Per Michele Montani la passione dà il via al percorso, mentre lo studio la trasforma in qualcosa di concreto: dal clarinetto al canto, fino alla formazione al CET di Mogol. Con “Isole” affronta la solitudine dietro la connessione continua, intrecciando osservazione e vissuto personale. Nell’intervista riflette anche sui social, utili per raggiungere il pubblico ma capaci di mettere in primo piano l’immagine a scapito della sostanza. Intanto, dopo il singolo, ha già nuovi temi da trasformare in musica.
Per te la musica è uno spazio intimo in cui i pensieri diventano suono e voce. Quanto contano la passione e lo studio nel tuo percorso, dal clarinetto al canto e alla formazione al CET di Mogol?
Contano entrambi, allo stesso modo. La passione è il motore, quella che ti fa cantare ancora prima di parlare, per così dire. Lo studio, invece, è ciò che ti permette di trasformarla in qualcosa di concreto. Il clarinetto mi ha insegnato la disciplina, il canto e il CET mi hanno dato carta, penna e microfono. Senza passione lo studio diventa arido; senza studio, la passione rischia di restare un sogno nel cassetto.
Con “Isole” affronti la solitudine e la difficoltà di comunicare nonostante l’iperconnessione. Quali temi volevi mettere al centro e perché hai scelto proprio questo titolo?
Volevo mettere al centro la solitudine che si nasconde dietro la connessione continua: siamo a un click di distanza l’uno dall’altro, eppure fatichiamo a dirci le cose più semplici. Il titolo è venuto quasi da sé, perché l’isola è un’immagine perfetta: è distanza, certo, ma anche identità, unicità. E poi, a guardarla bene, un’isola è terra, qualcosa di solido che il mare non può portare via. Mi piaceva questa doppia lettura.
Osservi spesso il modo in cui le persone si relazionano e racconti la realtà senza filtri. Quanto c’è di autobiografico nelle tue canzoni?
Tanto, anche quando non sembra. Anche quando racconto qualcosa che osservo negli altri, alla fine ci sono dentro anch’io: in Isole c’è la mia stessa fatica, per anni, di mostrarmi per quello che sono. Stare Senza Te, invece, nasce da una mancanza vissuta sulla mia pelle. Non saprei cantare qualcosa che non sento mio: credo che il pubblico se ne accorgerebbe subito.
Quanto pensi che i social possano aiutare o meno un artista a farsi conoscere e a creare un legame autentico con il pubblico, proprio in un’epoca in cui siamo sempre connessi?
Possono aiutare tantissimo, sarebbe ipocrita dire il contrario: oggi un artista può arrivare a chiunque, ovunque, senza intermediari. Il rischio, però, è proprio quello di cui parlo in Isole: costruire un’immagine perfetta e perdere per strada la sostanza. Credo che il segreto sia usarli con sincerità, mostrando anche il dietro le quinte, le prove, i dubbi. Se dietro il profilo c’è una persona vera, il legame con chi ti segue diventa autentico.
Dopo “Isole”, vorresti concentrarti sulla promozione del singolo e poi dare forma a un nuovo inedito. Quali saranno i tuoi prossimi passi discografici?
Per ora tutta la mia attenzione è su Isole, che merita tutto il tempo e la cura possibili. Poi mi piacerebbe chiudere un nuovo inedito: ho già qualche tema in mente, sempre legato al modo in cui ci relazioniamo con gli altri. Se poi i brani inizieranno a “parlarsi” tra loro, chissà, potrebbe nascere anche un disco. Ma un passo alla volta.
Sempre a proposito di social, dove possiamo seguirti e trovare aggiornamenti sulla tua musica?
Mi trovate su Instagram come michele_montani e su YouTube, dove c’è anche il videoclip di Isole, mentre il brano è disponibile su tutte le piattaforme digitali. Scrivetemi pure: mi fa sempre piacere leggere cosa vi arriva delle mie canzoni!