Zero Portrait: la bellezza di visioni urbane

Enigmatico dietro questo suono digitale e acido, vellutato nei contorni, ricco di sospensione in moltissimi tratti. Un primo lavoro ufficiale per Zero Portrait che nasconde la sua identità ma lascia trasparire tutto a fondo dietro questi brani strumentali tra cui spicca “Fauna” l’unica canzone scritta e realizzata in collaborazione con il rapper Agronomist. Si intitola “Pulp” questo primo lavoro personale di Zero Portrai disponibile anche in vinile. Suoni di periferia, suoni di energia, suoni di una bellezza di confine che non ci sta all’emarginazione dal centro…

Noi parliamo sempre di bellezza. Parliamo spesso di quella bellezza che non si presenta in modo sfacciato… anzi… si nasconde tra le righe per contribuire con verità al tutto. Per Zero Portrait cos’è la bellezza?
Per me la bellezza è un concetto abbastanza astratto e soggettivo, ci sono degli aspetti che possono rientrare in qualche archetipo condiviso culturalmente, ma credo che la bellezza sia qualcosa che ti tocca dentro nelle tue parti interne più vuote e di cui non sapevi di aver bisogno. A volte le ragazze che ti colpiscono sono quelle che non t’immagineresti mai, c’è qualcosa che ti arriva ma che è alla superficie impercettibile. Come una città in cui vorresti vivere, ci vai e ti rendi conto che il legame non era con una bellezza reale ma fantasticata e la città che hai sempre valutato inadatta per te si rivela il posto dove vorresti stare. Quindi la bellezza è frutto oltre anche di aspettative personali, che poi possono rivelarci delle trappole, che è un po’ il mezzo con la quale la società si sta impantanando. Un bello idealizzato, idealizzabile e univoco. Direi che dovrebbe essere insegnato il bello alla scuola, l’importanza di circondarsi di cose belle, per noi, che ci rappresentano, e che siano specchio di un’essenziale soggettivo e autentico.

Estetica e contenuto. Un dilemma. Questo primo lavoro vive di acide visioni dentro estetiche metropolitane. Quanto conta la resa estetica? Come trovi un equilibrio con un contenuto che spesso deve ignorare il gusto popolare se vuol preservarsi dall’ovvio?
Credo che non debba esserci una separazione tra contenuto e resa estetica, la resa estetica è un aspetto del contenuto. Quindi il mio modo di esprimere esteticamente il contenuto è immediato. Non ritengo sia giusto generalizzare il gusto popolare, il gusto popolare è guidato forzatamente da messaggi unidirezionali. Le società provano ad organizzarsi per macrocategorie provando a semplificare al fine di standardizzare tutto. Ci credete che esistono consigli basati su algoritmi dati ai musicisti su come strutturare un brano? secondo tali “consigli” un brano deve durare il meno possibile, deve andare dritto al ritornello, ridurre le parti prettamente strumentali etc. Questa non è musica, non per il suo fenomeno sonoro, ma perché manca autenticità. Quindi l’estetica è parte del contenuto, credo che quando l’estetica “soverchia” il contenuto è quando manca un’intenzione artistica, o comunque se c’era si è scontrata ed ha perso con la paura di non essere accettati dalla massa.
Agronomist è un compagno di viaggio che rinnova qui la vostra collaborazione. Mi colpisce, leggendo la tua bio, delle serate filosofiche nella periferia di Roma. Ce ne parli?
Ah, Agro oltre che essere un grande musicista e autore, è anche un cultore della letteratura italiana e della poesia. Stare a contatto con lui, oltre che come musicista, è una fonte di ispirazione e dà spunti di riflessioni oltre che su aspetti musicali anche su visioni globali della società. Abbiamo passato, fin quando era possibile, serate a fare musica in studio a Roma Est, stanchi del clubbing che a volte stanca per la sua proposta retorica e identica a sé stessa, ed in quello studio passano musicisti di ogni genere, scrittori, filosofi e poeti ed è un attimo che le arti si mescolino in discorsi macro fino a tardi. Una situazione che permette di confrontarsi e crescere.

Il suono di “Pulp” secondo te quanta visione porta con se? In altre parole: questo suono è un mezzo che ognuno può utilizzare per “vedere” qualcosa di personale o è un manifesto di qualcosa che già esiste?
La visione è quella di un mondo che non ha confini, ne’ sociali, ne’ umani, i miei djset attraversano i suoni dei soundsystem giamaicani, passando per la house e la jungle, la visione che li mette insieme è la capacità permeabile di ogni traccia di sapere contenere la successiva e declinarsi in situazioni diversi. Pulp quindi ha una visione sociale, che parla alle seconde generazioni, a chi è fuori qualsiasi target o ci sa stare lontano dai target, per cui la visione dell’ascoltatore stesso arricchisce la visione e diventa visione di Pulp.

Stamperai in vinile… perché questa decisione? Anche qui parliamo di estetica o sbaglio?
Mi piacerebbe, rientra in quel concetto di cui parlavamo di “visione”, anche se aspetto le visioni degli ascoltatori per capire se è un oggetto che può interessare loro. L’estetica è una parte del contenuto, il contenitore è anche il contenuto.