«Il 25 ottobre del 2013 il mondo perdeva per me il più prezioso dei suoi gioielli». Comincia con queste parole il ricordo che Michela Castello dedica a Piero Tiberi nel tredicesimo anniversario della sua scomparsa, un omaggio nel quale l’ammirazione per il doppiatore si intreccia a una storia personale fatta di ricordi, affetto e una passione che il trascorrere degli anni non ha minimamente affievolito.
Leggendo il suo scritto si comprende quanto sia difficile, per Michela, racchiudere in poche pagine tutto ciò che Piero Tiberi ha rappresentato e continua a rappresentare nella sua vita. La sua voce, ascoltata per la prima volta durante un episodio de Il Grande Mazinga, è rimasta legata ai ricordi dell’infanzia, accompagnandola anche negli anni successivi, quando la curiosità l’ha spinta a conoscere meglio la carriera dell’attore e a scoprire interpretazioni delle quali ignorava l’esistenza.
Colpisce soprattutto la cura con cui Michela ricostruisce il percorso professionale di Tiberi, ricordando personaggi appartenenti al mondo dell’animazione, del cinema e della televisione. Nel suo articolo trovano spazio titoli celebri accanto a produzioni meno conosciute, doppiaggi da protagonista e ruoli secondari, tutti ricordati con lo stesso affetto. Questa attenzione dimostra quanto sia approfondita la sua conoscenza dell’artista e quanto piacere provi ancora oggi nello scoprire un film o una serie televisiva nei quali poter riascoltare quella voce tanto amata.
Particolarmente piacevole è il passaggio in cui Michela racconta di aver seguito persino soap opera e telenovele, pur non amando questi generi televisivi, esclusivamente perché vi recitavano personaggi doppiati da Tiberi. È un particolare spontaneo, capace di strappare un sorriso e di raccontare con semplicità la tenacia di una passione autentica. Anche l’ampio repertorio di interpretazioni che accompagna il suo ricordo testimonia una ricerca paziente, condotta negli anni con il desiderio di conoscere ogni aspetto possibile dell’attività del doppiatore.
Michela riserva parole particolarmente toccanti anche all’uomo che avrebbe voluto conoscere dietro quella voce. Il rimpianto di non avergli mai potuto stringere la mano, insieme al dispiacere per le poche testimonianze disponibili sulla sua vita, occupa una parte significativa del suo scritto. Si avverte il desiderio di scoprire qualcosa del suo carattere, delle sue esperienze e dei rapporti con i colleghi, attraverso ricordi e aneddoti che purtroppo risultano difficili da reperire. È comprensibile, quindi, la sua amarezza nel constatare quanto poco si parli oggi di un professionista che ha contribuito, con il proprio lavoro, a dare voce a personaggi rimasti nella memoria di tanti spettatori.
Apprezzo particolarmente la scelta di Michela di rivolgersi direttamente a Piero Tiberi, mantenendo per tutto l’articolo il tono di una conversazione affettuosa. Il lettore ha quasi l’impressione di assistere a un incontro che l’autrice avrebbe desiderato vivere realmente, durante il quale avrebbe finalmente potuto raccontare al doppiatore quanto le sue interpretazioni fossero state importanti per lei. Ogni riferimento alla sua carriera acquista così un significato personale e restituisce il ritratto di un artista osservato attraverso gli occhi di chi ha seguito il suo lavoro con sincera ammirazione.
Trovo inoltre ammirevole la volontà di Michela di continuare a ricordare Tiberi anche quando il suo nome sembra ricevere meno attenzione di quella che meriterebbe. La memoria degli artisti viene alimentata anche da persone come lei, che dedicano tempo a raccogliere informazioni, condividere ricordi e far conoscere interpretazioni che rischierebbero altrimenti di passare inosservate. Il suo articolo offre ai lettori l’occasione di riscoprire un doppiatore dalla carriera ricca e variegata, attraverso una testimonianza che conserva tutta la sensibilità di chi quelle interpretazioni le ha amate davvero.
La citazione finale, «In missione per conto di Dio», scelta per accompagnare il proprio pensiero fino a Piero Tiberi, è un richiamo affettuoso a The Blues Brothers e rivela ancora una volta quanto i suoi personaggi siano presenti nella memoria di Michela, anche nel momento in cui desidera salutarlo con parole personali.
L’omaggio di Michela Castello merita di essere letto per la ricchezza dei ricordi, per l’attenzione riservata al lavoro di Piero Tiberi e per la sincerità con cui racconta un affetto che dura dall’infanzia. Il suo articolo permette di conoscere meglio un professionista del doppiaggio italiano e lascia trasparire, senza alcun bisogno di nasconderla, la profonda gratitudine di una donna verso un artista che le ha regalato moltissimo attraverso la propria voce. È proprio questa fedeltà ai suoi sentimenti a rendere il ricordo di Michela tanto personale e apprezzabile.
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