Il titolo originale è Nightbreed, ma è come Cabal che venne distribuito nelle sale cinematografiche italiane, nel 1990, il secondo lungometraggio diretto dallo scrittore britannico Clive Barker, tre anni dopo l’ormai classico Hellraiser.
Lungometraggio che, dalla lavorazione piuttosto travagliata, nelle intenzioni dell’autore – che traspone un suo romanzo – avrebbe in realtà dovuto rappresentare il primo tassello di una trilogia, idea poi di sicuro abbandonata a seguito dell’inaspettato flop al botteghino e dell’accoglienza fredda avuta da parte della critica.
Eppure, col suo plot thriller immerso in un fantasioso universo horror, la circa ora e quaranta di visione non ha impiegato molto tempo a trasformarsi in autentico cult del genere, ulteriormente complice, con ogni probabilità, la partecipazione del cineasta David Cronenberg nelle insolite vesti di attore. Colui cui dobbiamo, tra gli altri, Rabid – Sete di sangue e La mosca, infatti, veste i panni del dottor Decker, psicologo che sembra aver preso a cuore la situazione del giovane Aaron Boone interpretato da Craig Sheffer, tormentato da incubi riguardanti una città popolata da mostruose creature chiamata Midian e convinto proprio dal medico che sia il responsabile degli omicidi commessi da un misterioso serial killer mascherato. Non a caso, non sono piccole dosi di splatter a risultare assenti in Cabal, il cui piatto forte, però, è rappresentato dalla varietà di inquietanti figure che rappresentano, appunto, la stirpe delle tenebre di Midian, antico cimitero che Boone raggiunge presto e dove, morso, diventa uno dei mostri emarginati del posto.

Emarginati il cui leader è il Lylesburg dai connotati sotto cui si nascondono quelli del Doug Bradley che incarnò il Pinhead del sopra menzionato Hellraiser, pellicola rispetto alla quale questa fatica barkeriana cercò di distaccarsi per quanto riguarda gli esseri che vivono nascosti agli occhi del mondo portati in scena. Perché, a differenza dei Cenobiti del film datato 1987, i Notturni dovevano presentare un barlume di umanità in modo che lo spettatore potesse identificarsi in essi, nuova razza con cui l’uomo comune si trova a confrontarsi. D’altra parte, con evidenti influenze provenienti dai miti lovecraftiani di Chtulhu e il luogo da incubo in questione che altro non intende essere che una raffigurazione dell’Inferno dantesco dovuta alla grande passione di Barker nei riguardi della letteratura italiana, la metafora che emerge intende chiaramente ribadire che i veri mostri sono gli umani. Mentre il buon Clive fa confluire la genesi, il sesso e la violenza – sue tematiche predilette – in un movimentato racconto per immagini impreziosito da un notevole lavoro scenografico e non privo di spettacolari effetti pirotecnici in un’epoca in cui la CGI ancora non aveva preso piede.
Un racconto per immagini che Eagle pictures include ora nella sua collana 4Kult in un’edizione che, corredata di card da collezione all’interno della custodia amaray inserita in slipcase cartonato, offre ben tre dischi. Cabal, infatti, è presente nella sua versione cinematografica sia in 4K Ultra HD che su supporto blu-ray e su un altro blu-ray nella director’s cut di venti minuti più lunga, ricavata rimuovendone altrettanti di vecchie sequenze per aggiungervene quaranta di materiale inedito. Director’s cut che, caratterizzata da un finale diverso, con alcuni momenti in lingua originale provvisti di sottotitoli italiani abbraccia maggiormente il look di dark fantasy epico pensato dal regista, a differenza del montaggio da tutti conosciuto che mirava invece – per volontà della produzione – a quello di un più commerciale horror slasher. Tra l’altro, cambiano alcuni dettagli sulle morti e i destini di alcuni personaggi; vi sono poi momenti onirici estesi e approfondimenti relativi a Midian e ai suoi abitanti.