Wretched dei Pierce Brothers

Wretched – La Madre Oscura (The Wretched) è un folk horror statunitense del 2020, opera prima del duo di registi e sceneggiatori noto come The Pierce Brothers. I due fratelli Drew e Brett, residenti a Los Angeles ma originari del Michigan, sono figli di uno degli effettisti nientemeno che del cult di Sam Raimi La Casa (1981), e ricordano bene quando da piccoli hanno vissuto a stretto contatto con tutta la troupe del film, che per un periodo ha alloggiato a casa loro. Il loro amore per l’horror è nato allora, e si è sviluppato fino alla realizzazione del loro primo film, Wretched, appunto, che risente delle influenze del cinema americano del bel tempo che fu, ma anche di pellicole più moderne e contemporanee ai registi. Questo è un vero film di mostri, nel senso più lusinghiero del termine, e nonostante non abbia nulla di innovativo è comunque ben realizzato e risulta, alla fine, molto gradevole, ed in alcuni punti anche decisamente spaventoso.

Il racconto si apre con una giovane babysitter che giunge a casa della famiglia dove lavora, trovandola vuota. Attratta da alcuni rumori in cantina scende cercando la bambina che segue, ma si trova davanti una scena terrificante. Una sorta di essere antropomorfo è seduto su una sedia e sta bevendo il sangue della bimba, ormai morta. Quando la ragazza cerca di scappare un giovane la chiude in cantina, dove, immaginiamo, le avverrà il peggio. Sulla porta si vede disegnato uno strano simbolo esoterico. Passano 35 anni e l’azione si sposta ai nostri giorni. Ben va a trascorrere l’estate dal padre Liam, che vive vicino ad un grande bosco. I due lavorano in un porto turistico, e lì Ben farà la conoscenza di Mallory, che diviene la sua unica amica. Il ragazzo si accorgerà ben presto che la famiglia dei suoi vicini, composta da padre, madre e due bambini, comincia a comportarsi in modo strano, dopo che lui ha avvertito una strana presenza aggirarsi intorno alla loro casa, senza però saperla individuare. Finché un giorno, la coppia arriverà persino a negare di avere dei figli, che sembrano scomparsi nel nulla. La giovane madre, Abbie, ha atteggiamenti insoliti, ed è ovvio che non sia più in sé. Cosa sta succedendo? Grazie al simbolo disegnato nella cantina dei due, Ben farà delle ricerche, e scoprirà la leggenda di una strega dei boschi, che si nutrirebbe dei dimenticati, avendo quindi la capacità di far scordare alle famiglie l’esistenza dei propri cari. Contrastarla non sarà affatto semplice.

Girato nelle splendide località di Omena e Northport in Michigan, zona natale dei due registi, Wretched è un film che riesce a portarti nella paura ancestrale della natura, dei boschi incontaminati, che, diciamocelo, un po’ di timore reverenziale lo incutono sempre. Ricorda, ad esempio, altri film che nel contatto con la natura e le sue creature oscure hanno trovato il loro soggetto, ad esempio The New Daughter di Luis Berdejo del 2009, dove una giovane Ivana Baquero veniva scelta come madre suprema dai cosiddetti Divoratori di Tumuli, o Baba Yaga: Incubo nella Foresta Oscura di Svyatoslav Podgayevski del 2020, in cui una delle entità demoniache più terribili della Madre Russia si impossessa dei bambini dopo averli fatti dimenticare ai genitori. Per qualcosa vi ho ritrovato anche un classico di William Friedkin, L’Albero del Male, classe 1990, con l’albero che assorbe i bambini nutrendosi della loro purezza, anche questo ambientato in una grande villa alle falde di una foresta. Insomma, la Natura (quasi) incontaminata è la protagonista di Wretched, tanto che il compositore della colonna sonora, Devin Burrows, si è recato direttamente in quei boschi per comporre le musiche del film, facendosi ispirare proprio da ciò che aveva intorno. Un esperimento ben riuscito, in quanto la musica pare fondersi alle immagini senza essere mai particolarmente invasiva o dissonante.

Il cast è giovane e composto per la maggior parte da sconosciuti o attori con carriere limitate alla televisione, tuttavia se la cava e nessuno stona particolarmente, anche perché, per il tipo di film, non sono richieste interpretazioni chissà come intense o drammatiche. La scena che vede Ben e Mallory spiare dalla finestra la casa dei vicini strizza l’occhio a classici come Ammazzavampiri di Tom Holland (1985) e Disturbia di D. J. Caruso (2007), ed anche al film d’animazione prodotto da Robert Zemeckis e Steven Spielberg Monster House di Gil Kenan (2006). La tensione riesce a crearsi, soprattutto durante le scene in notturna, molto ben realizzate grazie all’uso delle lenti anamorfiche. Ho trovato decisamente ben girata anche la scena finale, con la barchetta nel grande lago azzurro, che in qualche modo richiama alla mente l’epico finale de La Cosa di John Carpenter (1982), dove non si sa realmente se davanti abbiamo una persona o un alieno. Adoro questi finali aperti in cui il regista strizza l’occhio allo spettatore, suggerendogli che magari la storia non si è conclusa poi così bene come lui aveva pensato e, chissà, forse anche sperato.

Per ideare il mito della creatura che vive negli alberi e si nutre di esseri umani dimenticati, Drew e Brett si sono tuffati nello studio delle mitologie di tutto il mondo, finché non si sono imbattuti nella storia che pareva proprio fatta al caso loro, quella inglese di Black Annis, strega dalla faccia blu che vive sotto un albero, ha denti aguzzi ed esce la notte per rapire e divorare i bambini. Questa leggenda viene fusa insieme ad un’altra, quella americana di Boo Hag, originara della Carolina del Nord, che ha come protagonista una donna che ruba la pelle delle persone e se ne va nel cuore della notte, finché alla fine non le viene buttato addosso del sale che la arde viva. C’è quindi un grosso lavoro dietro alla creazione della storia per il film, e questo si vede, ed aiuta ad apprezzarlo meglio, un po’ come succedeva in Sinister di Scott Derrickson col mito del mangiatore di bambini Bughuul, antica ed oscura divinità babilonese che, guarda caso, andava sempre a minare l’istituzione famiglia, spesso presa di mira da queste entità malvagie. Con questi folk horror gli antichi miti e leggende saltano da una cultura all’altra, rimanendo sempre attuali e quanto mai vivi.

In Wretched gli effetti speciali artigianali, anche perché si tratta di un film indipendente a basso budget, sono privilegiati rispetto a quelli in CGI, rendendo per me il tutto maggiormente intrigante e spaventoso, grazie anche al buon uso della fotografia. Non è un caso, quindi, che abbia vinto il premio come Miglior Lungometraggio all’HorrOrigins Film Festival, un festival annuale di film horror indipendenti fondato dal regista Brandon Waites, che si svolge a Tucson, in Arizona, e dà grande rilievo al meglio dell’indie internazionale. I fratelli Pierce riescono, coi mezzi limitati a loro disposizione, a costruire la paura sulle atmosfere inquietanti e sui giochi di ombre e luci, e, nonostante la non grande originalità della storia in sé, la loro pellicola colpisce per la sincerità d’intenti. La paura di qualcosa di estraneo che si cela nel buio esiste dalla notte dei tempi, nel cinema come nella letteratura, ma ai Pierce Brothers va il merito di aver saputo giocare bene con tale archetipo, riuscendo a rendere il loro film assolutamente coinvolgente fino al finale, certo un po’ scontato, ma comunque d’impatto. Oltre che sulle azzeccate soluzioni visive, che giocano molto col vedo/non vedo di cui dovrebbe avvalersi qualsiasi produzione a basso budget, Wretched punta molto anche su un comparto sonoro davvero inquietante, dai sinistri scricchiolii del corpo della strega ai fruscii ed i passi nella notte che riescono sempre a fare effetto, soprattutto quando la scena si svolge in una casa sperduta alle porte di un bosco incontaminato.

Insomma, se cercate un film che risvegli le vostre sopite pulsazioni ansiogene con una storia perfida e scomoda, Wretched direi che potrebbe fare al caso vostro. I jumpscares latitano, per fortuna, e sono le atmosfere orrorifiche, per una volta, ad avere la meglio in un horror americaneo contemporaneo low-budget. Mi viene in mente, parlando di streghe, un filmetto del 2013 firmato da Peter Winther, The Summerset Witch (The Wicked), che, oltre ad essere scontato (anche qua c’è la strega ruba-bambini), è talmente mal recitato e mal realizzato da risultare quasi uno scherzo di pessimo gusto. Il make-up della strega è così penoso che fa ridere, invece che spaventare, anche perché viene sempre mostrata in piena luce, chissà perché. In Wretched invece il trucco che contraddistingue la strega la rende davvero terrificante, ed il continuo vedo/non vedo non fa che sollecitare la nostra ansia e la paura di quello che può nascondersi nel buio mentre noi dormiamo sereni nei nostri letti. Essa viene circonfusa di un’aurea demoniaca che la rende spaventosamente realistica, e la deformazione fisica della donna posseduta ha particolari quasi da body horror.

Con Wretched sembra di essere tornati un po’ nei meravigliosi Anni Ottanta, quando spesso i protagonisti erano dei ragazzini poco più che adolescenti che scoprivano i mostri nelle case o nelle cantine ed ovviamente nessuno credeva loro relegando tutto alla sfera dei disagi dovuti a problemi familiari o semplicemente alla loro età. I Pierce Brothers dimostrano quindi, con questa loro opera, che non importa stupire con idee innovative per fare un buon film, ma che anche storie già viste ed usate possono ridiventare interessanti se coniugate nel modo giusto e riadattate al contemporaneo con abilità. L’archetipo della strega mangia-bambini viene quindi personalizzato dai due fratelli per regalarci un’ora e mezzo di buonissimo intrattenimento horror privo di noia e di sbadigli, che, vista la scena americana odierna, indie e non, è già qualcosa!!

 

https://m.imdb.com/title/tt8305806/?language=es-es

 

 

Ilaria Monfardini