
“La Torre di Chia è un luogo molto importante per me, è l’ultima casa di Pasolini. Pier Paolo si innamorò di quel rudere ai tempi de Il Vangelo secondo Matteo, un amore a prima vista per quella possibile dimora che si trovava sopra il torrente in cui girammo la scena del battesimo di Cristo. Qualche anno dopo mi disse che l’aveva comprata e che bisognava fare i lavori di ristrutturazione e mi chiese se ero disponibile a fare quei lavori”, è quanto racconta Dante Ferretti, storico scenografo di Pier Paolo Pasolini e già vincitore di vari riconoscimenti, tra cui tre premi Oscar, in merito all’ultima dimora del poeta e regista ora oggetto di un contenzioso legale. E prosegue “cominciai a buttare giù delle idee che gli piacquero molto: gli proposi di utilizzare il legno per dialogare con la natura circostante e soprattutto il vetro che, addossato esternamente alla cinta muraria, lasciava intatto il castello e creava una magica compenetrazione tra architettura e paesaggio. La Torre di Chia è patrimonio dell’anima e del cuore di Pasolini, il mio primo grande Maestro, con cui ho avuto la fortuna di lavorare fino al suo ultimo film”. Un rapporto umano e professionale “che raccontiamo nella mostra ‘Bellezza imperfetta. Io e Pasolini’, ora a Gradara”.
Ferretti ricorda che qualche anno fa “la dimora di Torre di Chia, vincolata dal Ministero dei beni Culturali e rinunciata dallo Stato, necessitando di una importante opera di restauro, fu salvata da un privato che l’acquistò, restaurata per quattro anni sotto la guida della Sovrintendenza e riaperta al pubblico. Oggi un ente agrario privato che gestisce l’area demaniale circostante la proprietà rivendica- dopo 200 anni- un uso civico e chiede l’esproprio senza risarcimento a chi in questi anni si è preso cura di questo bene. Mi auguro che tutto si risolva presto, all’insegna della correttezza e nel rispetto della memoria del grande poeta” , conclude Dante Ferretti.