a cura di Marco Bèchere

Moreno Burattini, sceneggiatore e curatore storico della serie Zagor, celebra nel 2025 i 35 anni dalla sua prima avventura pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore. In questa intervista esclusiva per Mondospettacolo, curata da Marco Bèchere, Burattini ripercorre la sua carriera straordinaria, dal debutto come fanzinaro agli impegni attuali con Tex, passando per le sfide di mantenere vivo lo Spirito con la Scure in un mercato editoriale in evoluzione. Un viaggio appassionato tra ricordi, bilanci e anticipazioni sul futuro di Darkwood, che rivela il cuore di un autore che ha dedicato la vita al fumetto bonelliano.


Quest’anno festeggi sette lustri (35 anni) da quando per la tua prima storia zagoriana, “Pericolo mortale”, arrivò l’OK della Sergio Bonelli Editore. Che bilancio potresti fare di questo lungo periodo in cui da autore sei passato al ruolo di curatore?

Per essere precisi, pedanti e pignoli come tutti quelli della Vergine (ma sono troppo razionale per credere agli oroscopi, come, appunto, tutti quelli della Vergine) l’OK per “Pericolo mortale” mi arrivò, attraverso una indimenticabile telefonata di Decio Canzio, all’epoca braccio destro di Sergio Bonelli, il 12 ottobre 1989. Fu da quel giorno che ho cominciato a sceneggiare Zagor e non ho più smesso, occupandomi dello Spirito con la Scure, da allora in poi, ogni giorno della mia vita (scrivendo o appuntandomi sempre qualcosa). Ricordo di aver dettato le indicazioni per una pagina da disegnare a Marco Verni, al cellulare mentre mi portavano in sala operatoria per una colecistectomia. La mia prima storia uscì poi in edicola nel 1991, e da lì si calcolano i sette lustri. Il bilancio, dopo tanti anni, potrebbe essere questo: sono state pubblicate dalla Bonelli 30.700 tavole a mia firma, il che mi colloca al quinto posto nella classifica degli sceneggiatori bonelliani di tutti i tempi, dopo Mauro Boselli, Giovanni Luigi Bonelli, Claudio Nizzi e Guido Nolitta. Da Nolitta mi separano solo tremila tavole, forse ce la faccio a fare il più incredibile dei sorpassi. Scherzo: già chiudere la mia carriera nella top five è motivo di grande soddisfazione. Sono editor di Zagor e curatore del parco testate del personaggio dal 2007 e se per diciotto anni mi hanno lasciato in un ruolo di tanta responsabilità vuol dire, credo e spero, che qualcosa di buono devo pur aver fatto. In ogni caso in questo 2025 andrò in pensione lasciando lo Spirito con la Scure al terzo posto fra le serie più vendute della Bonelli, dopo Tex e Dylan Dog. Non male, pensando che nel 1989 si diceva che Zagor aveva fatto il suo tempo e si respirava aria di chiusura.

Fare il curatore di una testata popolare come Zagor, che nell’epoca d’oro superava le 200000 copie vendute al mese, è sicuramente un impegno da far tremare i polsi. Potresti elencarci pro e contro di un tale responsabilità?

Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta tutte le testate bonelliane vendevano cifre stratosferiche. Si parlava di milioni di copie mensili complessive, mezzo milione al mese solo per Tex e Dylan Dog. Poi, fatalmente e lentamente, le cose sono cambiate, non solo in casa Bonelli ma in tutto il comparto fumettistico e, oserei dire, in quello più ampio dell’intera editoria. La progressiva chiusura delle edicole (che ormai sono diventate rare come le cassette delle lettere), l’avvento dei social, il disamore verso la lettura, la concorrenza delle più disparate piattaforme multimediali hanno eroso sempre più il bacino dei fruitori, la cui età anagrafica è andata man mano aumentando senza il ricambio generazionale di un tempo. Di fronte a questo scenario, il sottoscritto ha potuto fare ben poco se non impegnarsi a garantire al pubblico zagoriano, fortunatamente fedele, un prodotto rispettoso della tradizione mantenuto però, con la politica dei piccoli passi, in linea con il cambiamento dei ritmi, dei gusti, delle tecniche di comunicazione. Nel 1990 uno sceneggiatore che aveva lavorato a lungo per lo Spirito con la Scure prima di me e che se ne era da poco andato, mi disse di averlo fatto “per non venire ricordato come quello che aveva fatto chiudere Zagor”. Mi venne il terrore che forse lo avrei fatto chiudere io. Non è andata così, dopo tanto tempo lo si può dire. Vado in pensione con il Re di Darkwood mantenuto sulla cresta dell’onda, come dimostrano le vendite, gli incontri con il pubblico sempre affollati, i forum e i gruppi di discussione, l’entusiasmo di chi mi contatta, la compattezza e lo spirito di squadra degli autori. La responsabilità è stata tanta, ho cercato di non pensarci, di lavorare con passione, di non preoccuparmi per i dati di vendita (lasciati all’esame della direzione), di seguire l’istinto. Se uno pensa alla responsabilità di un incarico come il mio, crolla sotto il suo peso.


La storia scritta da te di cui sei più soddisfatto e, di contro, l’episodio che sempre secondo te, ti è venuto peggio?

Ho cambiato varie volte opinioni sulla storia sceneggiata da me riuscita meglio, mentre sono sempre rimasto convinto di quale sia la peggiore. Nel corso degli anni ho giudicato la mia avventura migliore prima “L’uomo con il fucile”, poi “La palude dei forzati”, poi “L’uomo che sconfisse la morte”, infine (ed è questo il mio verdetto finale) la miniserie in dieci episodi “Zagor: le Origini”. L’episodio riuscito peggio, secondo me, è “Nodo scorsoio”.

Hai cominciato come redattore di una fanzine dedicata al fumetto. Quanto quella esperienza ha influito sul Burattini autore? Cosa pensi del fatto che in certi circoli di appassionati il termine fanzinaro ha assunto una connotazione negativa?

Non ho mai smesso di sentirmi un fanzinaro, perché chi nasce fanzinaro lo è per sempre. E’ probabile che oggi in pochi ricordino che cos’erano e che cosa hanno rappresentato le “fan’s magazine”, le riviste amatoriali, fatte da appassionati (i fans, appunto), in anni in cui si stampavano addirittura con il ciclostile (come appunto la mia prima fanzine, “Collezionare”). A ripensarci sembra incredibile come gruppi di amici fondamentalmente nerd ante litteram lavorassero per dare vita a quattro fogli spillati semiclandestini a diffusione carbonara, che si vendevano all’esterno delle fiere del fumetto. Poi le fanzine si sono evolute grazie anche all’avvento della videoscrittura e dei computer, e si è passati alla stampa in offset e poi a quella tipografica, ma inizialmente gli articoli venivano battuti a macchina e impaginati con colla e forbici. Tuttavia, in tempi in cui Internet era ancora al di là del pensiero, chi voleva informarsi sulla storia del fumetto, sul lavoro degli autori, sulle novità in arrivo, doveva necessariamente cercare notizie in queste rivistine amatoriali, dalle cui redazioni sono usciti poi tantissimi professionisti. Riguardo la connotazione negativa del termine “fanzinaro”, diciamo che chi ha un pregiudizio del genere assume lui una connotazione negativa ai miei occhi.

Ci potresti anticipare le prossime novità del mondo di Darkwood?

Due le cose più notevoli: un numero speciale per il sessantacinquennale (giugno 2026) e una trasferta che durerà alcuni mesi in un paese lontano lontano.

Negli ultimi anni hai scritto anche storie per Tex. Come hai affrontato la sfida di cimentarti con il Ranger più famoso d’Italia?

Ho scritto ormai più di una decina di avventure di Tex, ne sto sceneggiando una per un volume cartonato alla francese, mi sono state chieste altre storie. Io sono un lettore di Aquila della Notte dagli stessi anni in cui ho iniziato a seguire Zagor (e in quanto zagoriano preferivo gli episodi con il Diablero, Mefisto e il Signore degli Abissi a quelli più tipicamente western). Posso poi vantare (ma non lo dico per vantarmi) una lunga bibliografia di saggi e articoli di argomento texiano, perciò potrei definirmi (ma non lo dico perché mi si definisca) uno “storico” del personaggio. Nonostante ciò, ogni volta che mi accingo a sceneggiare una vignetta con dentro il Ranger bonelliano (e boselliano) che deve fare o dire qualcosa, sono in ambasce. Poi ci provo e il più delle volte ci riesco, per mestiere e per passione, ma di nuovo devo ripetere ciò che ho detto riguardo alla responsabilità di un incarico di cui si è investiti: meglio non pensarci o non si va avanti.

I tuoi progetti per il futuro.

Dopo una vita passata a scrivere, mi auguro di morire lasciando un’ultima frase a metà.

L’intervista a Moreno Burattini non è solo un omaggio a un pilastro del fumetto italiano, ma un testamento di passione e resilienza. Dopo decenni di storie indimenticabili e una curatela che ha tenuto Zagor ai vertici delle vendite, Burattini guarda al futuro con umorismo e dedizione, pronto a lasciare un’eredità incompiuta – proprio come desidera. Il suo percorso ispira generazioni di lettori e autori, confermando che lo spirito avventuroso di Darkwood vive oltre le pagine. Grazie a Moreno per aver condiviso questi preziosi insights.

Di MB

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