Sritto da Dino Tropea
Fregene, 18 agosto. Il concerto di Patty Pravo patrocinato dal Comune di Fiumicino, parte integrante del programma sere d’estate 2025 che prevede date fino al 20 settembre, ha trasformato la serata in un viaggio emozionante attraverso oltre cinquant’anni di musica. Una scaletta che intreccia successi immortali, tributi a Battisti e Vasco Rossi, e l’eco dell’ultimo album autobiografico.
Il 18 agosto a Fregene Patty Pravo ha trasformato Piazza della Polisportiva in un tempio della musica italiana con un concerto gratuito che ha richiamato folle da tutta la zona. Patrocinato dal Comune di Fiumicino, l’evento si è trasformato in un viaggio emozionante attraverso oltre cinquant’anni di musica: una scaletta che ha intrecciato successi immortali, tributi a Battisti e Vasco Rossi, e l’eco dell’ultimo album autobiografico.

Il cielo stellato di Fregene ha fatto da cornice alla serata, ancora tinto dai colori del tramonto quando la piazza ha iniziato a riempirsi. Pubblico ordinato, famiglie, ragazzi, coppie, generazioni diverse accomunate dallo stesso desiderio: vivere non solo un concerto, ma un incontro con la storia. Ad aprire ufficialmente l’evento è stata la vicesindaco Giovanna Onorati, che ha portato i saluti istituzionali sottolineando l’impegno del Comune nel promuovere spettacoli di qualità, capaci di toccare tutte le frazioni del vasto territorio di Fiumicino e di portare sul palco nomi come Amedeo Minghi e, appunto, Patty Pravo. Non un gesto di facciata, ma un investimento convinto: fare della musica, della cultura uno strumento di comunità.
Quando Patty è salita sul palco, elegantissima, con il suo passo sicuro e il carisma intatto, il pubblico ha capito subito che stava per assistere a qualcosa di speciale. «Buonasera a tutti, mi siete mancati», ha detto con un sorriso che ha fatto esplodere l’applauso. E già dalle prime note del suo singolo estivo di debutto, Buonasera (Africana), la serata ha preso il ritmo della memoria e dell’energia.

La scaletta è stata un viaggio a più strati. Cerco di non cercarmi, scritta da Ivano Fossati, ha riportato al centro il tema del desiderio e della fuga, la contraddizione eterna che appartiene a tutti. Poi Ragazzo triste, il brano con cui Patty ha mosso i primi passi negli anni Sessanta, e che ancora oggi conserva intatta la forza di raccontare la solitudine di una generazione in cerca del proprio posto nel mondo — una solitudine che, a distanza di decenni, resta un tema attualissimo tra i giovani di oggi.
Canzone dopo canzone, il tempo sembrava non esistere: il pubblico cantava, applaudiva, e nelle prime file si intravedeva un volto familiare. Tra il pubblico, in una sobria veste estiva, anche Mara Venier — “la zia”, come l’hanno affettuosamente chiamata in molti — amica e corregionale di Patty. Non ha resistito alla tentazione di unirsi al canto, seguendo ogni brano come una spettatrice qualsiasi, con lo sguardo lucido di chi conosce ogni parola a memoria
Quando Patty ha introdotto La libertà, il messaggio è diventato attuale come non mai. In un’epoca segnata da conflitti e limitazioni, la sua voce ha fatto vibrare l’idea che senza libertà non esista arte, né amore. Poi l’omaggio a Lucio Battisti con Il mio canto libero, eseguito con un’intensità che ha reso il brano non una semplice cover ma un dialogo con la storia della musica italiana. Un canto che univa generazioni, un inno senza tempo.
La band, guidata dal maestro Luca Proietti pianista e direttore musicale, ha dato al concerto una struttura raffinata e potente. Il maestro è noto per aggiungere un Layer moderno alle canzoni contribuendo a rendere i concerti freschi e coinvolgenti.
L’equilibrio tra eleganza e grinta ha reso ogni passaggio un quadro sonoro. Il pubblico ha ballato su Portami al mare, un brano che evoca leggerezza e desiderio di evasione, ma anche il bisogno di tornare alle radici più semplici. Con Voglio trovare un senso, tributo a Vasco Rossi, Patty ha spostato il tono verso la ricerca interiore: parole che parlano di smarrimento, ma anche di resilienza, di quella volontà di dare significato alle cose nonostante il caos.
E poi Tripoli 69, viaggio psichedelico e visionario, testimonianza di un’epoca di sperimentazioni che Patty ha saputo rendere eterna. I giardini di Kensington hanno aggiunto una nota poetica, sospesa, capace di trasformare la piazza in un sogno collettivo.
Uno dei momenti più intensi è stato …E dimmi che non vuoi morire, il brano portato a Sanremo nel 1997. «So che vi piace molto questo pezzo», ha detto Patty prima di cantarlo. E le sue parole sono state profetiche: il pubblico ha accompagnato ogni nota, ogni respiro, trasformando la canzone in un rito condiviso. Non solo un successo sanremese, ma una confessione di fragilità e forza insieme.
Il finale è stato un crescendo. Non potevano mancare i grandi classici che hanno reso Patty immortale: Pazza idea, La bambola e Pensiero stupendo. Tre inni che il pubblico ha cantato in coro, urlando il suo nome, «Nicoletta», con affetto e riconoscenza. Una chiusura che non è stata solo celebrazione, ma dichiarazione d’amore reciproca tra artista e spettatori.

Al di là dei brani, Patty ha parlato spesso, condividendo ricordi e riflessioni. Ha raccontato di suo padre al pianoforte, del bisogno di non dimenticare l’amore, delle paure superate e delle strade percorse. Ogni aneddoto sembrava cucito sulla musica, rendendo la serata più intima che protocollare. Non era solo un concerto, era un dialogo, una confessione.
In questo percorso si è sentita anche l’eco del suo ultimo disco autobiografico, Ho Provato Tutto definito da lei stessa «il più sincero della mia vita». Un lavoro che racconta fragilità, rinascite e ombre, specchio fedele di un’artista che non ha mai avuto paura di mostrarsi per quello che è. Molti dei temi affrontati in quell’album si sono riflessi nelle scelte della scaletta: la libertà, la ricerca di senso, la paura di perdersi e la necessità di ritrovarsi. È come se Patty avesse cucito un filo invisibile tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che continua a essere.
Il pubblico di Fregene, numerosissimo, non si è limitato ad ascoltare. Ha cantato, ballato, urlato parole di apprezzamento, trasformando la piazza in un coro unanime. C’era entusiasmo, ma anche commozione. Perché un concerto di Patty Pravo non è mai solo intrattenimento: è un’esperienza emotiva, un viaggio in cui ognuno ritrova una parte di sé.
Patty, da parte sua, non ha concesso pause se non qualche sorso d’acqua. Per oltre novanta minuti ha tenuto il palco con una forza che smentisce il tempo. Elegante, fine, vicina alle persone, ha dimostrato che la sua aura di diva non ha nulla di distante o irraggiungibile. Anzi, la sua capacità di abbattere la distanza tra sé e il pubblico è stata la chiave di una serata riuscita.
Alla fine, quando ha salutato il pubblico, le sue parole erano semplici ma cariche di emozione: «Grazie, davvero. Questa serata me la porterò dentro». E l’applauso, lungo e affettuoso, sembrava volerle dire che la piazza di Fregene non l’avrebbe dimenticata.
Il concerto del 18 agosto a Fregene non è stato solo un evento musicale, ma un atto d’amore tra un’artista e il suo pubblico. Patrocinato dal Comune di Fiumicino, ha dimostrato come la cultura possa unire, portare bellezza e creare momenti di condivisione autentica. Patty Pravo ha offerto una scaletta densa, attraversando oltre cinquant’anni di carriera, omaggiando colleghi come Battisti e Vasco Rossi, ma soprattutto raccontando sé stessa, la sua storia, le sue emozioni.
Patty si conferma ancora una volta “la divina”: elegante, intensa, ribelle, capace di rinnovarsi senza mai tradire la propria identità. La sua voce non è solo strumento musicale, ma memoria, esperienza, vita vissuta. In un mondo che cambia velocemente, la sua presenza resta un punto fermo, un faro di autenticità.
E se è vero che la musica è il linguaggio universale, quella sera a Fregene Patty Pravo ha parlato al cuore di tutti, senza traduzioni necessarie. Ha ricordato che l’amore, la libertà e la ricerca di senso sono temi più attuali che mai. Ha dimostrato che il tempo non toglie forza alle canzoni, ma le arricchisce di significati nuovi.
E così, tra applausi, voci che cantavano in coro e occhi lucidi, Fregene ha vissuto una notte destinata a restare nella memoria collettiva. Una notte elegante, intensa, ribelle. Una notte di Patty Pravo.

