Dopo quasi un decennio si torna nella città più “animal-cosmopolita” della storia dell’audiovisivo con Zootropolis 2.
Questo mondo animalesco ideato dalla Disney riporta in scena quasi tutti i personaggi del precedente lungometraggio, datato 2016, oltre ad aggiungerne nuovi, anche quelli di… altre classi.

Grazie al primo Zootropolis, diretto da Byron Howard e Rich Moore, avevamo visto tantissimi animali antropomorfi che convivevano (alcuni in armonia, altri no) tra la capitale e i suoi dintorni. Ma tutti i personaggi, protagonisti o semplici comparse, appartenevano alla classe dei mammiferi. Il pubblico lo aveva notato fin da subito, facendosi anche questa domanda: forse rettili e uccelli fungono da cibo per i mammiferi carnivori? Il mondo di Zootropolis non è certo il Paradiso dell’Eden (infatti in questo sequel vediamo che pesci e insetti fungono anche da cibo), ma il motivo per cui non avevamo visto i rettili allora viene presto spiegato nel 2025: oltre un secolo fa sono stati banditi dalla capitale perché uno di essi aveva commesso un velenoso omicidio. Da allora non hanno più lasciato tracce, almeno fino alla sera in cui un serpente di nome Gary De’Snake si intrufola ad un grande ricevimento per rubare il diario appartenuto al fondatore della città. Nonostante lo scetticismo del suo collega Nick Wilde e, soprattutto, l’ostracismo del suo superiore, il severo Capitano Bogo, la prima agente coniglio di Zootropolis, Judy Hopps, decide comunque di indagare, anche perché questo Gary le è sembrato tutt’altro che armato di cattive intenzioni. Forse anche lui, come il resto della sua classe, sono stati vittima in passato di ingiusti pregiudizi? Da questa sinossi possiamo già capire che Zootropolis 2 ha mantenuto la stessa ossatura del precedente capitolo, ossia un buddy movie di genere giallo/noir, il terzo presente nei Classici Disney dopo appunto il primo Zootropolis e, soprattutto, Basil l’investigatopo. Rispetto al 2016 è rimasto solo Byron Howard alla regia, mentre Jared Bush è stato confermato sceneggiatore e anche promosso dietro alla macchina da presa. Una squadra, comunque, non troppo smembrata rispetto al passato: oltre al fatto che Jennifer Lee è tornata come produttrice esecutiva in Zootropolis 2, insieme ad una nuova intrigante storia investigativa abbiamo ancora tante risate e un po’ di momenti di commozione, senza contare le numerose citazioni presenti all’interno del lungometraggio (spiccano quelle di Shining e Ratatouille). Per quanto riguarda le novità, quella più importante è senza dubbio il personaggio di Gary. Non tanto perché è un rettile, ma per il fatto che è un serpente, e per di più velenoso.

Una vera particolarità per la Disney, dato che in passato questo infraordine di animali è stato più volte associato alla malvagità (come Kaa de Il libro della giungla e Sir Biss di Robin Hood). Gary invece è un personaggio positivo, e non poteva essere altrimenti, perché anche questo film di Zootropolis contiene al suo interno un intelligente messaggio formativo contro il razzismo e le discriminazioni. Altro contenuto importante all’interno di Zootropolis 2 è quello dedicato alla terapia e che vede coinvolti soprattutto i due protagonisti. Che Nick Wilde ne avesse bisogno era fin troppo scontato (nel primo capitolo aveva evidenziato i suoi terribili traumi giovanili), ma il discorso riguarda appunto anche Judy Hopps. La coniglietta si conferma essere un personaggio femminile ben ideato, perché non è solo forte e intraprendente, ma ha anche i suoi difetti. Se nel precedente film aveva anche lei dei pregiudizi razzisti, in questa occasione mostra e ammette le sue insicurezze, nei confronti di Nick e non solo. Dopo l’arresto di Lionheart, Zootropolis aveva bisogno di un nuovo sindaco, così al suo posto è stato eletto Brian Winddancer. Un vero stallone doppiato in originale da Patrick Warburton ma che ti fa pensare fin da subito ad Arnold Schwarzenegger o, al limite, a Ronald Reagan, perché si tratta dell’ennesima star del cinema che ad un certo punto si è buttata nella politica. Meglio non soffermarci troppo sugli altri nuovi personaggi, altrimenti c’è il rischio di fare spoiler. Possiamo semmai riaffermare che, nonostante la riproposizione del canovaccio del 2016, Zootropolis 2 non manca certo di fantasia e di colpi di scena. Abbiamo una storia sulle origini della città (condita anche da deliziosi momenti di animazione tradizionale) e una sottotrama che ricorda un po’ l’episodio dei Simpson intitolato Lisa l’iconoclasta. E che dire del doppiaggio italiano? Avevano ragione i fan a lamentarsi e a preoccuparsi dopo l’annuncio delle tante voci d’eccezione chiamate a doppiare il sessantaquattresimo Classico Disney? Per quanto riguarda la prima parte non hanno certo torto: il doppiaggio è un’arte che dovrebbe essere sempre effettuata da dei veri professionisti di questo mestiere, o comunque da attori capaci di approcciarsi al leggio anche da esordienti (come fu per Vittorio Gassman ne Il Re Leone, solo per citare l’esempio più famoso).

Ma finché le produzioni internazionali non capiranno tutto ciò, il direttore non può far altro che provare a far funzionare al meglio queste scelte di marketing. Massimiliano Manfredi c’era già riuscito nel 2016, con i vari i Paolo Ruffini, Frank Matano, Nicola Savino, Teresa Mannino e Diego Abatantuono: stesso discorso per Zootropolis 2? Decisamente sì. Michela Giraud, Matteo Martari e, soprattutto Max Angioni, assoldati per personaggi con grande minutaggio come Nibbles Maplestick, Brian Winddancer e Gary De’Snake, risultano più che discreti. Stesso discorso per i cosiddetti “talent professionali”, ossia nomi scelti per interpretare un personaggio che nel film fa il loro stesso mestiere. Così Stefania Andreoli è la terapeuta Fuzzby, Max Mariola un grande chef e Alessandro Del Piero e Claudio Marchisio… le zebre poliziotto della città. Frank Matano e Nicola Savino sono tornati a dare la voce a Duke Donnolesi e al bradipo Flash. Eccellente, invece, il lavoro dei professionisti. Sono stati confermati sui loro precedenti ruoli Alessandro Quarta (Nick Wilde), Ilaria Latini (Judy Hopps), Roberto Fidecaro (Capitano Bogo), Leo Gullotta (Mister Big), Gabriele Patriarca (Benjamin Clawhauser), Ilaria Stagni (Gazelle), Roberta Greganti (Bonnie Hopps) e Vittorio Guerrieri (Stu Hopps), mentre i nuovi personaggi sono andati a Gianni Giuliano (Milton Linxley), Elena Perino (Kitty Linxley), Davide Perino (Cattrick Linxley), Simone Crisari (Pawbert Linxley), Edoardo Siravo (Jesus), Stefano Annunziato (Agente Mchorn) e Francesco Leonardo Fabbri (Peter Moosebridge). Fru Fru e Finnik, doppiati nel 2016, da due talent come Teresa Mannino e Diego Abatantuono, sono toccati stavolta a Stefania Cangemi e Alessandro Ballico. I dialoghi italiani e l’assistenza al doppiaggio di Zootropolis 2 sono stati affidati a Roberto Morville e Sara Sorrentino, altri due affezionati professionisti per la Disney. Sono presenti, inoltre, molte scritte e cartelli ridisegnati appositamente per la versione italiana, mentre, come nel 2016, le uniche canzoni sono quelle cantate da Shakira, lasciate ancora una volta in originale senza sottotitoli. Ultimo, ma non ultimo… il finalissimo! Non andate via dalla sala: alla fine dei titoli di coda c’è una sequenza davvero importante da visionare insieme a tutte le voci aggiunte della versione italiana.
