Una delle modelle sarde più cliccate e riconoscibili della sua generazione torna sui set dopo una lunga pausa. Maria Grazia Loddo racconta a Mondospettacolo il rapporto con il corpo, la bulimia, Playboy, i fotografi, il mondo rally e una fotografia che, secondo lei, ha perso parte della magia di un tempo.
Intervista a cura di Alessandro Cunsolo – Direttore di Mondospettacolo
Per Maria Grazia Loddo, quello con Mondospettacolo non è un debutto.
Anni fa era stata raccontata sulle nostre pagine come una delle modelle sarde più cliccate, protagonista di servizi fotografici che riuscivano a conquistare numeri sorprendenti sul web. Lei stessa ricorda un periodo nel quale, alla pubblicazione dei suoi scatti, il suo nome riusciva a comparire tra i contenuti più consultati, davanti perfino a personaggi istituzionali e politici del momento.
Un’epoca diversa.
Prima dell’attuale dominio di Instagram, TikTok e della ricerca esasperata dell’immagine perfetta.
Nel frattempo Maria Grazia ha vissuto, lavorato, attraversato esperienze difficili, si è allontanata dai set e si è dedicata anche ad altri mondi, tra cui quello dei rally, nel quale ha costruito competenze ben oltre il semplice ruolo di “bella ragazza accanto a una macchina”.
Adesso è tornata.
E la cosa che la diverte maggiormente è scoprire che qualcuno si ricorda ancora di lei.

«Significa che ho seminato qualcosa di buono»
Che effetto ti fa sapere che, a distanza di tanti anni, qualcuno ricorda ancora Maria Grazia Loddo come una delle donne più cliccate di Mondospettacolo?
Mi diverte, perché significa che ho seminato qualcosa di buono!
La risposta è breve, ma racconta molto del modo in cui Maria Grazia guarda oggi alla notorietà.
Non con malinconia.
Piuttosto con la consapevolezza di aver lasciato un segno.

Tornare significa soprattutto nostalgia
Quando decide di rimettersi davanti all’obiettivo, la prima sensazione non è il desiderio di dimostrare qualcosa.
È la nostalgia.
«Nostalgia e voglia di riprendere un lavoro che mi ha dato tanto e tolto altrettanto. Ma sempre con molta passione e impegno. Quelle sono rimaste uguali nel tempo».
Oggi, però, la donna che entra in studio è profondamente diversa.
«Sono più consapevole di tante cose e di tanti aspetti che prima sottovalutavo».
L’esperienza fa il resto.
«Con gli anni si acquisisce sempre più sicurezza a ogni shooting. Ma sono profondamente cambiata in tutto. E ogni set mi dà sempre qualcosa in più. Sarà sempre così. Come la prima volta».

Mettere accanto ieri e oggi
Se prendessimo una fotografia della Maria Grazia di molti anni fa e la mettessimo accanto a una realizzata oggi, la differenza fisica è quella sulla quale lei scherza immediatamente:
«Ero solo più magra!»
Ma dietro la battuta esiste un cambiamento molto più profondo.
Il suo rapporto con il corpo è stato tutt’altro che semplice.
Maria Grazia racconta infatti di aver combattuto per anni con la bulimia, in una fase della propria vita nella quale praticava anche ginnastica artistica e sentiva la pressione di dover mantenere un peso molto basso.
«Ho combattuto da sempre con la bulimia. Anche perché facendo ginnastica artistica dovevo essere sempre super leggera. Ora vedo una me che ha sconfitto pregiudizi e un disturbo alimentare deleterio».
È una delle dichiarazioni più personali dell’intervista.
Oggi non racconta quel percorso come una battaglia estetica vinta diventando “perfetta”.
Al contrario.
La conclusione a cui è arrivata è quasi opposta.
«Le imperfezioni rendono una modella unica».

La parola curvy non le piace più
Per molti anni Maria Grazia è stata identificata anche come curvy model.
Oggi, però, quella definizione le sta decisamente più stretta.
«Ormai la parola curvy è blasonata ed associata a fisicità che non corrispondono ai miei canoni e che non sono di esempio per nessuno. Celebrare stili di vita non sani non è essere curvy, anzi».
È una posizione netta e personale, con la quale Maria Grazia distingue il concetto di accettazione del corpo dalla glorificazione di qualunque condizione fisica.
Sul tema dell’età, invece, il messaggio è altrettanto chiaro.
«Io sono stata fortunata perché ho una genetica che mi dà la possibilità di dimostrare molti meno anni di quelli che ho. Ma ogni donna è bella ad ogni età».

La perfezione che non esiste
Alla domanda se oggi la pressione estetica sia diminuita, Maria Grazia non ha dubbi.
«Purtroppo le cose non sono cambiate molto. C’è sempre questa disperata ricerca della perfezione che non esiste».
E osservando l’attuale rapporto con l’immagine, aggiunge:
«Vedo bambine che sembrano donne vissute e donne vissute che sembrano bambine. Siamo andati oltre il subdolo».
Filtri, ritocchi e modelli irraggiungibili hanno reso, secondo lei, ancora più complesso il rapporto tra corpo reale e immagine pubblica.
E se dovesse scegliere qualcosa che oggi non cancellerebbe mai da una fotografia?
La risposta arriva senza esitazioni:
le rughe.

Glamour, sempre. Ma non soltanto
Il glamour resta il genere fotografico nel quale Maria Grazia si riconosce di più.
«È sempre quello, ma sto valutando altri generi».
Dopo centinaia di servizi e un numero enorme di pose, riesce ancora a immaginare qualcosa che non abbia mai fatto?
Sì.
«Ogni shooting e ogni fotografo mi vedono a modo loro. E poi ho ancora un sacco di pose che non ho mai interpretato. Vediamo se riesco!»
Per lei nessuna fotografia è davvero identica a quella precedente, perché la differenza la fa prima di tutto lo sguardo di chi sta dietro alla macchina fotografica.

Centinaia di fotografi e pochissime vere intese
Maria Grazia dice di aver posato con centinaia di fotografi.
Eppure, quelli con cui ha sentito una vera sintonia sono stati pochi.
«Molti sono convinti che l’intesa non sia importante. Invece chi guarda una fotografia capisce subito se c’è o no».
La tecnica, quindi, non basta.
Serve fiducia.
Serve rispetto.
Serve una forma di comunicazione che non sempre passa attraverso le parole.
E cosa le fa capire immediatamente se un fotografo è serio?
«Innanzitutto niente atteggiamenti troppo “too much”, complimenti fuori luogo o poca privacy tra uno scatto e l’altro. Io poi vado a sensazione. Non mi sono mai sbagliata».

Quando un set va abbandonato
E una situazione nella quale quella sensazione le disse immediatamente che qualcosa non andava c’è stata davvero.
A Roma.
Durante una selezione importante per una rivista.
«Il tizio è stato veramente squallido. Siamo andate via quasi tutte».
Un episodio che oggi assume ancora più valore quando Maria Grazia guarda alle ragazze molto giovani che si affacciano alla fotografia.
Secondo lei, in alcuni aspetti sono perfino più vulnerabili rispetto alle modelle della sua generazione.
«Non hanno esperienza e spesso non accettano consigli perché si sentono già arrivate».

Quando la modella insegnava ai fotografi
Il percorso di Maria Grazia, però, non è stato soltanto quello della donna davanti all’obiettivo.
Negli anni dei workshop fotografici ha iniziato anche a mettere la propria esperienza al servizio dei fotografi, soprattutto dei neofiti.
Durante gli incontri spiegava come dirigere una modella nella posa, ma anche aspetti molto più pratici e professionali.
Tra questi, tutto ciò che riguarda le liberatorie e l’utilizzo delle immagini.
Era lei, dalla parte della modella, a spiegare ai fotografi ciò che avrebbero dovuto sapere per lavorare in modo corretto: rapporto con la persona ritratta, gestione delle immagini, consenso alla pubblicazione e attenzione agli aspetti che tutelano entrambe le parti.
Un passaggio importante, perché dimostra come il suo percorso non si sia limitato all’esperienza estetica del set.
Nel tempo è diventato anche conoscenza del mestiere.

Playboy prima della pausa
Tra le esperienze che Maria Grazia vuole ricordare c’è anche Playboy, uno degli ultimi lavori significativi affrontati prima del periodo nel quale la fotografia è progressivamente uscita dalla sua quotidianità.
Non fu un addio programmato.
Arrivarono, racconta, avvenimenti personali molto pesanti, concentrati nello stesso periodo.
«Sono stata travolta da eventi davvero pesanti, accaduti tutti assieme, che mi hanno tolto lucidità e voglia di fare. Posare era l’ultimo dei miei progetti e delle mie intenzioni».
Durante quel periodo, però, scopre di poter vivere anche senza i set.
«Vivo benissimo, ma mi mancava tanto».

«Io sono sempre io»
Il ritorno non nasce dalla paura del confronto con la Maria Grazia del passato.
«Io sono sempre io, e chi mi ha seguito in tutti questi anni lo sa. Il resto lo saprà. Sono sempre la stessa».
E quando le chiediamo che cosa vedrebbero oggi i lettori che la seguivano anni fa, scherza:
«Credo che sarà la stessa cosa. Vediamo quando pubblicherai!»
Una battuta, ma anche una sfida.

Prima dei social «eravamo più autentiche»
Il confronto tra la fotografia di ieri e quella di oggi è uno dei temi sui quali Maria Grazia si esprime con maggiore durezza.
«Noi siamo state più autentiche. Ora sono tutte la copia di tutte».
E continua:
«È desolante quando vedo certe ragazze buttarsi in pasto ai social senza avere una propria identità».
Naturalmente il mondo è cambiato e oggi le opportunità offerte dal digitale sono enormi.
Ma secondo Maria Grazia qualcosa si è perso.
La magia.

«Noi modelle vecchio stampo abbiamo vissuto gli anni migliori»
Oggi chiunque può scattare migliaia di fotografie con uno smartphone.
La fotografia è diventata più accessibile, ma per Maria Grazia questo processo ha avuto anche un prezzo.
«I set di oggi sono molto diversi. Secondo me gli anni vissuti da noi modelle vecchio stampo sono stati i migliori. Non esiste più la magia, purtroppo».
La sua non sembra soltanto nostalgia tecnologica.
È nostalgia del tempo dedicato a costruire un’immagine.
Della preparazione.
Della relazione tra fotografo e modella.
Dell’attesa.
Di una fotografia che non nasceva per sparire pochi secondi dopo in uno scroll.

Sardegna: opportunità mancate e una scelta che oggi pesa
Anni fa Maria Grazia aveva raccontato quanto il legame con la Sardegna avesse condizionato alcune scelte professionali.
Oggi riconosce che, andando via, probabilmente avrebbe avuto molte più occasioni.
«Sicuramente avrei avuto molte più opportunità».
E oggi esiste anche un rimpianto.
«Ora sì, lo rimpiango».
È una delle risposte più sincere dell’intervista.
Non rinnega il legame con la propria terra.
Ma con il tempo è arrivata anche la consapevolezza di ciò che alcune scelte possono averle fatto perdere.

Fotografia e rally
Accanto alla fotografia c’è poi il mondo dei motori.
Non soltanto come immagine.
Maria Grazia ha vissuto il rally dall’interno, assumendo negli anni anche ruoli organizzativi e dirigenziali e arrivando a conoscere dinamiche che nulla hanno a che vedere con la semplice presenza accanto a un’automobile.
È forse anche per questo che il rapporto tra modella e fotografo, per lei, assomiglia a quello tra pilota e navigatore.
Serve fiducia.
Serve intesa.
E quando manca, chi guarda se ne accorge.

Intelligenza artificiale: una Maria Grazia ventenne virtuale?
Oggi l’intelligenza artificiale potrebbe creare una versione digitale della Maria Grazia di vent’anni fa.
Perfetta.
Senza rughe.
Disponibile a qualunque campagna.
La sua reazione?
«Molto inquietante».
E se un fotografo le proponesse di ringiovanirla pesantemente utilizzando l’IA?
Il valore dell’immagine, per lei, oggi sta altrove.
«Le imperfezioni rendono una modella unica. È un aspetto che oggi manca. Sono tutte uguali».
È probabilmente una delle frasi che meglio sintetizzano l’intervista.
La tecnologia può costruire la perfezione.
Ma proprio per questo rischia di cancellare ciò che permette a un volto di essere riconoscibile.

La cosa più assurda mai detta su di lei
Una lunga carriera porta inevitabilmente con sé anche voci, pettegolezzi e invenzioni.
Qual è stata la più grossa?
Maria Grazia ride.
«Potrei scrivere un libro sull’argomento. Ma la più grossa è stata quella di dire che facevo la escort».
Pausa.
Poi arriva la battuta perfetta:
«Sarà che io come Escort intendo solo la Ford!»

Chi criticava pubblicamente e cercava privatamente
E le è capitato anche di incontrare persone che pubblicamente criticavano il suo lavoro per poi cercarla in privato?
«Ovvio. Una tristezza…»
Anche questo fa parte delle contraddizioni che ha osservato durante gli anni di maggiore notorietà.
Giudizio pubblico e curiosità privata.
Moralismo e attrazione.
Due mondi che, quando si lavora con il corpo e con l’immagine, spesso finiscono per convivere.

Dire no anche ai soldi
Maria Grazia racconta inoltre di aver rifiutato lavori molto ben pagati quando non si sentiva sicura.
«Sì, ho perso un sacco di soldi!»
La risposta arriva accompagnata da una risata.
Ma dietro c’è una regola molto seria.
Il denaro non basta a rendere professionale una proposta.
E non basta a trasformare una cattiva sensazione in fiducia.

Una delle modelle sarde più cliccate
C’è infine un aspetto al quale Maria Grazia tiene particolarmente.
Non vuole che il suo percorso venga ridotto semplicemente al ritorno di una donna che anni fa faceva fotografie.
Per un lungo periodo è stata una delle modelle sarde più conosciute e più cliccate sul web.
I suoi servizi venivano rilanciati, commentati e seguiti da un pubblico molto vasto.
Ricorda anche un’intervista televisiva nella quale vennero mostrati i dati della sua popolarità online: quando uscivano i suoi scatti, riusciva a raggiungere numeri superiori persino ad articoli dedicati a personaggi di primo piano della cronaca e della politica.
Ma il web era soltanto una parte.
C’erano eventi.
Workshop.
Rally.
Televisione.
Fotografia professionale.
Playboy.
Collaborazioni.
E soprattutto anni trascorsi a costruire una riconoscibilità che non nasceva da un algoritmo.

Il nuovo capitolo
Il ritorno sarà episodico oppure dobbiamo prepararci davvero a una nuova stagione di Maria Grazia Loddo?
La risposta, per ora, rimane sospesa.
«Ancora non lo so. Ma stay tuned!»
Ed è probabilmente il modo migliore per chiudere.
Perché Maria Grazia non sembra voler ricostruire ciò che era.
Non vuole fingere di avere vent’anni.
Non sembra interessata a competere con le nuove generazioni.
Vuole semplicemente tornare davanti all’obiettivo con tutto ciò che il tempo ha aggiunto.
Esperienze.
Rughe.
Errori.
Competenze.
Ferite.
E quella sicurezza che soltanto molti anni vissuti tra set fotografici, motori e vita reale possono dare.
Se la fotografia contemporanea cerca continuamente la perfezione, Maria Grazia sembra voler fare esattamente il contrario.
Tornare per ricordare che una modella diventa davvero riconoscibile quando possiede qualcosa che nessun filtro può replicare:
una storia.
https://www.instagram.com/maria_grazia_up
Fonte
Intervista e risposte di Maria Grazia Loddo fornite direttamente alla redazione di Mondospettacolo. L’intervistata racconta il proprio ritorno sui set, il passato da modella curvy, l’esperienza personale con la bulimia, il lavoro nei workshop fotografici, il percorso nel motorsport e le proprie valutazioni sull’evoluzione della fotografia e dei social.