Oltre 1.500 spettatori per la 30ª edizione a Montone. Gurinder Chadha, Mattea Fo e Marco Pontecorvo tra le voci protagoniste; Backstreet Birds e Astronauta vincono ShortsUp e AmarCorti
La 30ª edizione dell’Umbria Film Festival si è conclusa domenica 19 luglio a Montone con oltre 1.500 spettatori tra proiezioni, incontri e concorsi. Cinque giorni di cinema, con appuntamenti in Piazza Fortebraccio, al Cinema Ed Lewis, al Teatro San Fedele e nella Chiesa di San Francesco, hanno confermato la vocazione della manifestazione: unire cinema, territorio e comunità attraverso incontri, omaggi e nuovi linguaggi.
L’edizione del trentennale ha proposto gli omaggi a San Francesco, nell’anno dell’VIII Centenario del Transito; a Dario Fo, nel centenario della nascita; e a Gillo Pontecorvo, a sessant’anni dall’uscita de La battaglia di Algeri e a vent’anni dalla scomparsa del regista. Tra gli ospiti della manifestazione Elio Germano, Arnaud Louvet, Francesco Virga, Abdallah Al-Khatib, Mattea Fo, Stefano Bertea, Marco Pontecorvo e Gurinder Chadha. Elio Germano ha ricevuto le Chiavi della Città, mentre Gurinder Chadha ha ricevuto l’Excellence Award dell’Umbria Film Festival.
La manifestazione è presieduta dall’avv. Michela Paganelli, presidente dell’Associazione Umbria Film Festival APS, con la direzione artistica di Maria Teresa Cavina.
Michela Paganelli
«Festeggiare trent’anni significa custodire una storia, ma soprattutto rinnovare un impegno. L’Umbria Film Festival è cresciuto insieme a Montone, alla sua comunità e al suo pubblico: tornare in Piazza Fortebraccio, per questa edizione, vuole essere un gesto di gratitudine nei confronti di una “casa”, accogliente ed intima insieme, qual è Montone, significa rafforzare ancor più un’identità e un legame vivace ed autentico tra cinema, territorio e comunità».
Maria Teresa Cavina
«Non credo al cinema neutro: ogni film, si tratti di commedia, fantascienza, horror, documentario o “cinema impegnato”, porta con sé una posizione, uno sguardo sul mondo, una domanda etica. I film di questa edizione hanno tutti una ragione profonda di esistere e di resistere: parlano al presente, al pubblico e alla comunità».
Gurinder Chadha: raccontare il proprio mondo
La regista britannica di origine indiana Gurinder Chadha, autrice di Sognando Beckham, ha ricevuto l’Excellence Award per una carriera dedicata ai temi dell’identità, dell’integrazione e del rapporto tra culture differenti.
«Ho iniziato a fare film perché volevo cambiare il modo in cui le persone pensavano a persone come me e perché volevo vedere sullo schermo più storie capaci di mostrare il mio mondo dal mio punto di vista, con persone che mi assomigliavano. Per me era un modo per sfidare il pregiudizio e mostrare quanto siamo tutti simili sul piano delle emozioni. È questa la ragione per cui ho scelto di fare cinema».
La regista ha sottolineato la necessità di restituire un contesto storico alla diversità delle società contemporanee.
«Credo sia molto importante raccontare storie che offrano un contesto storico e spieghino perché oggi l’Europa e il mondo siano così diversi. Come è accaduto? Nel caso della Gran Bretagna, bisogna tornare alle compagnie commerciali e, in particolare, alla Compagnia delle Indie Orientali, che arrivò in India, prese ciò che voleva e contribuì a costruire la ricchezza britannica».
Chadha ha inoltre confermato di essere al lavoro sul seguito di Bend It Like Beckham.
«In questo momento sto lavorando a diversi progetti e, certamente, anche a un seguito di Bend It Like Beckham. Ma devo riuscire a farlo nel modo giusto e sono molto concentrata su come realizzarlo».
Mattea Fo: il diritto di disturbare
Nel centenario della nascita di Dario Fo, il Festival ha dedicato una giornata al Premio Nobel, a Mistero buffo, alla satira e alla libertà di parola.
Mattea Fo ha ricordato la natura viva e continuamente rinnovata dell’opera di Fo e Franca Rame.
«Mistero buffo non è mai stato, per Fo, un testo chiuso: era una partitura viva, che lui stesso riscriveva ogni sera in scena, adattando il grammelot e le giullarate ai fatti del giorno».
La sua eredità, secondo Mattea Fo, riguarda anche la funzione critica della satira.
«La satira che oggi rinuncia a rischiare, che si autocensura in anticipo per paura della polemica o del linciaggio social, ha già smesso di fare il proprio mestiere prima ancora di cominciare».
«Se devo indicare un aspetto come il più urgente, però, è la libertà di parola e di pensiero. È quella per cui Fo e Rame si sono sempre battuti, pagando anche di persona – censure, denunce, aggressioni – ed è la radice da cui nascono tutte le altre dimensioni della loro opera».
Marco Pontecorvo: la storia continua a parlare
La serata dedicata a Gillo Pontecorvo ha riportato al centro La battaglia di Algeri, a sessant’anni dalla sua uscita.
Marco Pontecorvo ha ricordato l’attualità del film e la capacità dell’opera del padre di attraversare il tempo.
«È un capolavoro rimasto nella storia del cinema – racconta Marco Pontecorvo – con qualcosa di magico e sempre moderno dentro di sé. I temi che affronta sono ancora attuali: il colonialismo diretto, indiretto, anche solo economico, esiste ancora e il nostro mondo è sempre più attraversato da queste dinamiche».
La lezione di Pontecorvo riguarda anche il rapporto tra cinema e complessità.
«Una delle cose più difficili da perseguire è avere un punto di vista molto preciso e allo stesso tempo riuscire a mantenere un’oggettività, uno sguardo capace di comprendere la complessità della realtà».
Abdallah Al-Khatib: raccontare le vite sotto assedio
Il Festival ha ospitato il regista palestinese-siriano Abdallah Al-Khatib con Chronicles from the Siege, presentato nella sezione Perspectives del Festival di Berlino 2026, dove ha ricevuto il GWFF Best First Feature Award.
Il film racconta la vita quotidiana di una città sotto assedio attraverso cinque storie di persone costrette a confrontarsi con la scarsità di cibo e servizi essenziali, la paura e la progressiva perdita della normalità.
I premi della 30ª edizione
ShortsUp – Concorso internazionale di cortometraggi per ragazzi
Vincitore: Backstreet Birds di Gertrūda Nemčauskaitė
Menzioni speciali:
- Prout di Marc-Henri Wainberg
- Triassic Cuddle di Iulia Teodora Turicianu
- Wolfie di Philippe Kastner
AmarCorti – Concorso dedicato ai cortometraggi italiani
Vincitore: Astronauta di Giorgio Giampà
Menzioni speciali:
- Arca di Lorenzo Quagliozzi
- Kushta Mayn – La mia Costantinopoli di Nicolò Folin
I numeri della 30ª edizione
- Oltre 1.500 spettatori
- Oltre 160 articoli pubblicati su testate nazionali e locali
- Oltre 165 mila visualizzazioni complessive sui canali social del Festival
- Circa 300 nuovi follower sulle piattaforme digitali
Michela Paganelli
«Questa edizione ha confermato la vocazione internazionale del Festival e il suo legame profondo con Montone, lasciando il segno di un’esperienza corale, viva e capace di parlare attraverso il cinema il linguaggio della cultura e del confronto. Guardiamo al 2027 con la responsabilità di continuare a costruire uno spazio libero e coraggioso, aperto a lingue, emozioni e visioni differenti».
Maria Teresa Cavina
«La risposta del pubblico ha confermato la vitalità di un Festival che sta diventando anche un laboratorio di idee, progetti e relazioni. La magia di Montone avvicina ospiti, autori e spettatori e crea legami destinati a proseguire oltre la manifestazione. Questa edizione ci ha permesso di riconoscere con maggiore chiarezza la nostra identità e la strada sulla quale continuare a crescere».