Il potere non comincia nei palazzi.
I palazzi vengono dopo.
Prima c’è il tempio.
Prima del trono c’è il rito.
Prima della legge c’è il simbolo.
E prima ancora c’è una conoscenza.
La conoscenza di ciò che l’uomo teme, desidera, venera e non comprende.
La conoscenza delle forze invisibili che attraversano la coscienza prima ancora di diventare pensiero.
È nelle pieghe più antiche della storia che il potere incontra l’esoterismo: ermetismo, alchimia, astrologia, numerologia, geometria sacra, archetipi, ritualità iniziatiche…
Non semplici curiosità del passato…linguaggi.
Linguaggi attraverso i quali l’uomo ha cercato di decifrare il rapporto tra materia e spirito, tra visibile e invisibile, tra ciò che appare e ciò che si nasconde dietro l’apparenza.
E il potere ha sempre compreso una cosa fondamentale: chi conosce il simbolo può influenzare il significato.
Chi influenza il significato può orientare la percezione.
E chi orienta la percezione può trasformare la realtà di un’intera collettività.
Per questo, nelle letture esoteriche della storia, nulla è mai soltanto ciò che sembra…
La pietra può diventare un codice.
Il numero, una chiave.
La geometria, una mappa.
Il rito, una tecnologia simbolica.
L’architettura, una dichiarazione di dominio.
Ma il livello più profondo è un altro…
Il potere non deve necessariamente dirti cosa fare…
Gli basta influenzare il modo in cui guardi il mondo.
Perché se qualcuno riesce a stabilire cosa devi temere, cosa devi desiderare, cosa devi considerare vero e persino ciò che devi ritenere possibile, ha già oltrepassato la soglia del semplice comando.
A quel punto la prigione non ha più sbarre.
Ha convinzioni.
E il custode non deve più sorvegliarti.
Puoi diventare tu stesso il custode della tua prigione senza sapere di esserlo.
È qui che la domanda diventa davvero inquietante…
Non soltanto: chi comanda?
Ma: chi conosce i simboli, i meccanismi e le dinamiche profonde attraverso cui una società può essere orientata senza percepire di esserlo?
Perché il potere più antico non è necessariamente quello che si mette in mostra.
È quello che lavora nell’ombra del simbolo, nella profondità dell’immaginario, nella costruzione dei significati.
Quello che non ti ordina cosa pensare ma ti insegna cosa desiderare di pensare.
E quando finalmente non riesci più a distinguere un pensiero che nasce da te da uno che qualcuno ha seminato dentro di te, il potere non è più davanti ai tuoi occhi: è dentro la tua mente.
Carmen Cascone
Diritti d’autore (L. 633/1941)
