Quando ti accade qualcosa di negativo, la prima reazione è sempre la stessa: lamentarti, sentirti vittima, chiederti “perché proprio a me?”È umano. Ma è anche il modo più rapido per restare intrappolato nella stessa identica storia per anni.La verità è che la vita non ti accarezza: ti mette davanti ciò che devi vedere, anche quando preferiresti ignorarlo.Una delusione non è un incidente: è un evidenziatore.Qualcuno che ti usa non è solo cattivo: è un segnale stradale che indica con precisione chirurgica dove stai cedendo, dove stai dando troppo, dove stai svendendo il tuo valore.E tu puoi raccontartela finché vuoi, ma ogni volta che non impari la lezione, la vita te la ripresenta.Più forte. Più chiara. Più difficile da ignorare.Finché smetti di fingere che sia sfortuna e inizi a vedere che è pedagogia brutale.Chiediti con fermezza:”Che cosa sto permettendo?” “Quale parte di me si sta rifiutando di crescere?” “Quale verità sto evitando?”Perché è qui che si separano i lucidi dagli illusi: gli illusi incolpano gli altri, il destino, il mondo. I lucidi guardano le crepe dentro di sé e scelgono di ripararle.Non è questione di “positività”.È questione di responsabilità verso se stessi. La vita non cambia perché speri; cambia perché capisci.E capire richiede uno sforzo che molti evitano per paura di scoprire che non sono solo vittime… ma anche partecipi della propria sofferenza.Metterci volontà non significa giustificare chi ti ha fatto del male.Significa smettere di consegnargli il potere di ripetere la scena all’infinito.Significa interrompere quel loop tossico fatto di stessi errori, stessi schemi, stesse persone con nomi diversi.La vita parla con una voce che non puoi zittire.La domanda è: quante volte vuoi ancora sbattere contro lo stesso muro prima di capire che non è il mondo a essere duro, ma tu a non voler vedere la porta accanto?È semplice: impari, o ripeti.Diventi consapevole, o resti in gabbia con la chiave in tasca.La lucidità fa male, sì…ma l’ignoranza fa un male che non finisce mai.
Carmen Cascone
Diritti d’autore (L.633/1941)
