Zombie e il 3° capitolo della saga dei Reietti: 3 from Hell

Rob Zombie ritorna ai suoi amati Reietti del Diavolo, e lo fa con 3 from Hell, classe 2019, ultimo (per lo meno per adesso) capitolo della saga che ha inizio nel 2003 con La Casa dei 1000 Corpi e che prosegue nel 2005 con La Casa del Diavolo, ed ha come protagonista la famigerata famiglia di pazzi assassini Firefly. Quest’ultimo film, ancora inedito in Italia, se non in versione sottotitolata, inizia col raccontarci come, dopo la sparatoria avvenuta alla fine del secondo, Otis, Baby ed il Capitano Spaulding siano riusciti a salvarsi, e siano detenuti in carceri di massima sorveglianza, pronti ad essere condannati alla pena capitale. Ovviamente ci sarà una rocambolesca evasione e due su tre torneranno a fare malefatte, insieme al cugino Winslow Foxworth “Foxy” Coltrane, noto come “il licantropo di mezzanotte”. Il film, sebbene interamente sceneggiato ed in parte anche prodotto da Rob Zombie, ha ben poco a che vedere coi due precedenti, abbandonando quasi totalmente la componente horror exploitation che aveva reso amatissimo La Casa dei 1000 Corpi, per spostarsi sul genere del road movie ed abbracciare un tipo di cinema più simile a quello di Tarantino o di Rodriguez, piuttosto che affine alle corde orrorifiche di Zombie. Ovviamente, il regista e frontman degli White Zombie lascia la sua personalissima impronta, soprattutto nei cruenti omicidi, ma la galleria dei personaggi, spesso grotteschi e ironici al limite del ridicolo, e le location messicane, coloratissime e pittoresche nel loro degrado, ci fanno pensare certamente più a prodotti del calibro di Dal Tramonto all’Alba o Grindhouse piuttosto che ai classici horror a cui ci aveva abituati Zombie, tra cui ricordiamo, oltre ai suddetti, Le Streghe di Salem, 31, ma anche i due buoni titoli legati alla saga di Michael Myers, Halloween – The Beginning ed Halloween II. Quasi niente buio, in questo 3 from Hell, scordatevi le atmosfere cupe ed opprimenti de La Casa dei 1000 Corpi, ma scordatevi anche i momenti di pura tensione de La Casa del Diavolo, quelli in cui si stava col fiato sospeso a vedere che cosa avrebbero combinato i Reietti. Qui gli omicidi belli non mancano, ma sono tutti telefonati, si sa già che avverranno, e se lo si guarda fino alla fine è giusto per affetto nei confronti dei personaggi, ed anche perché, a dire il vero, Zombie sa girare, e nonostante le continue incursioni nel fumettone pulp e nel videoclip, tuttavia riesce a divertire ed a rendere la visione piacevole anche a chi, come me, si sarebbe aspettato un horror puro, con la buona dose di cattiveria e brutalità a cui ci aveva abituato Mr. Morto Vivente.

Mentre il Capitano Spaulding, ormai vecchio e malato, muore in carcere attraverso iniezione letale, dopo essere stato arrestato dalle forze dell’ordine alla fine de La Casa del Diavolo insieme a Otis e Baby, questi ultimi due vengono invece ancora tenuti in vita, in attesa di una condanna definitiva anche per loro alla pena capitale. Otis, durante una seduta di lavori forzati, riesce a fuggire grazie all’aiuto del cugino Foxy, e, dopo aver preso in ostaggio l’intera famiglia del direttore del penitenziario in cui si trova Baby, riesce anche a far liberare la sorella. Inizierà per i tre una corsa ad ostacoli verso la tanto desiderata libertà, che però non pare possibile in quanto vengono continuamente riconosciuti ovunque vanno, finchè Baby avrà la brillante idea di espatriare in Messico, dove, a detta sua, nessuno li conosce e nessuno li cercherà. Ma sarà davvero così? Possibile che i nostri eroi riescano a cavarsela così facilmente?

Protagonista indiscussa del film è stavolta la splendida moglie e musa di Rob, la bionda Sheri Moon Zombie, che interpreta magistralmente il personaggio di Baby Firefly, che il marito ha scritto adattandolo perfettamente su di lei. Un mix di follia, spietatezza, crudeltà, ma anche dolcezza e sensualità, Baby colpisce sempre nel segno, ottenendo quello che vuole e non retrocedendo mai davanti a nessuno, dando vita a un’eroina che, in negativo, ricorda molto La Sposa interpretata da Uma Thurman nel Kill Bill tarantiniano, ritratto di determinazione e forza di volontà femminili all’ennesima potenza. Avvolta in un leggero abitino bianco da bambolina, coi suoi boccoli biondi da Barbie che non si sciupano mai, nemmeno in carcere, perennemente sorridente ed ammiccante e con ai piedi un paio di ciabatte ad infradito, Baby darà del filo da torcere a tutti coloro che incroceranno la sua strada, tranne alcune ben selezionate eccezioni. Come sempre al suo fianco, fin dal primo film, troviamo il fratellastro Otis, interpretato dall’attore Bill Moseley, che si trasfigura completamente dalle sue sembianze reali dando vita ad un cattivo tanto feroce quanto affascinante e spesso simpatico, coi suoi capelli biondi e le sue decine di tatuaggi che certo non lo fanno passare inosservato. Le sue espressioni brutali, accompagnate spesso da sonore risate, non possono che farcelo amare visceralmente, e questo vale anche per Rob Zombie, che lo ha impiegato in ben 5 delle sue pellicole. A completare la triade degli spietati avrebbe dovuto esserci, come nei due film precedenti, il terribile Capitano Spaulding, personaggio reso celebre dall’attore Sid Haig. Purtroppo però l’attore, a causa di  una caduta in casa a settembre 2019, fu ricoverato in ospedale, dove contrasse la polmonite da Aspergillus dopo aver aspirato il vomito nel sonno, e morì poco dopo. Questo è il motivo per il quale Spaulding appare solo all’inizio del film, ed è l’unico dei tre Reietti ad essere giustiziato. Sebbene appaia già molto stanco e provato, tuttavia ci regala un’interpretazione di forte impatto che rende pregevole questa sua ultima apparizione sul grande schermo. Al suo posto viene messo, al fianco di Sheri Moon e Bill Moseley, l’attore inglese Richard Blake, che ha alle spalle una carriera di tutto rispetto, ed aveva già lavorato con Zombie in Halloween II e 31, nel quale veste i panni dell’inquietante ed ipnotico Doom-Head. Sebbene privo della carica sovversiva di Spaulding, il personaggio del Licantropo di Mezzanotte è comunque azzeccato, e completa degnamente la triade dei villain Firefly. Da citare due cammei che impreziosiscono il film: quello dell’attore messicano Danny Trejo, il famoso Machete di Robert Rodriguez, caratterista dal volto scavato avvezzo a ruoli da duro, che qui però pagherà la sua sbruffonaggine per mano del caro Otis, il quale, così facendo, si attirerà le ire e la sete di vendetta del figlio di Rondo e dei suoi Satana Neri; altra star che si nasconde tra le pieghe di questa pellicola è la bionda Dee Wallace, la famosa madre di Elliot in ET di Steven Spielberg, ma anche la splendida Karen White de L’Ululato di Joe Dante: qui irriconoscibile nei panni di Greta, guardia carceraria lesbica attratta morbosamente da Baby, ma da lei respinta e derisa, cercherà di punirla mettendola nelle situazioni più disperate, senza aver capito bene con chi ha a che fare.

Se la famiglia Firefly si ispira molto da vicino alla famiglia Hewitt di Non Aprite Quella Porta, tuttavia la quasi totale invincibilità e l’apparente invulnerabilità di Otis e Baby sembrano renderli quasi esseri sovrumani, al pari di Michael Myers, che è il Male fatto uomo e perciò impossibile da uccidere. L’azione qui si sposta dagli Stati Uniti al Messico, ma non quello delle belle spiagge e delle piramidi, bensì un Messico povero, sabbioso, stinto dal sole, dove le donne sono tutte prostitute e gli uomini tutti delinquenti, sebbene nascondano i loro volti dietro due delle più belle tradizioni del loro paese: o dipingendoli come le bellissime Catrinas del Día de Muertos, o indossando le maschere tradizionali dei Luchadores della cosiddetta lucha libre del wrestling messicano. Zombie non ci risparmia i dettagli ed i particolari, e nemmeno una lezione di rispetto per il diverso, in quanto l’unico personaggio leale ed onesto di tutto il calderone è un ragazzo affetto da nanismo che, sinceramente colpito dai modi dolci che Baby ha nei suoi confronti, farà di tutto per togliere lei ed i suoi folli parenti dagli impicci, anche rischiando la propria vita. Zombie sottolinea il suo amore per i diversi, i cosiddetti “mostri” ma che in realtà mostri non sono, anche mostrando in una scena il Licantropo che guarda un film in b/n insieme alla sua prostituta messicana: si tratta infatti de Il Gobbo di Notre Dame di Wallace Worsley del 1923, con Lon Chaney nella parte di Quasimodo, che Foxy affermerà di amare particolarmente.

Se i puristi della saga Firefly avvertiranno senz’altro la mancanza del meraviglioso Capitano Spaulding, e forse non apprezzeranno del tutto la virata di Zombie dall’horror al road/action movie, tuttavia il film, sebbene senza dubbio il più debole della trilogia, non è però privo di idee e di trovate divertenti, ed ha una bella fotografia ed un buon montaggio concitato che certamente non fanno annoiare. La Violenza, la Ferocia e la Nudità, che avevano caratterizzato gli altri due film, anche qui si ritroveranno, sebbene inserite in un contesto diverso, meno crepuscolare, oscuro e spaventoso, e più folle, caotico e colorato; si potrebbe parlare di un grand guignol sanguinolento fatto di colori accesi e camera in costante movimento: dal notturno Zombie vira al diurno, probabilmente ricercando novità e sperimentazione, desiderio che non posso condannare in quanto è giusto che un regista ami rinnovarsi, anche se, così facendo, può deludere un po’ i suoi estimatori più intransigenti. Ma chi lo segue dagli esordi apprezzerà, per esempio, i finti reportage televisivi all’inizio del film, con le interviste agli estimatori ed ai detrattori dei tre Reietti rinchiusi in carcere, un vero e proprio caso mediatico come lo fu a suo tempo quello di Charles Manson e della sua Family. E quindi, se 3 from Hell evidentemente non aggiunge nulla al dittico di partenza, tuttavia è un buon omaggio che Zombie fa a un tipo di cinema che ama e che ormai si fa sempre più raramente, non guardando tanto alla trama ma alla messa in scena, tipicamente da B-movie, rimarcando se stesso attraverso un genere che per lui è ancora vivo, ed in lui vuole quindi che riviva e che sia amato anche da coloro che non lo conoscono o sembrano essersene dimenticati. Bravo Rob, continua così!

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Amazon Prime Video e Apple TV.

https://www.imdb.com/it/title/tt8134742

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