Trent’anni, torinese, militante della Lega e residente da sempre ad Aurora: Giulia Licata racconta il proprio impegno politico, la raccolta firme contro il progetto dell’ex Fonderia Nebiolo e la sua idea di riqualificazione del quartiere.

Intervista a cura di Alessandro Cunsolo – Direttore di Mondospettacolo

Ha trent’anni, è torinese e vive da sempre ad Aurora, il quartiere nel quale è cresciuta e nel quale ha scelto di concentrare buona parte del proprio impegno politico.

Giulia Licata si è iscritta alla Lega nel 2018, durante il primo anno di università, e da allora ha costruito il proprio percorso soprattutto attraverso la militanza e il rapporto diretto con il territorio.

Oggi si occupa anche di Pari Opportunità, un tema che lega alla maternità, alla conciliazione tra lavoro e famiglia e alla possibilità per ciascuno di costruire il proprio percorso senza ostacoli legati al genere.

Ma è soprattutto il quartiere Aurora a occupare una parte centrale della sua attività.

Degrado, sicurezza, spaccio, manutenzione e aree abbandonate sono, nel suo racconto, questioni che non possono essere comprese soltanto attraverso i social o i giornali.

E proprio da qui nasce la sua posizione critica nei confronti del progetto di riqualificazione dell’ex Fonderia Nebiolo, tra via Bologna e corso Novara, destinata ad accogliere un centro islamico con sala di preghiera, studentato e spazi culturali.

«La politica per me parte dal territorio»

Giulia, partiamo da te. Chi sei e da dove nasce il tuo impegno politico?

Sono torinese, ho 30 anni e vivo da sempre a Torino, ad Aurora, dove sono cresciuta e dove continuo a vivere.

La politica mi ha sempre interessata, già dai tempi del liceo. Sin da piccola mi piaceva seguire quello che succedeva, soprattutto a livello politico, e cercare di farmi una mia idea sulle questioni che riguardavano la città e il Paese.

Durante il primo anno di università, nel 2018, ho deciso di iscrivermi alla Lega. Da allora ho iniziato a viverla più direttamente, attraverso la militanza e il rapporto con il territorio.

Negli anni ho continuato a fare politica e a vivere la Lega soprattutto attraverso la militanza e il rapporto con il mio quartiere.

Perché la Lega

Perché proprio la Lega? Quali valori ti hanno portata a scegliere questo partito?

Mi sono avvicinata alla Lega perché mi ritrovavo in alcune delle sue idee e nel modo in cui affrontava temi che sentivo vicini alla realtà di tutti i giorni.

Mi interessava una politica concreta, che partisse dai problemi e cercasse di trovare delle risposte, senza fermarsi alle dichiarazioni di principio.

Oggi mi occupo anche di Pari Opportunità, un tema che sento importante proprio perché riguarda aspetti molto concreti della vita delle persone. Penso alla maternità, alla possibilità di conciliare lavoro e famiglia e, più in generale, alla libertà di poter scegliere il proprio percorso senza avere ostacoli legati al fatto di essere donna.

Per me pari opportunità significa questo: garantire a tutti le stesse possibilità di partenza, lasciando poi che siano capacità, impegno e merito a fare la differenza.

Aurora come punto di partenza

Quanto ha inciso Aurora nella tua scelta di impegnarti concretamente sul territorio?

Il mio quartiere ha inciso molto.

Ci vivo da sempre e conosco bene sia le persone sia le tante criticità che negli anni sono diventate sempre più evidenti.

Degrado, sicurezza, spaccio, manutenzione e situazioni di abbandono sono problemi che fanno parte della quotidianità di chi vive il quartiere.

A un certo punto ho sentito l’esigenza di non limitarmi più a parlarne, ma di occuparmene concretamente.

Pur non avendo mai avuto un incarico elettivo, ho iniziato a segnalare, a chiedere risposte, a seguire le situazioni e a insistere quando vedevo che i problemi rimanevano irrisolti.

Il mio impegno nasce proprio dalla volontà di non rassegnarmi all’idea che certe situazioni siano normali solo perché esistono da tanto tempo.

Il rapporto con i cittadini

Quanto conta il rapporto diretto con le persone?

Conta molto.

I social sono uno strumento utile, ma non possono sostituire il rapporto diretto con le persone.

Quando parli con qualcuno di persona capisci cose che magari da un commento o da un post non riusciresti a cogliere.

Il confronto mi ha insegnato soprattutto a non pensare di avere già tutte le risposte.

Prima di prendere una posizione cerco quindi di ascoltare chi quella situazione la vive direttamente.

La politica dei problemi apparentemente piccoli

Qual è la difficoltà più grande che incontri nel fare politica sul territorio?

Una difficoltà è essere giudicati sempre attraverso la lente della politica.

A volte, se ti interessi a un problema, c’è chi pensa che tu lo faccia soltanto perché può portarti un vantaggio elettorale.

Se una persona mi segnala un materasso abbandonato, della sporcizia o un’auto bruciata che rimane per settimane nello stesso posto, penso sia giusto occuparsene anche se quella persona non voterà mai per me.

Quelli che possono sembrare problemi piccoli a chi non li vive direttamente, per chi abita in quel quartiere piccoli non sono affatto.

Ex Nebiolo: il nodo del progetto

Veniamo alla raccolta firme sulla moschea all’ex Fonderia Nebiolo. Di cosa si tratta esattamente?

La raccolta firme nasce da una preoccupazione molto concreta: la scelta di realizzare proprio nell’area dell’ex Fonderia Nebiolo un intervento di queste dimensioni e con una funzione principale così precisa.

Si parla molto di studentato, biblioteca, aule studio e spazi culturali, ma credo sia necessario chiamare le cose con il loro nome.

Il cuore del progetto è la realizzazione di una grande moschea, con una sala di preghiera destinata a circa mille persone.

Le altre funzioni possono certamente essere positive, ma non credo debbano diventare un modo per mettere in secondo piano la natura principale dell’intervento.

La mia non è una posizione contro la libertà religiosa.

È una posizione rispetto a una scelta urbanistica e amministrativa precisa, in un luogo preciso.

Foto tratta da La Stampa di Torino

«Non è una contrarietà ideologica»

Quali sono concretamente le ragioni della tua contrarietà?

La mia contrarietà nasce innanzitutto dal fatto che ritengo quella scelta poco adatta al contesto in cui viene inserita.

Aurora è un quartiere che ha già una forte pressione abitativa e sociale e che presenta problemi che attendono ancora risposte.

Per questo, quando si decide di destinare un’area così importante a un progetto di questa portata, credo sia necessario chiedersi se sia davvero la priorità giusta per quel territorio.

Non considero la mia una contrarietà ideologica.

È una posizione legata al territorio e alla scelta che è stata fatta.

Gli spazi culturali? «Sono un’opportunità, ma il progetto va valutato nel suo insieme»

I promotori sottolineano che il progetto prevede anche studentato, biblioteca, aule e attività culturali.

Penso sia giusto riconoscere il valore delle funzioni culturali e sociali previste.

Uno studentato, una biblioteca e spazi dedicati allo studio e alla formazione possono rappresentare un’opportunità.

Il punto è che questo non esaurisce la valutazione.

Un progetto può contenere elementi positivi e, allo stesso tempo, sollevare interrogativi sulla sua impostazione complessiva e sull’impatto che produrrà nel tempo.

Il tema è capire quale equilibrio si creerà tra le diverse funzioni e se questa trasformazione rappresenti davvero la scelta più adatta per Aurora.

La raccolta firme

Qual è l’obiettivo della mobilitazione?

Prima di tutto, chiedere che i cittadini vengano ascoltati.

Una raccolta firme non può sostituire le procedure amministrative o le valutazioni tecniche.

Può però far capire alle istituzioni che sul territorio c’è una parte di cittadini che vuole conoscere meglio il progetto e dire la propria.

Una scelta di questo tipo riguarda comunque un pezzo di città e penso sia normale che i residenti vogliano essere coinvolti.

Evitare lo scontro ideologico

Il tema della moschea rischia inevitabilmente di diventare uno scontro politico e ideologico. Come si può evitarlo?

Secondo me bisogna cercare di rimanere sul merito della questione.

Essere contrari a un progetto, porre domande o avere perplessità non significa essere chiusi o intolleranti.

Preferisco che si discutano i fatti, le ragioni e le conseguenze delle scelte, lasciando da parte le etichette.

La risposta dei residenti

Che tipo di risposta avete ricevuto dai cittadini?

Mi ha colpito vedere quante persone si siano avvicinate anche senza avere necessariamente una posizione politica vicina alla nostra.

Molte volevano semplicemente capire meglio che cosa prevedesse il progetto.

Ed è proprio questo, secondo me, che è mancato da parte dell’amministrazione: un confronto vero con i residenti.

Prima ancora di essere favorevoli o contrari, molte persone volevano essere informate.

Il confronto con le istituzioni

Avete avuto modo di confrontarvi direttamente con le istituzioni o con chi sostiene il progetto?

Per quanto mi riguarda non c’è stato un vero confronto pubblico con il quartiere.

È una delle cose che contesto maggiormente.

Prima di arrivare a una decisione così importante avrei preferito vedere un incontro aperto, nel quale spiegare il progetto, le dimensioni, le funzioni previste e l’impatto sulla zona.

L’iniziativa del 31 ottobre

Il 31 ottobre è prevista una nuova iniziativa con Silvia Sardone. Qual è l’obiettivo?

Mantenere viva l’attenzione su una decisione che riguarda il nostro quartiere e che merita di essere discussa anche al di fuori del contesto strettamente locale.

La presenza di Silvia Sardone si inserisce in questo contesto, ma il senso della giornata resta quello di proseguire il lavoro che stiamo portando avanti ad Aurora.

Libertà religiosa e scelta urbanistica

La libertà religiosa deve essere tutelata anche in questo caso?

Certamente.

La libertà religiosa è un principio costituzionale e non è in discussione.

Ogni persona deve poter professare la propria fede nel rispetto delle leggi.

Questo, però, non significa che ogni singolo progetto debba essere sottratto a una valutazione.

Il diritto di professare una religione e la scelta di realizzare una struttura specifica, in un determinato luogo e con determinate dimensioni, sono due aspetti distinti.

Lo slogan «Stop islamizzazione»

Nel materiale della mobilitazione compare lo slogan “Stop islamizzazione”. Non temi che possa essere percepito come un messaggio contro i musulmani?

Io preferisco concentrarmi sulle ragioni della mia contrarietà a questo progetto.

La questione, per me, è quale destinazione dare a un’area importante di Aurora e se la scelta fatta sia davvero quella più adatta al quartiere.

Credo sia su questo che debba concentrarsi il confronto, senza trasformare una valutazione su un progetto specifico in uno scontro tra persone o religioni.

Sicurezza e impatto sul quartiere

La moschea potrebbe aumentare i problemi di sicurezza di Aurora?

Da residente ad Aurora penso che la sicurezza debba essere affrontata partendo dalla realtà del quartiere e dalle esigenze di chi lo vive ogni giorno.

Quando si parla di un progetto di queste dimensioni credo sia legittimo chiedersi quali effetti avrà sulla zona.

Non bastano le intenzioni: servono elementi concreti e una chiara attenzione alle eventuali criticità.

L’amministrazione deve fornire risposte precise e assumersi impegni verificabili.

Trasparenza su finanziamenti e gestione

Che cosa chiederesti concretamente a chi gestirà la struttura?

Innanzitutto chiarezza sui finanziamenti.

Da dove provengono le risorse? Chi sostiene economicamente il progetto? Quali verifiche sono state effettuate?

Vorrei capire anche chi gestirà la struttura, quali responsabilità avrà e quali attività si svolgeranno concretamente nei diversi spazi.

Ritengo necessario fare chiarezza anche sugli eventuali rapporti con soggetti esteri e sulle garanzie previste per la gestione.

L’alternativa: lavoro e formazione

Se sei contraria al progetto, quale alternativa proponi per l’ex Fonderia Nebiolo?

Io punterei su un progetto che metta al centro il lavoro, la formazione e lo sviluppo economico di Aurora.

Immagino spazi per formazione professionale e digitale, laboratori, attività per imprese e start-up, servizi e iniziative capaci di creare nuove occasioni di lavoro.

Penso soprattutto a un progetto con una prospettiva economica concreta, capace di attrarre investimenti privati e sostenersi nel tempo.

Non basta recuperare uno spazio.

Bisogna fare in modo che la sua trasformazione rappresenti un’opportunità concreta per il quartiere e per la città.

Le priorità di Aurora

Quali sono oggi le priorità del quartiere?

Sicuramente sicurezza e qualità della vita.

Ci sono problemi di spaccio, degrado, manutenzione e spazi pubblici che necessitano di maggiore attenzione.

Ma non penso che bastino i controlli.

Un quartiere migliora anche quando torna a essere vissuto, quando ci sono attività, servizi, lavoro, formazione e luoghi frequentati dalle persone.

«La contrarietà da sola non basta»

Che cosa dovrebbe fare la politica del tuo schieramento?

La contrarietà al progetto, da sola, non basta.

Bisogna lavorare su un’alternativa credibile, puntando sul lavoro, sulla formazione e sulle attività economiche e valutando anche il coinvolgimento di investitori privati.

Non una proposta astratta, ma un’ipotesi da approfondire sul piano della fattibilità e dei benefici per il quartiere.

Ascoltare anche chi non è d’accordo

Quanto conta il rapporto diretto con i cittadini?

Conta tantissimo.

Bisogna andare nei quartieri, ascoltare anche chi non è d’accordo con te e cercare di capire davvero cosa preoccupa le persone.

Ascoltare non significa necessariamente dare ragione a tutti.

Significa avere il rispetto di confrontarsi e spiegare le proprie posizioni.

Giovane e donna in politica

Ti sei mai sentita sottovalutata?

Soprattutto all’inizio, essere giovani può portare qualcuno a sottovalutarti.

Non mi piace però partire dal presupposto che ogni difficoltà dipenda dall’età o dal fatto di essere donna.

Alla fine sono il lavoro, la serietà e la capacità di portare avanti le proprie idee a fare la differenza.

Mi piacerebbe essere riconosciuta come una persona che conosce il territorio, ascolta e cerca di seguire i problemi senza fermarsi alla prima difficoltà.

Critiche legittime e limiti del confronto

C’è una critica alla tua iniziativa che consideri legittima?

Sì.

Chiedermi quale alternativa concreta propongo è una domanda giusta.

Non basta dire che qualcosa non va bene.

Allo stesso tempo, non condivido gli attacchi personali e le generalizzazioni, da qualunque parte arrivino.

Essere contrari a un progetto non significa dover mancare di rispetto a chi la pensa diversamente.

Cultura e quartieri

Che ruolo possono avere biblioteche, teatro, musica e associazioni nel migliorare la vita di Aurora?

Un ruolo importante.

Una biblioteca, un laboratorio teatrale, un corso di musica o un’associazione possono creare occasioni per incontrarsi, imparare e vivere gli spazi in modo diverso.

Ad Aurora mi piacerebbe vedere più iniziative rivolte ai giovani, alle famiglie e agli anziani, costruite insieme alle associazioni che già conoscono il territorio.

E soprattutto vorrei che non fossero eventi occasionali, ma opportunità continuative.

Il futuro politico

Quali responsabilità vorresti assumerti in futuro?

In questo momento preferisco concentrarmi sul percorso che sto facendo, senza immaginare incarichi futuri.

Credo che prima di pensare a nuovi ruoli sia importante dimostrare di saper lavorare bene sulle questioni di cui ci si occupa.

Mi piacerebbe poter dire di aver dato un contributo utile al quartiere, anche attraverso il lavoro quotidiano sulle criticità di Aurora.

«Difendere Torino significa non abituarsi ai problemi»

Chiudiamo con una frase da completare: “Per me difendere Torino significa…”

Per me difendere Torino significa non abituarsi ai problemi, prendersi cura dei quartieri e pretendere che le scelte per la città siano fatte pensando a chi la vive ogni giorno.

Significa anche ascoltare chi ha idee diverse dalle mie, perché Torino appartiene a tutti i suoi cittadini, non a una sola parte politica.

Non penso che per voler bene alla propria città si debba essere d’accordo su tutto.

Penso però che si possa partire da un obiettivo comune: avere quartieri più curati, sicuri e vivi e una città capace di offrire opportunità a chi ci abita.

Un confronto che va oltre uno slogan

La posizione di Giulia Licata è chiaramente contraria al progetto dell’ex Nebiolo, ma nelle sue risposte emerge anche il tentativo di spostare il confronto dal terreno dell’identità religiosa a quello della scelta urbanistica, della trasparenza e delle priorità del quartiere.

Il progetto, nel frattempo, ha ottenuto dal Comune il permesso di costruire e prevede una sala di preghiera per circa mille fedeli, uno studentato universitario e diversi spazi culturali e di studio. Secondo quanto dichiarato dalla Confederazione Islamica Italiana, gran parte del complesso sarà destinata proprio a funzioni diverse dal culto.

Il confronto politico è quindi destinato a continuare.

Da una parte, chi sostiene il progetto lo presenta come un intervento di riqualificazione e apertura alla città.

Dall’altra, Giulia Licata e altri esponenti contrari chiedono maggior coinvolgimento dei residenti, maggiore trasparenza e una destinazione alternativa per l’area.

Su un punto, almeno nelle parole dell’intervistata, il terreno comune dovrebbe essere possibile: Aurora ha bisogno di essere riqualificata, vissuta e ascoltata.

https://www.instagram.com/giulia_licata._


Fonti

Intervista e risposte scritte di Giulia Licata fornite a Mondospettacolo.

Per il contesto verificato sul progetto dell’ex Nebiolo: il Comune di Torino ha rilasciato il permesso di costruire; il progetto comprende una sala di preghiera per circa mille fedeli, studentato, biblioteca e altri spazi culturali e formativi. La Confederazione Islamica Italiana ha dichiarato che circa l’80% degli spazi avrà funzioni diverse dal culto.

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