Ci sono giornalisti che raccontano i fenomeni politici. E poi ci sono quelli che, nel tentativo di demolirli, finiscono involontariamente per crearli.
Matteo Pucciarelli appartiene alla seconda categoria. E per questo, più che criticarlo, dovremmo ringraziarlo.
Era il 17 agosto 2023 quando il Generale Roberto Vannacci conquistò la prima pagina e l’attenzione nazionale. L’intenzione era evidente: trasformarlo nel nuovo bersaglio da consegnare al tribunale dell’indignazione, quello sempre aperto, rapidissimo nelle condanne e rigorosamente sprovvisto di appello.
Il risultato, però, fu leggermente diverso.
Gli italiani si incuriosirono, cercarono il libro, ascoltarono direttamente il Generale e scoprirono che l’uomo dipinto come una minaccia pubblica diceva apertamente ciò che tantissime persone pensavano da anni.
Fu l’inizio dell’ascesa di Vannacci.
Dunque grazie, Matteo. Davvero.
Volevi spegnere una candela e hai acceso un faro. Volevi mettere un uomo alla gogna e gli hai regalato il più grande lancio pubblicitario della sua vita. Un capolavoro di comunicazione politica, seppure realizzato dalla parte sbagliata della barricata.
Da allora il doppiopesismo continua a funzionare con una precisione quasi scientifica. Se parla Vannacci, ogni parola viene analizzata, stirata, capovolta e interrogata sotto una lampada. Si esaminano le virgole, le intenzioni, le espressioni del viso e probabilmente, prima o poi, anche l’oroscopo.
Quando invece certe affermazioni arrivano dalla parte politicamente gradita, improvvisamente compaiono il contesto, la complessità, la prudenza e persino il garantismo.
Per gli avversari c’è il microscopio; per gli amici, il binocolo girato al contrario.
È il giornalismo delle due bilance: con una si pesano persino i sospiri del Generale, con l’altra si fanno sparire interi elefanti nel salotto.
Ma noi non dobbiamo arrabbiarci. Dobbiamo riconoscere i meriti.
Pucciarelli non è un avversario di Vannacci: è il suo inconsapevole responsabile della comunicazione, il suo vero braccio destro, altro che Simoni…Ogni articolo indignato genera attenzione, ogni attacco suscita curiosità e ogni tentativo di scomunica porta nuove persone ad ascoltare direttamente il Generale.
Altro che nemico: Pucciarelli è uno di noi.
Proponiamo dunque un riconoscimento ufficiale: la prima Medaglia al valore pubblicitario involontario, accompagnata da una pergamena con questa motivazione.
“A Matteo Pucciarelli, per aver trasformato una critica in un trampolino, una polemica in un fenomeno nazionale e un Generale in un leader.”
E magari assegniamogli anche la tessera numero uno di Fortuna Nazionale – Pucciarelli: il movimento di chi porta fortuna agli altri senza nemmeno accorgersene.
Continui pure a scrivere. Continui a indignarsi. Continui a mettere Vannacci al centro della scena.
Il Generale avanza, Pucciarelli pubblica e gli italiani si incuriosiscono.
In fondo, squadra che vince non si cambia.
Renato Faller
