Con un incasso mondiale di oltre cinquecento milioni di dollari a fronte di un budget di appena settecentocinquantamila, Obsession è stato salutato come un autentico fenomeno cinematografico del 2026.
Produzione della Blumhouse di Jason Blum, il lungometraggio d’esordio di Curry Barker si costruisce su una piuttosto particolare storia d’amore, senza disdegnare un certo humour, nero, graffiante quanto basta e inaspettatamente dosato.
La storia è quella del giovane Bear interpretato da Michael Johnston, commesso di un negozio di articoli musicali innamorato della propria collega Nikki, ovvero Inde Navarrette, la quale ha fatto breccia nel suo cuore tanto che farebbe qualsiasi cosa per lei. Riuscito a rimediare un’uscita a quattro con gli altri due colleghi e fidanzati Ian e Sarah, rispettivamente incarnati da Cooper Tomlinson e Megan Lawless, Bear fa da accompagnatore a Nikki cogliendo l’occasione per sapere se anche lei sia interessata a lui; ma lo sbaglio che commette è quello di esprimere un desiderio che, una volta avveratosi, lo risucchia in un incubo ad occhi aperti. Da questo momenti, infatti Nikki comincia a manifestare un interesse maniacale nei confronti di Bear, soffocando la sua esistenza fino a portarlo all’esasperazione, con conseguenze ben peggiori di quanto previsto.

E, facendo dell’elemento disturbante un proprio punto di forza, Obsession stesso si rivela un’esperienza dagli esiti inimmaginabili grazie ad una sapiente regia che trascina lo spettatore nel mezzo di un racconto pregno di malsano senso narrativo, con annessa descrizione di giovani personaggi ricchi di sfaccettature prive di un vero equilibrio emotivo.
Un film che non risparmia parentesi malsane come anche momenti splatter, rendendo la a suo modo “misera” atmosfera parecchio funzionale ad un racconto per immagini che parla di sentimenti maniacali e possessività ricorrendo ad una certa intelligenza; oltretutto impreziosito dalle buone performance sfoggiate dei due protagonisti Johnston e Navarette, i quali riempiono la scena a suon di validi duetti esasperanti.
Insomma, con il sempreverde utilizzo del sonoro che aiuta l’economia spaventosa del prodotto finale e una scrittura immersa in un contesto alienante (e alienato) memore di operazioni quali Talk to me dei fratelli Philippou o Sotterrando la mia ex di Joe Dante, Obsession sguazza tranquillamente tra cinema dell’orrore e black comedy riuscendo, al contempo, a fare il punto su cosa significhi amare o essere amati veramente in questi dispersi e cinici tempi del XXI secolo.
In collaborazione con Plaion pictures, Universal lo rende disponibile in un’edizione home video che lo dispensa sia in 4K Ultra HD che su blu-ray, entrambi corredati di extra – privi di sottotitoli italiani – rappresentati dal commento audio del regista e da diciannove minuti di dietro le quinte.