Dalla passione per le grandi voci del doppiaggio alla scoperta della recitazione, Matteo Altieri racconta il suo percorso, le sue ispirazioni e le aspettative che lo accompagnano verso il mondo dello spettacolo e del cinema
Matteo Altieri si avvicina al mondo dello spettacolo attraverso una delle sue forme più affascinanti e invisibili: la voce. La passione per il doppiaggio lo ha spinto a guardare oltre lo schermo, scoprendo il desiderio di recitare e di dare vita a personaggi sempre diversi. Tra studio, osservazione e tanta curiosità, Matteo immagina un percorso costruito passo dopo passo, con la consapevolezza che il talento nasce dall’impegno e dalla voglia di mettersi continuamente alla prova.
Quando è nata la tua passione per la recitazione e, in particolare, per il doppiaggio?
«La mia passione per la recitazione è nata proprio grazie al doppiaggio. Scoprire il lavoro che si nasconde dietro una voce mi ha fatto capire quanto questo mondo fosse affascinante. Da quel momento ho iniziato a immaginarmi in questo settore e a considerarlo un obiettivo importante della mia vita. Per me non è soltanto una professione, ma un modo per esprimermi e dare valore alle mie passioni».
Che cosa ti affascina maggiormente del cinema?
«Mi colpisce la capacità del cinema di trasformare la realtà. Amo osservare gli effetti speciali, i costumi, il trucco e tutto il lavoro che permette a un attore di diventare qualcun altro. È incredibile vedere come un personaggio possa prendere vita grazie alla collaborazione di tante figure professionali».
Che cosa rappresenta per te il doppiaggio?
«È un’arte che seguo da molto tempo e che considero fondamentale. Mi piace perché unisce tecnica, interpretazione ed emozione. Una voce può rendere indimenticabile un personaggio e trasmettere sensazioni profonde anche senza la presenza fisica dell’attore sullo schermo».
Ci sono doppiatori che consideri dei punti di riferimento?
«Sì, ci sono diverse voci che ammiro e che spesso provo anche a imitare per allenarmi. Tra queste ci sono Luca Ghignone, Claudio Moneta, Gianluca Iacono e Pietro Ubaldi, professionisti che hanno contribuito a rendere iconici moltissimi personaggi».
Che tipo di personaggi ti piacerebbe interpretare?
«Mi piacerebbe interpretare personaggi molto diversi da me. Credo che il bello della recitazione sia proprio poter esplorare caratteri, emozioni e punti di vista lontani dalla propria esperienza personale. È una sfida che permette di crescere sia artisticamente sia umanamente».
Come ti prepareresti per interpretare un personaggio?
«Partirei sempre dall’analisi del personaggio: il suo carattere, le sue motivazioni e gli obiettivi che lo guidano. Solo dopo passerei allo studio delle battute, cercando di comprenderne il significato e l’intenzione per renderle credibili e autentiche».
C’è un genere cinematografico che senti particolarmente vicino?
«Penso che mi troverei bene in produzioni horror e thriller, soprattutto se arricchite da elementi di commedia o sentimentali. Mi piacciono le storie capaci di coinvolgere il pubblico su più livelli emotivi».
Che rapporto hai con l’emotività, soprattutto quando devi esporti davanti agli altri?
«Nella vita quotidiana riesco generalmente a gestire bene le emozioni e a mantenere il controllo. Davanti a una telecamera non ho ancora avuto modo di mettermi davvero alla prova, ma sono curioso di scoprire come reagirei in una situazione del genere».
Ti è mai capitato di improvvisare durante una performance?
«Non ancora. Non avendo avuto esperienze professionali nel cinema o nel teatro, non mi sono trovato in situazioni che richiedessero improvvisazione. È però un aspetto che mi incuriosisce molto e che mi piacerebbe sviluppare in futuro».
Come percepisci la differenza tra recitazione teatrale e cinematografica?
«Da spettatore ho notato che il teatro richiede una presenza più evidente, con movimenti ed espressioni amplificate per arrivare fino all’ultima fila della platea. Davanti alla telecamera, invece, credo sia importante puntare su una recitazione più naturale e realistica, fatta anche di piccoli dettagli che l’obiettivo riesce a cogliere».
Quali sono le tue aspettative per il futuro?
«Il mio desiderio è iniziare concretamente questo percorso e avere l’opportunità di fare esperienza. So che ogni carriera artistica richiede tempo, studio e dedizione, ma sono pronto a mettermi in gioco e a cogliere ogni occasione che possa aiutarmi a crescere».
Con una passione nata dall’ascolto delle grandi voci del doppiaggio e una forte curiosità verso il mondo della recitazione, Matteo Altieri guarda al futuro con entusiasmo e determinazione. Un percorso ancora agli inizi, ma già guidato da una chiara volontà di imparare, sperimentare e trasformare il proprio sogno in una realtà concreta.


A cura di Nora Taylor
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