Da alcune costole rotte nasce “Costole e costine”, il nuovo libro scritto con Michela Minini e prefato da Marco Carena. Un progetto che mescola ironia, fragilità e solidarietà, destinando il ricavato ai bambini in difficoltà.

Intervista a cura di Alessandro Cunsolo

Ci sono incidenti che vorremmo semplicemente dimenticare. E poi ce ne sono altri che, quasi per paradosso, diventano il punto di partenza di qualcosa di completamente nuovo.

È ciò che è accaduto a Lorena Silvia Sambruna e Michela Minini con Costole e costine, un libro nato dopo una caduta di Michela, alcune costole fratturate e una radiografia inviata via WhatsApp.

La risposta di Lorena, invece di essere soltanto una parola di consolazione, è diventata una battuta destinata a lasciare il segno:

«Bene! Questa sarà la copertina del libro!»

Da lì è nato un progetto che affronta la fragilità senza trasformarla in tragedia, ricordando che si può parlare di dolore, paure e debolezze anche con leggerezza.

Il titolo stesso è un gioco: le costole proteggono il cuore, le costine richiamano invece qualcosa di più terreno, conviviale e appetitoso. Due immagini per raccontare l’essere umano, capace di essere fragile e, allo stesso tempo, affamato di vita.

A impreziosire il volume c’è la prefazione di Marco Carena, mentre l’intero ricavato delle vendite sarà destinato alla solidarietà, con particolare attenzione al reparto di Pediatria dell’Ospedale San Paolo di Savona.

A Mondospettacolo, Lorena racconta la nascita del libro, l’amicizia con Michela, il valore dell’ironia e quella convinzione che attraversa tutto il progetto: le ossa possono rompersi, ma non dovrebbe rompersi mai la nostra capacità di amare e di ridere.

“Costole e costine”: il titolo che contiene già una filosofia

Lorena, partiamo proprio dal titolo del tuo nuovo libro, “Costole e costine”. Come nasce questa idea così originale e cosa rappresenta per te?

Il titolo nasce da un gioco di parole, ma anche da una riflessione sulla vita.

Le costole proteggono il cuore, le costine richiamano invece qualcosa di più terreno, conviviale.

Noi esseri umani siamo esattamente questo: un meraviglioso miscuglio di sentimenti e bisogni molto pratici.

Con Michela, la mia coautrice, ci piaceva l’idea di raccontare la fragilità con leggerezza, di parlare delle nostre debolezze senza dimenticare il sorriso.

Non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade, ma possiamo scegliere come condirlo.

Una radiografia su WhatsApp e una battuta che diventa un libro

Hai raccontato che tutto è cominciato da una caduta e da alcune costole rotte. Come sei riuscita a trasformare un episodio doloroso in un’occasione per sorridere e far sorridere gli altri?

Tutto è cominciato con una caduta di Michela, alcune costole rotte, il dolore e le inevitabili difficoltà quotidiane.

Mi manda su WhatsApp la sua radiografia ed io, per sdrammatizzare, le ho detto: «Bene! Questa sarà la copertina del libro!».

Da una situazione che avrebbe potuto lasciare soltanto un brutto ricordo è nata invece l’idea di trasformare un incidente in qualcosa di creativo.

Ci rompiamo, ci ricomponiamo e nel frattempo cerchiamo di non perdere l’appetito per la vita.

Lorena e Michela: prima della scrittura viene l’amicizia

Il libro è stato scritto insieme a Michela Minini. Come vi siete conosciute e come è nata la vostra collaborazione letteraria?

Michela e io ci siamo conosciute al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Condividiamo qualcosa che va oltre la scrittura: l’amicizia. Un’intesa spontanea e quella capacità di capirsi anche senza troppe parole.

La collaborazione è nata dal desiderio di realizzare qualcosa insieme, perché sentivamo che le nostre sensibilità potevano incontrarsi perfettamente, pur mantenendo ciascuna la propria identità.

Scrivere a quattro mani può essere un’esperienza meravigliosa, ma anche una sfida. Come vi siete divise il lavoro?

I momenti divertenti sono stati davvero tanti!

Ci siamo divise il lavoro con grande naturalezza, rispettando ciascuna il proprio stile, ma confrontandoci continuamente tra idee, battute e risate.

Vi assicuro che far ridere qualcuno con le costole fratturate è quasi un attentato alla sua guarigione!

«Siamo tutti un po’ costole e un po’ costine»

Nel presentare il libro hai scritto una frase molto bella: “Siamo tutti un po’ costole e un po’ costine”. Qual è il significato più profondo che desideri trasmettere?

Siamo tutti fragili e affamati.

Fragili perché abbiamo un cuore da proteggere; affamati perché non smettiamo mai di cercare amore, comprensione, felicità e vita.

Le costole rappresentano i sentimenti, le paure, le ferite invisibili.

Le costine rappresentano invece la nostra parte più istintiva: il desiderio di assaporare l’esistenza, di condividere, di godere delle piccole gioie.

Viviamo spesso come se dovessimo dimostrare di essere invincibili, dimenticando che proprio la fragilità ci rende umani.

Le ossa possono anche rompersi. Quello che non dovremmo mai permettere alla vita è di spezzare la nostra capacità di ridere e di amare.

L’ironia come forma di resistenza

Pensi che imparare a ridere anche delle proprie disavventure sia una forma di forza interiore?

Assolutamente sì.

L’ironia è una forma di resistenza.

Ci sono momenti in cui la vita ci mette in ginocchio e non sempre riusciamo a rialzarci immediatamente.

Ma se, anche soltanto per un istante, riusciamo a sorridere, abbiamo già vinto.

Credo anche che ridere di se stessi sia un atto di umiltà: ci ricorda che non siamo perfetti.

Marco Carena e l’umorismo che guarda la realtà di traverso

La prefazione porta la firma di Marco Carena. Come è nato il suo coinvolgimento e cosa ha significato per voi?

Marco Carena possiede una qualità che apprezzo moltissimo: sa guardare la realtà da un’angolazione insolita, cogliendone gli aspetti paradossali e trasformandoli in umorismo intelligente.

Il suo contributo ha aggiunto al libro una nota originale, perfettamente in sintonia con lo spirito del progetto.

Quando si affrontano temi che oscillano tra riflessione e leggerezza, avere accanto qualcuno capace di utilizzare l’ironia con genialità è un valore aggiunto.

E Marco ci è riuscito con la sua inconfondibile personalità.

La fragilità non è debolezza

Dietro l’apparente leggerezza del titolo sembra nascondersi una riflessione importante sulla fragilità umana. C’è un messaggio che speri rimanga nel cuore dei lettori?

Viviamo in una società che ci chiede continuamente di essere forti ed efficienti.

Ma la vita vera è fatta di imperfezioni.

Essere fragili non significa essere deboli. Significa essere vivi.

Le relazioni autentiche non nascono quando mostriamo soltanto il meglio: nascono quando smettiamo di nascondere il resto.

Dobbiamo anche ricordarci che, se qualcuno insiste a volerci spolpare, possiamo dirgli che «le costine sono finite!».

Le persone non sono contorni e, quando senti troppo fumo, cambia aria.

Un libro che vuole fare concretamente del bene

Uno degli aspetti più belli dell’iniziativa è la finalità solidale. Come è nata questa scelta e dove sarà destinato il ricavato?

Per noi è il cuore più importante del progetto.

I bambini non dovrebbero conoscere la fame, la guerra, l’abbandono o la paura di non avere un domani.

Dovrebbero conoscere il gioco, la scuola, gli abbracci e la possibilità di sognare.

Abbiamo quindi scelto di destinare l’intero ricavato delle vendite in beneficenza.

Il nostro desiderio è sostenere in particolare il reparto di Pediatria dell’Ospedale San Paolo di Savona.

Michela conosce da tempo quella realtà e porta nel cuore l’impegno e la dedizione di chi, ogni giorno, si prende cura dei bambini.

Proprio questa sua vicinanza ha rafforzato in entrambe il desiderio di trasformare il nostro libro in un gesto concreto di solidarietà.

La cultura non dovrebbe avere piedistalli, ma mani tese

Quanto credi sia importante utilizzare cultura, scrittura e arte per costruire qualcosa di concretamente utile agli altri?

Credo che la cultura abbia una responsabilità enorme: non limitarsi a raccontare il mondo, ma provare anche a renderlo un posto migliore.

Un libro non fermerà una guerra, non cancellerà la povertà e non risolverà da solo le ingiustizie.

Ma può accendere una coscienza, suscitare una domanda, risvegliare un sentimento.

La cultura diventa ancora più preziosa quando diventa qualcosa da condividere.

Non cambia il mondo quando riempie le biblioteche, ma quando svuota i cuori dall’indifferenza.

La cultura non dovrebbe avere piedistalli, ma mani tese.

Lorena, oltre la scrittura

Chi è Lorena Silvia Sambruna quando non scrive?

Continuo a stupirmi delle piccole cose, forse perché credo che siano proprio quelle a contenere i significati più grandi.

Mi piace viaggiare, leggere, cucinare, andare al cinema e a teatro e stare con le persone.

La poesia non mi abbandona mai: osservo sempre il mondo con gli occhi di chi cerca bellezza e ispirazione.

In fondo, credo che un poeta non smetta mai davvero di scrivere: qualche volta posa semplicemente la penna e lascia che sia la vita a dettargli i versi.

Quanto ai sogni, non ho intenzione di smettere di coltivarli.

Il giorno in cui smettiamo di sognare cominciamo a rinunciare a una parte di noi stessi.

Quando una difficoltà cambia il valore delle cose

C’è stato un momento della tua vita in cui una difficoltà si è trasformata in qualcosa di positivo?

Credo che nella vita di ciascuno esistano momenti che dividono il tempo in un prima e un dopo.

Impariamo a distinguere ciò che conta davvero da ciò che credevamo indispensabile.

Diamo un valore diverso al tempo, agli affetti, alla normalità.

Scopriamo che certe rinascite cominciano semplicemente dal desiderio di vivere ancora pienamente.

Prendere la vita a morsi e leccarsi le dita, proprio come dopo aver gustato una costina!

Prima di consigliare, ascoltare

Se incontrassi una persona che sta attraversando un periodo difficile, quale consiglio le daresti?

Cercherei innanzitutto di ascoltarla.

Troppo spesso, davanti al dolore degli altri, sentiamo il bisogno di pronunciare frasi rassicuranti, come se esistesse una formula capace di sistemare tutto.

Ma chi soffre non ha sempre bisogno di sentirsi dire di essere forte.

A volte ha bisogno di sapere che può anche non esserlo.

Le direi di concedersi il tempo necessario e, soprattutto, di non rinunciare alle piccole possibilità che la vita continua a offrire, come una bella grigliata in compagnia.

L’ironia non si frattura!

Dove trovare “Costole e costine”

Dove possono acquistare il libro i nostri lettori? Sono previste presentazioni e incontri?

Costole e costine è acquistabile su Amazon o tramite la casa editrice Family Editore.

Vorremmo portare il libro tra la gente, organizzare presentazioni, incontri e momenti di condivisione nei quali ironia e riflessione possano incontrarsi.

Le iniziative saranno comunicate attraverso i nostri canali social.

Nel frattempo, però, pare che le costole di Michela abbiano avanzato una richiesta ufficiale:

«Abbiamo saputo che da questa storia è nato un libro. Gradiremmo almeno una percentuale sui diritti d’autore!»

Abbiamo spiegato loro che l’intero ricavato sarà devoluto in beneficenza a sostegno dei bambini in difficoltà.

A quel punto hanno ritirato la richiesta, dichiarando:

«Per una causa così bella siamo disposte a farci in quattro… anche se, a dire il vero, siamo già state a pezzi!»

«Le ossa sostengono il corpo, ma è l’amore a sorreggerci»

Se potessi affidare un messaggio al mondo intero, sapendo che verrà ascoltato da tutti, cosa vorresti dire?

Direi al mondo di guardare.

Di non voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza, alla solitudine e all’indifferenza.

Direi che non abbiamo bisogno di essere eroi, ma di essere profondamente umani.

C’è bisogno di cuori che continuino a battere anche per gli altri.

Le ossa sostengono il corpo, ma è l’amore a sorreggerci.

Ridere senza dimenticare di guardare gli altri

Ringraziamo Lorena Silvia Sambruna per aver condiviso con i lettori di Mondospettacolo una storia che riesce a tenere insieme dolore e umorismo senza banalizzare né l’uno né l’altro.

Costole e costine nasce da un incidente e da una battuta, ma cresce intorno a una convinzione più profonda: essere fragili non significa essere meno forti.

A volte possiamo romperci. A volte abbiamo bisogno di fermarci. E qualche volta la persona che ci è accanto non deve necessariamente trovare una frase perfetta: può semplicemente restare lì e ascoltare.

Lorena e Michela hanno scelto di trasformare quella radiografia in un progetto creativo e, soprattutto, solidale.

Forse è proprio questo il messaggio più bello del libro: se non possiamo impedire alla vita di farci cadere, possiamo ancora decidere che cosa costruire quando ci rialziamo.

Fonte: risposte scritte di Lorena Silvia Sambruna fornite alla redazione di Mondospettacolo. Le dichiarazioni relative a “Costole e costine”, alla collaborazione con Michela Minini, alla prefazione di Marco Carena, alla destinazione solidale del ricavato e alla disponibilità del volume provengono direttamente dall’autrice.

https://www.instagram.com/lorena_silvia_sambruna

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