Widows: Eredità criminale, un Ocean’s 8 rivisto da Steve McQueen

A distanza di cinque anni dal suo ultimo lavoro, 12 anni schiavo, Steve McQueen torna dietro la macchina da presa con Widows: Eredità criminale.

Tratto dalla mini serie tv britannica Le vedove (1983), il film di McQueen trasla anzitutto la sua ambientazione dall’Inghilterra agli Stati Uniti, per poter incentrarsi meglio sul tema che più sta a cuore al regista.

Widows: Eredità criminale è un heist movie (un film su una rapina) solo di facciata. Ciò che preme davvero al suo creatore è prima di tutto la tematica razziale, stavolta declinata in chiave prettamente femminile.

Chicago. Harry Rawlings (Liam Neeson) e la sua banda rimangono coinvolti in una rapina finita male. Le loro vedove, Veronica (Viola Davis), Linda (Michelle Rodriguez) e Alice (Elizabeth Debicki) si improvvisano criminali per compiere il colpo definitivo: rubare cinque milioni di dollari al politico Jack Mulligan (Colin Farrel). Ma il tempo è poco, perché il malvivente Jamal Manning (Brian Tyree Henry) e suo fratello Jatemme (Daniel Kaluuya) stanno dando loro la caccia.

Widows: Eredità criminale è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival nel Settembre 2018, casualmente pochi mesi dopo l’uscita di Ocean’s 8, anch’esso tutto al femminile.

Ma scordatevi le eroine perfette e imbellettate di Sandra Bullock e compagne, qui le vedove fanno squadra nel disperato tentativo di sopravvivere.

Non c’è niente di bello, in senso estetico. E non c’è niente da ridere nel film di Steve McQueen, che, pur lasciando molto spazio ai personaggi femminili, in realtà guarda unicamente alla questione sociale.

Il rimando agli heist movie, più altri sottogeneri vagamente accennati, non perde mai di vista il tema delle discriminazioni.

La tematica razziale è indagata in diversi aspetti, dalla corruzione alla discriminazione irragionevole, fino ad arrivare alle ingiustizie che lasciano senza parole.

E perfino il colpo di scena a metà film non sconvolge tanto, perché, più che alla coerenza narrativa, si guarda alla psicologia dei personaggi, con un’impronta il più possibile verosimile.

In un’epoca cinematografica che pullula di supereroi, Steve McQueen mette in scena un gruppo di donne costrette a salvarsi da sole, a diventare eroine di se stesse perché tradite dal mondo che le circonda. Ma non sono perfette, non sono particolarmente belle e fanno errori umani, il che le rende quanto più credibili possibile.

Widows: Eredità criminale si rivela, in definitiva, un’ulteriore analisi di Steve McQueen su una tematica a lui molto cara, stavolta presa da un differente punto di vista e mascherata da action movie. Eppure, al contrario di opere precedenti dello stesso regista, non riesce completamente nel suo intento, soprattutto perché abbandona quel piglio provocatorio che solitamente hanno i suoi lavori.

 

 

Giulia Anastasi