Šostakovič alla Scala nel dicembre 2025: “Lady Macbeth” torna dove l’arte è rito civile. E Francesco Lotoro ci offre la chiave del “tesseratto”, per ascoltare oltre il visibile.
Ci sono articoli che non raccontano soltanto una notizia, ma aprono una porta. Quello di Francesco Lotoro su Mokedè così. E vale la pena dire subito chi è Lotoro, perché non stiamo parlando di un commentatore qualsiasi che passa di lì: è un pianista, compositore e soprattutto uno dei maggiori studiosi al mondo della musica nata in cattività, nei ghetti, nei lager e nei gulag del Novecento.
Lotoro, da me intervistato su TalkCity.it, da trent’anni recupera, trascrive e fa suonare opere che il secolo più feroce aveva provato a cancellare. Ha fondato la Fondazione Istituto Internazionale di Letteratura Musicale Concentrazionaria e ha dedicato libri e incisioni monumentali a questa “musica salvata”, ricevendo riconoscimenti internazionali per il suo lavoro di memoria.
Quando uno così ti parla di Šostakovič, non lo fa per sfoggio di cultura. Lo fa da uomo che conosce il costo reale della musica quando la storia ti mette il ginocchio sul petto.
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Per questo la sua metafora del “tesseratto”, il cubo nella quinta dimensione, non è un giochino di parole. È una chiave d’ascolto potente e, paradossalmente, molto concreta.
Il tesseratto è una forma che non riesci a vedere tutta insieme nello spazio normale. Per capirla devi immaginare un livello in più, una prospettiva che supera l’occhio. Lotoro dice: alcune cose, nella tridimensionalità spicciola del quotidiano, sembrano irreali. Ma nel teatro e nella musica diventano realissime. Ecco Šostakovič: un compositore che non sta mai in una sola faccia, perché la sua vita e la sua arte hanno dovuto abitare più dimensioni contemporaneamente.
Dal 7 al 30 dicembre l’opera sarà in scena sotto la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Vasily Barkhatov, con la preview dedicata agli under 30 il 4 dicembre.
Barkhatov sottolinea che Šostakovič non si limita a riprendere la Katerina di Leskov:
“la riscrive dall’interno, e grazie alla musica la trasforma in una donna tragica ma piena di nervo vitale, con lampi di follia e perfino di allegria, quasi a farne un essere umano intero e non un semplice “mostro” narrativo.”
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La Prima della Scala andrà in diretta nazionale domenica 7 dicembre dalle 17.45 su Rai 1, con simulcast su RaiPlay e Rai Radio3. Una trasmissione che estende il rito oltre il teatro, portando l’inaugurazione nelle case senza attenuarne la forza.
“Lady Macbeth” esplode nel 1934 a Leningrado: opera moderna e spietata, attraversata da ironia, desiderio e violenza. Katerina Ismailova non è un simbolo astratto ma una donna schiacciata da un mondo marcio; cerca un varco e finisce travolta dalla colpa, non per morale, ma per frattura umana.
Il trionfo dura poco. Nel 1936 la Pravda la inchioda come “caos invece che musica” dopo l’irritazione di Stalin: l’opera sparisce dai cartelloni e Šostakovič entra nel mirino. Da lì vive in tensione continua tra fama pubblica e controllo politico, con nuove campagne contro di lui e il decreto del 1948 che mette al bando molte sue pagine. Non è estetica: è potere che decide chi può parlare.
In questo quadro si capisce il gesto di Roman Matsov: registrare di nascosto le sinfonie a Tallinn e portare via le bobine sotto i vestiti per salvarle dalla cancellazione. Non folclore, ma difesa concreta di una musica che rischiava di essere cancellata fisicamente.
Il “tesseratto” di Lotoro sta qui: un autore costretto a scrivere su più piani, uno ufficiale e uno interiore. La Sinfonia n. 13 “Babyn Yar” ne è la prova: nel 1962, partendo dal massacro del 1941 vicino Kiev, denuncia anche l’antisemitismo sovietico e la rimozione dell’identità ebraica delle vittime, subendo pressioni e riscritture imposte al testo.
Oggi la Scala riporta “Lady Macbeth” al centro non per nostalgia, ma perché parla ancora di corpo, potere, solitudine e schiacciamento sociale. È un’opera che non addolcisce: mette a nudo. E proprio per questo, nel 2025, resta necessaria.
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: Lasciato Indietro (Armando Editore), Ombre e Luci di un Cammino (Laura Capone Editore) e Il regno sommerso di Coralyn (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale, con un’attenzione particolare ai temi della resilienza, della memoria e della speranza. Oltre all’attività letteraria, è redattore per Mondospettacolo.com e TalkCity.it, dove racconta eventi, musica, teatro e cultura con uno stile coinvolgente e appassionato. Cura progetti editoriali come curatore letterario e conduce programmi radiofonici che danno voce a storie di rinascita, arte e impegno sociale. Per conoscere meglio il suo percorso, leggere i suoi articoli e seguire le sue attività, è possibile visitare dinotropea.it, punto di accesso ai suoi profili social ufficiali.
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