“Pascalotto” resta ad Atrani: il maestro Paolo Sandulli dona al Comune il ritratto di un pescatore della Costiera

L’opera entrerà a far parte della collezione del Museo della Ceramica “Matteo Di Lieto”

Atrani, 27 ottobre 2026 – Il pittore e scultore Paolo Sandulli ha donato al Comune di Atrani il dipinto «Pascalotto». L’opera era esposta nella mostra allestita al Museo della Ceramica “Matteo Di Lieto”, in Piazzale Marinella, sulla spiaggia di Atrani. La mostra, curata da Alessandro Meo con il patrocinio del Comune, ha messo in dialogo i dipinti di Sandulli con le fotografie di Cyril Kobler. Con questo gesto, entrambi gli artisti hanno scelto di lasciare una propria opera alla comunità. La Giunta Comunale procederà all’acquisizione del dipinto, che sarà esposto in modo permanente nel Museo.

«Pascalotto» ritrae di spalle un pescatore di Praiano degli anni Sessanta, che porta sulle spalle una rete colma di pesci e guarda il mare. «È un’immagine non retorica», spiega l’autore. «È dedicata agli uomini della Costiera Amalfitana che hanno consacrato la loro vita al mare. Pascalotto, con la rete piena sulle spalle, si congeda serenamente dal suo amato mare.»

Paolo Sandulli nato ad Avellino nel 1949, Sandulli ha studiato due anni Architettura a Napoli. Ha poi frequentato all’Accademia di Belle Arti di Napoli il corso di pittura di Giovanni Brancaccio. Si è diplomato in pittura a Roma, dopo tre anni con il maestro Franco Gentilini. Per cinque anni ha lavorato a Parigi alla Ruche, la storica residenza-studio di Chagall, Soutine e Archipenko. Nel 1980 ha aperto uno studio a Napoli, dove è rimasto sei anni lavorando con la Galleria Mediterranea, presentato da Paolo Ricci. Si è poi trasferito nel Bergamasco, alla Ca’ Rossa di Mapello. Dal 1993 vive a Praiano, dove si dedica anche alla scultura e alla terracotta.

Sue opere si trovano nel giardino di Palazzo Murat a Positano e al Bellevue Syrene di Sorrento. Altre sono al ristorante L’Olivo del Capri Palace di Anacapri e nelle ville e nella torre dell’isola de Li Galli. Quadri e sculture fanno parte di collezioni private in Italia e all’estero.

La sua pittura racconta un mondo che va scomparendo: pescatori che tirano le barche in secco, pesche notturne alla lampara, uomini che rammagliano le reti. Accanto a loro compaiono torri costiere, case-cubo e i pesci del nostro mare: aguglie, alici, polpi, murene. È un dialogo continuo con gli artisti che, nel Novecento, hanno trovato in Costiera un rifugio e una fonte d’ispirazione. Fra questi Michele Theile, Peter Ruta e Massimo Capodanno, che Sandulli ha conosciuto e frequentato.

«Voglio esprimere il mio più profondo ringraziamento al maestro Paolo Sandulli per aver donato questa opera al Comune di Atrani», dichiara Gennaro “Rino” Mangieri, coordinatore del Museo a cielo aperto di Atrani. «Donare un’opera d’arte non è un gesto scontato. Significa credere nel bene comune, significa lasciare un segno. Significa dire: “questa è anche casa mia e voglio renderla più bella”. Quest’opera sarà patrimonio di tutti e resterà per le generazioni future, a testimoniare l’amore per la cultura e per il nostro territorio. Grazie per la generosità, per la sensibilità artistica e per l’affetto dimostrato verso la comunità di Atrani. Il Comune saprà custodirla e valorizzarla con cura.»

«Ringrazio di cuore il maestro Sandulli per un dono che parla direttamente all’anima di Atrani», dichiara il Sindaco Michele Siravo. «Pascalotto è un pescatore di Praiano, ma potrebbe essere uno qualsiasi dei nostri padri e dei nostri nonni. Sono gli uomini che tiravano le barche sulla spiaggia di Marinella e vivevano del mare e con il mare. Atrani è nata dal mare, ed è giusto che questo ritratto trovi casa nel nostro Museo, a pochi passi da quella spiaggia. Le opere di Paolo Sandulli e di Cyril Kobler lasciano alla nostra comunità molto più di un ricordo della mostra: diventano parte stabile del nostro patrimonio. Ringrazio il curatore Alessandro Meo e Rino Mangieri, che hanno reso possibile tutto questo. Continueremo ad aprire le porte di Atrani all’arte, perché la cultura è il modo più bello per custodire la nostra identità.»

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