La Segreteria di Stato ribadisce la propria posizione sugli ordini equestri e sull’utilizzo dei luoghi sacri per le investiture. Nel confronto intervengono Carlo Alberto Biggini e Lali Panchulidze, richiamando il valore della verità storica, della cultura e della solidarietà.

Di redazione

Fare chiarezza sui riconoscimenti e proteggere le persone in buona fede dagli abusi. È questo il senso della precisazione sugli ordini equestri diffusa dalla Segreteria di Stato della Santa Sede il 10 ottobre 2026, in risposta alle numerose richieste di informazioni riguardanti organizzazioni dedicate a santi o che utilizzano denominazioni sacre.

Il documento ribadisce una posizione già espressa in passato, anche nella nota del 16 ottobre 2012. Il richiamo riguarda il riconoscimento da parte della Santa Sede, il valore attribuito ai diplomi e alle insegne e l’impiego di chiese e cappelle per cerimonie che potrebbero generare equivoci.

Un tema nel quale è essenziale distinguere ciò che un’organizzazione dichiara di rappresentare da ciò che le autorità competenti riconoscono effettivamente.

Quali ordini sono indicati dalla Santa Sede

La precisazione elenca innanzitutto i cinque ordini equestri propri della Santa Sede: l’Ordine Supremo del Cristo, l’Ordine dello Speron d’Oro, l’Ordine Piano, l’Ordine di San Gregorio Magno e l’Ordine di San Silvestro Papa.

Oltre a questi, il documento indica soltanto il Sovrano Militare Ordine di Malta, il cui nome completo è Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La Santa Sede precisa inoltre di non voler modificare questo orientamento. Per gli altri ordini richiamati dalla nota, siano essi di nuova costituzione o presentati come continuazioni di realtà medievali, dichiara di non poterne garantire la legittimità storica e giuridica, le finalità e l’organizzazione.

Chiese e investiture: evitare un’apparenza di riconoscimento

Una parte del chiarimento riguarda i luoghi nei quali vengono svolte le cerimonie.

La Santa Sede considera non appropriato l’utilizzo di chiese e cappelle per le cosiddette cerimonie di investitura dei sodalizi non riconosciuti. Conferma inoltre di non attribuire valore ai diplomi cavallereschi e alle relative insegne rilasciati da queste organizzazioni.

La finalità dichiarata è prevenire equivoci e abusi, anche quelli legati al rilascio illecito di documenti e all’uso indebito dei luoghi sacri.

Il punto, quindi, non è soltanto il cerimoniale: è evitare che una cornice religiosa possa essere interpretata dalle persone come una garanzia istituzionale che non esiste.

Ordini dinastici e riconoscimento pontificio: non confondere i piani

Il materiale trasmesso alla redazione richiama anche gli ordini di Stati sovrani, di altre Chiese cristiane e di dinastie già regnanti, citando l’Ordine Costantiniano di San Giorgio e l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Occorre però una precisazione: questi riferimenti non compaiono nell’elenco della nota vaticana del 10 ottobre 2026. Non è quindi corretto presentarli come un’estensione del riconoscimento annunciata da quel documento.

La storia di un ordine, la sua posizione in un determinato ordinamento e il riconoscimento da parte della Santa Sede sono questioni da documentare separatamente. Allo stesso modo, la sola mancata inclusione nell’elenco non basta, di per sé, per formulare accuse di frode contro una specifica organizzazione.

La chiarezza richiede attenzione in entrambe le direzioni: non attribuire riconoscimenti non documentati e non trasformare una precisazione istituzionale in accuse indiscriminate.

Carlo Alberto Biggini: salvaguardare la tradizione autentica

Sul tema interviene Carlo Alberto Biggini, indicato nella comunicazione ricevuta come vicepresidente dell’associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea e membro della Fondazione Ordine Mauriziano di Torino.

«La Chiesa Cattolica ha solo ricordato e ribadito la sua posizione ufficiale in materia. È doveroso e giusto salvaguardare l’autentica tradizione cavalleresca cristiana», dichiara.

Le sue parole richiamano la necessità di proteggere il significato storico e culturale della tradizione cavalleresca, evitando che venga ridotta all’esibizione di titoli, diplomi o insegne.

Lali Panchulidze: verità storica, cultura e solidarietà

Nel testo fornito alla redazione compare anche l’intervento di Lali Panchulidze, presentata come contessa georgiana.

«Sugli ordini cavallereschi, la Chiesa Ortodossa è perfettamente in linea con quella Cattolica, dobbiamo tutelare la verità storica, fare cultura e solidarietà, combattere ignoranza e imbroglioni», afferma.

Il riferimento alla posizione ortodossa resta una valutazione espressa da Panchulidze: nel materiale ricevuto non è accompagnato da un documento ufficiale delle autorità ecclesiastiche interessate.

Il suo intervento pone comunque al centro tre obiettivi dichiarati: la conoscenza della storia, la promozione culturale e l’impegno solidale.

Tutelare la tradizione significa anche informare correttamente

Il richiamo della Santa Sede e le dichiarazioni ricevute offrono l’occasione per affrontare un argomento nel quale parole come ordine, riconoscimento e investitura richiedono particolare precisione.

Per Mondospettacolo, raccontare questo mondo significa dare spazio al suo patrimonio culturale senza rinunciare alla verifica delle affermazioni. La solennità di una cerimonia non può sostituire la documentazione, così come il richiamo alla tradizione non esonera dal chiarire quale autorità riconosca un determinato sodalizio.

La tutela della buona fede comincia anche da qui: distinguere i documenti dalle interpretazioni e il prestigio dichiarato dai riconoscimenti effettivamente attestati.

Fonti: Segreteria di Stato della Santa Sede, «Precisazione in merito agli Ordini Equestri», 10 ottobre 2026, per l’elenco degli ordini, il mancato riconoscimento degli altri sodalizi richiamati e la finalità di prevenire equivoci e abusi. Vatican Press
Vatican News, «Ordini equestri, solo sette quelli riconosciuti dalla Santa Sede», 10 ottobre 2026, per il riepilogo dei riconoscimenti, dei diplomi e delle indicazioni sull’uso di chiese e cappelle; precedente precisazione della Segreteria di Stato del 16 ottobre 2012. Vatican News
Le dichiarazioni di Carlo Alberto Biggini e Lali Panchulidze, con le qualifiche riportate, provengono dal testo fornito alla redazione.

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