Marylin Santaniello: Da Modella a Musa di Empowerment

Ciao, amici di Mondospettacolo.com! Oggi vi propongo un’intervista esclusiva a Marylin Santaniello, la talentuosa modella napoletana che ha trasformato le sue sfide personali in un messaggio di forza e accettazione. Nata nel 1997, Marylin ha superato disturbi alimentari per abbracciare il genere fotografico glamour/boudoir con orgoglio, promuovendo “Power in curves”. Un viaggio che ispira e che ci racconta qui. Ho preparato queste domande per esplorare il suo percorso, la sua filosofia e il suo messaggio alle donne, con un focus speciale sulla fotografia glamour. Marylin, grazie per il tuo tempo, sei un’ispirazione. Ecco l’intervista.

Marylin, benvenuta! Il tuo percorso inizia da piccola con una naturale predisposizione alla fotocamera, passando per esperienze come modella e ruoli teatrali. Come è nata la tua passione per la fotografia, e quale momento ha segnato l’inizio del tuo viaggio artistico?

La passione per la fotografia posso dire di averla ereditata da mio zio, che, fino a qualche anno fa, ha sempre tenuto fieramente al collo la sua macchina fotografica per scattare immagini di genere diverso, dalla fotografia ritrattistica a quella cerimonialista. È stato un fotoamatore, ma si è dedicato a questa arte con l’occhio e il sapere critico di un professionista; è grazie a lui che mi sono appassionata alla fotografia. Il momento che ha segnato il mio viaggio nel contesto artistico è stato con il primo shooting di ritratto ambientato effettuato in studio, poi le esperienze di posa come modella di bodypainting per una famosa accademia di trucco partenopea, e via via le altre.

Hai affrontato disturbi alimentari come anoressia e bulimia, trasformandoli in forza, ma ora puoi dire di esserne uscita? Come ti prendi cura di te stessa oggi?

All’età di 19 anni sono stata risucchiata nel vortice dei disturbi alimentari. Dopo aver perduto alcuni chilogrammi di troppo, e raggiunto il mio peso forma, non ero soddisfatta del risultato. Credevo che più avrei visto il mio fisico asciutto, più sarei parsa bella agli occhi miei e degli altri. Non era soltanto per l’intenzione di aderire agli stereotipi del settore l’intenzione di prosciugare il mio fisico, ma la risposta a dei traumi personali che stavo vivendo in quel periodo, che mi facevano detestare il corpo. La mia persona nel profondo. Dall’anoressia, sono passata alla bulimia, perdendo quasi dieci chilogrammi in poco più di due mesi. A fermare il mio disturbo non fu l’intervento dello psicologo, quanto una diagnosi di anemia molto marcata, che mi portava a soffrire di continuo di capogiri e tante altre problematiche. Quando lo specialista di ematologia mi disse che avrei rischiato addirittura un timore del sangue, se i valori ematici sarebbero calati ancora così drasticamente, in preda al panico, immediatamente smisi di adottare quei comportamenti e mi rivolsi a un nutrizionista. Ho cambiato da lì le mie abitudini alimentari, modulando il tutto in base al mio fabbisogno giornaliero. Ancora oggi mi affido al supporto di un medico esperto nel campo della nutrizione. Oltre a seguire costantemente un piano alimentare bilanciato e personalizzato, sono seguita da diverso tempo da un personal trainer, grazie al quale effettuo esercizi di rinforzo muscolare, tre volte a settimana. Cerco di prendermi cura della mia pelle (in particolare quella del viso), di trascorrere, quando posso, giornate al mare o all’aria aperta, di continuare lo studio della fotografia, di circondarmi di persone la cui compagnia mi arricchisce, e soprattutto di tenere la mente giovane attraverso la lettura di tanti bei libri.

La tua resilienza – un messaggio di coraggio “Resistere è più difficile di quanto pensi, ma immagina dopo quanto è bello vivere in modo più leggero, essere felice sul serio”.

La tua filosofia “Power in curves” promuove l’accettazione del corpo naturale, in particolare dall’anoressia per le donne che lottano con standard irreali. Come è nata questa idea, e come la applichi nei tuoi shooting?

“Power in curves” è la mia filosofia che rispecchia per certi versi il movimento contemporaneo “Body positivity”, secondo il quale ogni tipologia di fisico deve essere rispettata, indipendentemente dalla taglia, dal colore della pelle, da quelli che possono essere considerati inestetismi (smagliature, cellulite, etc.), dal colore della pelle o da menomazioni fisiche dovute a patologie; dunque, partendo da questo assunto, ogni corpo merita di essere ritratto in foto. Sì, anche in intimo, proprio per sottolineare il fatto che una fisicità per essere definita in armonia non deve rispecchiare i canoni della società contemporanea in termini di taglia e composizione: è stata questa l’idea che mi ha spinta a creare la filosofia “Power in curves”, per mostrare prima di tutto il mio fisico in intimo, considerato “curvy” per il settore della moda italiana, data la mia taglia 46. Il teatro e la fotografia mi hanno aiutata a uscire dalla spirale del perfezionismo malsano, dell’ossessione di aderire a tutti i costi ai canoni odierni, che prevedono un fisico androgino. Se la fotografia mi ha insegnato a guardare quelle che credevo fossero imperfezioni e ad amare, il teatro mi ha fatto comprendere che non bisogna prestare troppa attenzione al fisico, bensì a come si muove. Il nostro corpo è un bagaglio incredibile, ci permette di fare tantissime cose. È un dono maestoso, che va onorato sempre, perché è grazie a esso che possiamo compiere qualsiasi azione lungo la nostra esistenza.

Un tuo motto o un inno alle curve?

Una frase che non ho scritto io, ma che mi è subito piaciuta. “Una donna senza curve è come un pantalone senza tasche: non sai mai dove mettere le mani”.

Hai collaborato con fotografi come Vincenzo D’Anzuoni per shooting glamour e boudoir in diverse zone d’Italia. Quali tecniche o stili hai imparato da queste esperienze, e cosa rende unico il genere fotografico intimo per te?

In realtà ogni fotografo con cui ho scattato in questi cinque anni ha lasciato in me un segno importante. Ho imparato da alcuni piccoli dettagli inerenti alle pose, da altri quali abiti valorizzassero di più il mio corpo, da altri ancora come porre meno l’attenzione sul corpo e più all’espressione del volto. Quello che considero il punto di forza del mio stile glamour è infatti la ricerca costante dell’emotività. Credo che una qualsiasi modella che si occupi di generi quali glamour, boudoir, nudo e simili non debba limitarsi a una posa sensuale. Deve apparire completamente sensuale. Deve personificare la sensualità. Con sguardi appassionati, bocca leggermente dischiusa, occhi che fissano l’obiettivo in maniera spudorata; che sembrano incalzare l’osservatore e dirgli:” Raggiungimi, sono qui, ti sto aspettando”. La parola “sedurre” deriva dal latino e vuol dire appunto “condurre a sé”. Questo dovrebbe essere l’intento di ogni modella. Non solo mostrare il corpo, ma l’emotività che lei stessa ha provato in quello scatto. Siamo donne, ma – per citare un brano famoso – donne, oltre le gambe c’è di più, no?

Un segreto dal set – e la tua arte glamour! Il mio segreto è quello di restare rilassati, se si vogliono effettuare degli scatti autentici, perché solo se una modella è davvero sé stessa di fronte l’obiettivo, può compiere un buon lavoro.

La fotografia glamour richiede una connessione profonda tra modella e fotografo. Come gestisci la vulnerabilità di questi scatti, e c’è una sessione che ricordi come particolarmente significativa per il tuo percorso personale?

Come detto alla domanda precedente, trovo che ogni fotografo con cui ho collaborato sia riuscito a fornire degli elementi in più per affinare il mio stile, il mio modo di pormi di fronte l’obiettivo. Non mi sento affatto vulnerabile, anzi. La prima volta in cui ho posato per generi quali glamour e boudoir ho provato imbarazzo, ma già dalla seconda, nel 2021, ho acquistato forza, nonché la capacità di sintonizzarmi con il momento che stavo vivendo, immergendomi totalmente negli scatti. Ho cercato di dare del mio meglio, anche perché mai ho avvertito una sensazione di disagio. Trovo, anzi, molto rilassante posare, qualsiasi sia il genere con il quale mi cimento. Avverto pochissimo la tensione della posa, sento che tutto scorre con naturalezza, che fluisce in maniera leggera. È davvero una bella sensazione.

Hai lavorato con l’Atelier Maria Mauro couture e altri nomi prestigiosi. Come hai adattato il tuo stile da modella classica a quello più audace del glamour?

Sì, nel 2017, quando indossavo la taglia 42, ho posato per due shooting di genere fashion, poi ho avuto qualche esperienza come modella di passerella, per eventi dal vivo, e per le sfilate co – ideate con il brand della stilista partenopea Maria Mauro. Successivamente, il mio fisico è cambiato; divenendo una “modella curvy”, ho dovuto scegliere generi che fossero alla portata della mia nuova fisicità, se così possiamo definirla. Trovo che sia stata una sorta di benedizione, poiché – senza disdegnare gli altri generi – nel mondo glamour e boudoir ho avuto la possibilità di fare pace con il mio corpo, imparare ad amarlo e apprezzarlo, oltre che sentirmi più apprezzata, senza ogni volta dover nascondere le mie curve naturali.

Infine, per le lettrici di Mondospettacolo che amano l’arte e l’empowerment: qual è il consiglio che daresti a chi vuole abbracciare il proprio corpo e iniziare un percorso simile al tuo?

Per le ragazze curvy che vogliono avvicinarsi al mondo fotografico, consiglierei innanzitutto di curare loro stesse, non solo in termini di aspetto estetico, ma anche di salute. Il movimento body positivity accetta a volte fisicità che sono ai limiti della salute, secondo gli standard dell’OMS (individui con un peso corporeo pari o superiore ai 250kg, ad esempio) e questo non dovrebbe mai essere accettato nel contesto fotografico, perché annichilisce il concetto di sanità, così come le modelle androgine, di un’altezza pari a 175cm e un peso forma di 45.kg: anch’elle loro promuovono un’immagine assolutamente non sana, soprattutto per le adolescenti. Credo che sia importante innanzitutto riconoscere i propri limiti e agire in base a quelli, poi farne successivamente un punto di forza, come è accaduto a me. È importante che un’aspirante fotomodella mangi sano, affidandosi magari all’aiuto di un nutrizionista, poi sicuramente che pratichi sport, almeno due/tre volte a settimana, seppur in quantità limitate, quando non si ha tanto tempo a disposizione. Curare la pelle del viso è un altro elemento importante, soprattutto se attraverso trattamenti dermatologici, senza mai rinunciare a una cura giornaliera, come la tanto decantata “skin care”, croce e delizia di ogni donna. Poi, certamente, l’elemento che un’aspirante fotomodella mai dovrebbe ignorare è la cultura personale: una modella non deve solo apparire meramente come una bella donna, ma anche come una persona colta, critica, interessante. Lo stereotipo che una donna dovesse solo essere bella, come la televisiva ci ha voluto far credere, finalmente sta cessando. È giusto che una fotomodella studi, che magari si laurei (anche scegliendo un percorso di laurea diverso dalla carriera nel contesto fotografico), che legga libri, che parli diverse lingue, che sappia conservare un pensiero critico, una propria idea circa il mondo che la circonda. Che abbia una personalità, utile non solo per emergere nel mondo della moda, ma anche per arricchire la propria interiorità. Poi, in ultimo, ma non di certo in ordine di importanza, sarebbe bello che un’aspirante fotomodella riuscisse a essere sempre sé stessa, accettandosi, senza avvertire il bisogno di cambiare, soprattutto la propria estetica.

Il tuo consiglio d’oro – e dove ti possono trovare sui social i nostri lettori?

Il consiglio che sento di dare a un’aspirante fotomodella, come a tutte le persone che leggeranno questa intervista è un’esortazione, più che un consiglio:” Esprimi ciò che sei, sempre!”. Potete aggiungermi a mezzo Facebook digitando il nome e cognome “Marylin Santaniello”, oppure tramite Instagram con il nickname @powerincurves. Vi aspetto!

Grazie, Marylin, per questa chiacchierata che illumina l’anima. Amici, seguite Marylin sui social per ispirazione quotidiana! Un bacio affettuoso a tutti dal vostro Alex.

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