di esplosioni, perché io ho insistito che venissero realizzati tutti gli effetti speciali dal vivo, anche dove mi erano state proposte soluzioni digitali in post-produzione. Ho rifiutato perché secondo me col digitale si perde di veridicità e, per una serie di motivi legati al budget, ma anche alla limitatezza intrinseca del mezzo, si rischia sovente in post-produzione di non raggiungere il risultato sperato. Persino alcuni effetti come uno sparo in fronte, che adesso molti fanno in digitale perché ritenuto più pratico, ho insistito per realizzarli col tradizionale make-up prostetico, usando il digitale solo per delle cancellazioni. Ritengo che la consistenza del sangue abbia una sua matericità che non può essere riprodotta, balzando immediatamente all’occhio quando è digitale. Anche le morti di alcuni attori crivellati da proiettili sono state difficili per il rischio dell’esplosione di numerose cariche che avevo chiesto di posizionare direttamente su di loro. Gli attori, giustamente, erano un po’ spaventati, ma i nostri tecnici sono stati bravissimi e, per fortuna, è andato tutto bene.

 

Il film è ricco di omaggi al genere, da una soggettiva molto simile a quella iniziale di Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter a un momento finale che sembra rimandare a Milano calibro 9, sempre diretto da Fernando Di Leo, che prima hai citato…

Sì, essendo io un grande cinefilo, mi viene naturale inserire citazioni e riferimenti al cinema che più ho amato. C’è ad esempio un altro omaggio molto sentito a Di Leo in una sequenza di morte tramite un tubo di scappamento di una vecchia auto, c’è un film di Duccio Tessari che a un certo punto viene nominato e ci sono riferimenti sparsi a grandi maestri del noir come Robert Siodmak, Jean-Pierre Melville e Don Siegel, oltre, ovviamente, a Sergio Leone. Ci sono anche delle inquadrature che sono delle citazioni dichiarate. Due su tutte: il ventilatore ad elica viene da Blood simple – Sangue facile dei fratelli Coen, mentre il primo piano del gufo nel bosco è ripreso da Blow out di Brian De Palma.

 

Per il tuo prossimo film che girerai, verso quale genere credi di orientarti?

Per ora è mia intenzione proseguire nell’esplorazione del noir, magari effettuando un ulteriore salto qualitativo con una narrazione di più ampio respiro, mentre Bastardi a mano armata è un kammerspiel ambientato quasi interamente in luogo chiuso.

 

Quale è il film dei sogni che vorresti realizzare?

Ce ne sono tanti che vorrei girare, ma mi piacerebbe molto realizzare l’adattamento cinematografico di un fumetto delle Edizioni Bonelli che è Mister No, il pilota avventuriero nell’Amazzonia degli anni Cinquanta creato da Sergio Bonelli, una delle mie grandi passioni di quando ero ragazzo. Quello potrebbe essere un bel film della maturità, anche di grande intrattenimento.

(photo credits Francesco Marino)

 

Francesco Lomuscio