Zanna bianca: il celebre romanzo di Jack London prestato al cinema d’animazione

Se si pensa ad una trasposizione cinematografica di Zanna bianca, celebre romanzo di Jack London, subito ci torna alla mente la versione del 1973 diretta da Lucio Fulci, con protagonista Franco Nero. Eppure, quella è solo una delle innumerevoli trasposizioni realizzate dal 1936 (anno di Zanna bianca di David Butler) in poi.

Ed ecco che nel 2018 viene realizzata per il grande schermo un’ulteriore trasposizione del romanzo, stavolta nell’ambito del cinema di animazione. Stiamo parlando di Zanna bianca, appunto, per la regia del franco-lussemburghese Alexandre Espigares, qui al suo primo lungometraggio.

Se, tuttavia, nel (non troppo) lontano 2013 lo stesso Espigares – insieme a Laurent Witz – ci aveva fatto sognare con il cortometraggio Mr. Hublot (riuscito omaggio a Jacques Tati, vincitore del Premio Oscar al miglior cortometraggio d’animazione), questa volta, al contrario, ci ha lasciato qualche perplessità.

Malgrado, infatti, l’interessante impostazione iniziale in stile documentaristico con la voce narrante di Toni Servillo nella versione italiana, non appena vediamo uno Zanna bianca ancora cucciolo (poco dopo aver abbandonato la sua vita selvaggia insieme alla mamma) recarsi in un villaggio insieme al proprio padrone, al fine di aiutarlo a trainare la slitta con la mercanzia, improvvisamente lo stile narrativo assume un’altra piega.

Perché la voce narrante improvvisamente scompare, i fatti si susseguono uno dopo l’altro in modo eccessivamente veloce, al punto da non permettere un necessario approfondimento psicologico dei personaggi, né si riesce a trasmettere allo spettatore quella tensione solita a quando si sta finalmente per raggiungere il climax.

Stesso discorso, purtroppo, vale per la messa in scena del rapporto tra Zanna bianca e lo sceriffo che riesce ad addomesticarlo: trattata in modo talmente superficiale, da risultare quasi come un elemento marginale all’interno di una storia in cui tutto sembra essere stato realizzato troppo frettolosamente e in maniera pericolosamente sbrigativa.

Peccato. Soprattutto perché, visivamente parlando, Zanna bianca è assai interessante, con immagini realizzate in computer grafica che tanto stanno a ricordare dipinti ad acquerello. Riuscirà Alexandre Espigares a rimediare, in futuro, a questo suo scivolone?

 

 

Marina Pavido