Wonder Park: viva la fantasia!

Quanto è importante dare adito alla fantasia? Cosa vuol dire non dimenticare mai di essere stati bambini? Una risposta a tali quesiti potrebbe darla sicuramente la mamma della piccola June, protagonista del lungometraggio d’animazione Wonder Park, per la regia di David Feiss.

La donna, infatti, insieme alla figlioletta ha dato vita al parco giochi immaginario di Meravigliandia, dove lavorano come intrattenitori gli stessi pupazzi di June: Peanut, Greta e i loro amici castorini. Un giorno, improvvisamente, però, si ammala e deve essere ricoverata. Grande è lo shock per June, la quale si rifiuta di giocare, convinta di dover badare costantemente al suo papà. Ma sarà davvero la scelta giusta?

Wonder Park è un inno alla fantasia e alla spensieratezza, dalla sceneggiatura semplice e lineare ma che, nel suo piccolo, fatta eccezione per qualche risvolto complessivamente prevedibile, funziona senza particolari intoppi.

Con evidenti spunti “rubati” alla più fortunata casa di produzione Pixar, la Nickelodeon Movies – in associazione con la Paramount Animation – dà vita ad un lavoro che, fin dai primi minuti, non può non far pensare alla fortunata saga di Toy story, salvo poi prendere una piega completamente diversa. Stesso discorso vale per l’animazione in digitale, dove la seppur soddisfacente cura visiva mal cela un lavoro molto più “sbrigativo” rispetto ai curatissimi prodotti firmati Pixar.

Se, tuttavia, dal costante paragone con la suddetta casa di produzione difficilmente si esce vincitori, non si può non riconoscere a Wonder Park una certa genuinità di fondo.

Una genuinità che vede il proprio, definitivo compimento in una storia gradevole, divertente e, a tratti, anche commovente, che annovera nei suoi momenti più riusciti una regia capace di gestire le vertiginose inquadrature in cui i personaggi sono alle prese con vorticose montagne russe e giostre spericolate che più spericolate non si può.

Inomma, Wonder Park è un lungometraggio che, di certo, saprà soddisfare un pubblico di giovani e giovanissimi.

 

 

Marina Pavido