Oltre quattordici anni davanti all’obiettivo, la scoperta della fotografia e del video, uno studio da vivere ogni giorno e un progetto dedicato ai droni insieme al compagno. Paola racconta un percorso nel quale la curiosità continua a contare più della ricerca della perfezione.

Intervista a cura di Alessandro Cunsolo

Quando ripensa alla propria carriera, Paola Alpago non sceglie una sola fotografia per raccontarsi. Preferisce l’insieme: le immagini che ricordano una persona, quelle legate a un viaggio, quelle che restituiscono una fase della vita. In oltre quattordici anni davanti all’obiettivo si è vista cambiare, e ogni esperienza ha contribuito a costruire il suo percorso.

Poi è arrivata la curiosità per ciò che accadeva dall’altra parte della macchina fotografica: la luce, l’inquadratura, le scelte attraverso cui un’immagine prende forma. «A un certo punto non mi bastava più solo interpretare un’idea, avevo voglia anche di crearla», racconta. Da quel desiderio sono nate altre possibilità espressive, nella fotografia e nel video.

A Mondospettacolo, Paola parla della sintonia sul set, della sensualità, del rispetto dei limiti e di ciò che l’esperienza le ha insegnato sul rapporto con il proprio corpo. Racconta anche lo studio fotografico che fa parte della sua casa e il progetto professionale che sta costruendo insieme al compagno nel settore dei droni: nuove direzioni che si aggiungono alle precedenti, senza cancellarle.

Gli esordi e quattordici anni di esperienze

Paola, sono oltre quattordici anni che lavori come fotomodella. Se tornassi al tuo primissimo shooting, cosa diresti oggi a quella ragazza che si trovava per la prima volta davanti a un obiettivo?

Le direi di non avere paura di non sentirsi subito all’altezza e di fidarsi un po’ di più di se stessa. Di vivere quel momento con curiosità, senza pensare di dover dimostrare qualcosa o di dover essere perfetta.

Dopo più di quattordici anni, penso che la cosa più bella sia aver capito che non esiste una versione perfetta di noi stessi da raggiungere. C’è un percorso fatto di esperienze, errori, occasioni, cambiamenti e crescita.

Quindi le direi: divertiti, sii curiosa, ascoltati e non cercare di essere diversa da quello che sei. Con il tempo capirai che sono proprio le tue caratteristiche, anche quelle che magari all’inizio consideri dei difetti, a renderti riconoscibile e a fare la differenza.

Come è iniziato tutto? Ricordi il momento preciso in cui hai capito che la fotografia non sarebbe stata soltanto un’esperienza occasionale, ma avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Non ricordo un momento preciso. Avevo poco più di vent’anni e alcuni amici fotografi mi hanno coinvolta nei primi shooting. Era un’esperienza nuova, che trovavo divertente e stimolante, e mi piaceva soprattutto l’idea di mettermi alla prova, anche se non ero particolarmente sicura di me.

Poi, con gli anni, hanno iniziato ad arrivare sempre più richieste e apprezzamenti da parte dei fotografi e così ho capito che forse poteva esserci qualcosa di più. È successo tutto un po’ alla volta, senza che me ne rendessi davvero conto.

In questi anni hai lavorato con moltissimi fotografi, sia in Italia sia all’estero. Quanto ti hanno cambiata professionalmente e personalmente esperienze, culture e modi diversi di intendere la fotografia?

Mi hanno cambiata molto, soprattutto perché dopo tanti anni ho capito che la fotografia non è mai soltanto tecnica o estetica, ma è anche il modo in cui una persona guarda un’altra persona.

Lavorare con fotografi diversi, in Italia e all’estero, mi ha permesso di confrontarmi con sensibilità, culture e approcci completamente diversi. Questo confronto mi ha fatto vedere la fotografia da prospettive sempre nuove e mi ha insegnato ad adattarmi, a lasciarmi sorprendere e anche a non dare mai per scontato quello che faccio.

Dopo tanti anni, ogni shooting può ancora insegnarmi qualcosa.

Hai partecipato a pubblicazioni, mostre e campagne per brand di abbigliamento, lingerie, eyewear e gioielleria. Qual è il lavoro che, ancora oggi, consideri una tappa particolarmente importante della tua carriera?

Non credo di avere un singolo lavoro che considero più importante degli altri. Nel corso degli anni ci sono state pubblicazioni, campagne, mostre e collaborazioni che hanno avuto un significato diverso, in momenti diversi della mia vita, e faccio fatica a sceglierne una in particolare.

Credo che, più che un singolo progetto, sia stato proprio l’insieme di tutte queste esperienze a costruire il mio percorso. Ognuna mi ha dato l’opportunità di conoscere persone, confrontarmi con realtà diverse, sperimentare e, soprattutto, continuare a mettermi in gioco.

Forse è proprio questo che considero la parte più importante della mia carriera: il fatto che, dopo tanti anni, ci siano ancora esperienze nuove capaci di incuriosirmi e di farmi venire voglia di scoprire qualcosa di diverso.

Dopo quattordici anni davanti alla macchina fotografica, cosa riesce ancora a emozionarti durante uno shooting?

La connessione che si crea con il fotografo e l’energia che nasce sul set. Trovo ancora molto affascinante vedermi cambiare a seconda di chi ho davanti e del tipo di sintonia che si crea in quel momento.

A volte mi riconosco subito nelle immagini, altre volte scopro un lato di me che non avevo mai visto prima. Credo che sia proprio questa imprevedibilità a rendere ogni shooting ancora speciale.

Sintonia, sensualità e rispetto sul set

Quando arrivi su un set capisci rapidamente se esiste sintonia con il fotografo? Quali sono le caratteristiche che ti fanno pensare: “Con questa persona posso davvero creare qualcosa di bello”?

Sì, di solito lo capisco abbastanza in fretta. Per me conta molto sentirmi a mio agio e capire che c’è fiducia da entrambe le parti.

Mi piace quando il fotografo sa quello che vuole, ma allo stesso tempo lascia spazio alla spontaneità. Quando c’è una buona energia sul set e ci si capisce senza dover spiegare troppo, sento subito che può nascere qualcosa di bello.

Nei tuoi lavori convivono eleganza, moda e sensualità. Secondo te qual è il segreto per realizzare un’immagine sensuale senza farla diventare semplicemente provocatoria?

Secondo me la differenza la fanno l’intenzione e il modo in cui viene raccontata la sensualità. È qualcosa di innato, che non dipende da un vestito o da quanto si mostra.

La puoi raccontare con uno sguardo, con le mani, con il modo in cui muovi il corpo o semplicemente con un’attitudine. Quando è naturale si percepisce subito, senza bisogno di essere forzata o troppo esplicita.

Quanto è importante la fiducia quando una modella affronta lingerie, glamour o nudo artistico? E quali comportamenti dovrebbe avere un fotografo per far sentire realmente sicura una modella?

La fiducia è fondamentale! Per sentirsi davvero libera davanti all’obiettivo, una modella deve sapere di essere rispettata e di poter contare sulla persona che ha davanti.

Per me fanno la differenza il modo di comunicare, il rispetto dei limiti, la sensibilità e la capacità di creare un ambiente sereno. Quando ti senti al sicuro, riesci anche a lasciarti andare di più e il risultato si vede nelle immagini.

Ti è mai capitato, durante la tua carriera, di interrompere uno shooting o rifiutare una proposta perché sentivi che non rispettava i tuoi limiti o la tua idea di fotografia?

Non mi è mai capitato di interrompere uno shooting, ma mi è capitato di non assecondare alcune richieste quando sentivo che andavano oltre i miei limiti o non mi rappresentavano.

Con il tempo impari a capire molto bene cosa ti fa sentire a tuo agio e cosa invece no, e credo sia importante riuscire a dirlo con tranquillità. Un buon lavoro nasce sempre dal rispetto reciproco e dal fatto che entrambe le parti si sentano libere di esprimersi. intervista (1)

Dopo tanti anni davanti all’obiettivo, hai imparato a conoscere perfettamente il tuo corpo. Questo lavoro ti ha resa più sicura di te oppure ci sono ancora fotografie nelle quali riesci a trovare difetti che probabilmente gli altri nemmeno vedono?

Sì, questo lavoro mi ha sicuramente aiutata a conoscere meglio il mio corpo e a sentirmi più sicura, ma non credo che questo significhi smettere di vedere i propri difetti.

Ci sono ancora fotografie in cui noto subito qualcosa che probabilmente agli altri sfugge completamente. Penso faccia parte del modo in cui guardiamo noi stessi: col tempo impari ad accettarti di più, a conoscere i tuoi punti di forza e a valorizzarli, ma resti comunque molto più critica con te stessa di quanto lo siano gli altri.

Social, visibilità e professionalità

Il mondo della fotografia è cambiato moltissimo in quattordici anni, soprattutto con Instagram e i social. Secondo te oggi è diventato più facile essere una modella oppure semplicemente più facile definirsi tale?

Secondo me oggi è sicuramente più facile definirsi modella, perché i social hanno reso tutto molto più accessibile e immediato.

Essere una modella, però, per me resta qualcosa di diverso: significa avere esperienza, professionalità, sapersi adattare a situazioni, fotografi e lavori diversi e sapere stare davvero su un set.

I social possono aiutarti a farti vedere e creare opportunità, ma da soli non sostituiscono tutto quello che impari lavorando nel tempo.

Quanto contano oggi i follower rispetto alla reale capacità di stare davanti a un obiettivo? Hai mai visto numeri social diventare più importanti dell’esperienza professionale?

Oggi avere una forte presenza sui social può sicuramente aprire molte porte, soprattutto a livello commerciale. Però quando si arriva sul set entrano in gioco altre qualità: sensibilità, presenza, capacità di interpretare quello che viene richiesto e di adattarsi velocemente.

Mi è capitato di vedere persone con numeri molto alti avere più opportunità di chi magari aveva molta più esperienza. Fa parte del cambiamento di questo mondo, ma credo che alla lunga la professionalità continui a fare la differenza.

Dall’altra parte dell’obiettivo: fotografia e video

A un certo punto hai deciso di passare anche dietro l’obiettivo. Come è nata la voglia di diventare fotografa e videomaker?

È nata in modo abbastanza naturale. Dopo tanti anni davanti all’obiettivo, ho iniziato ad avere sempre più curiosità per tutto quello che succedeva dall’altra parte: la luce, l’inquadratura, il modo di costruire un’immagine o raccontare una storia.

A un certo punto non mi bastava più solo interpretare un’idea, avevo voglia anche di crearla. La fotografia e il video sono diventati così un altro modo per esprimere la mia visione e tutto quello che negli anni avevo imparato stando sul set.

Essere stata modella per tanti anni ti rende una fotografa diversa? Quando fotografi un’altra modella riesci forse a comprenderne meglio insicurezze, necessità e tempi?

Sì, secondo me molto. Aver vissuto per tanti anni il set dall’altra parte mi aiuta a capire più facilmente come può sentirsi una modella davanti all’obiettivo.

So quanto contino i tempi, il modo in cui si danno indicazioni e soprattutto il sentirsi a proprio agio. Credo di avere più attenzione per certe insicurezze o piccoli segnali, proprio perché li conosco e li ho vissuti in prima persona.

È più difficile essere fotografata oppure fotografare? E in quale delle due situazioni senti di avere maggiore libertà creativa?

Fotografare per me è più difficile, perché richiede più responsabilità e attenzione a tutto quello che succede sul set.

Però è anche la situazione in cui sento di avere più libertà creativa, perché posso costruire l’immagine esattamente come la immagino.

Nel video ti occupi di tutto il processo, dall’idea alle riprese fino al montaggio. Qual è la parte che ami maggiormente: immaginare una storia, girarla oppure vederla prendere definitivamente forma in fase di montaggio?

Per me la parte più bella è il montaggio, perché è lì che tutto prende davvero forma.

Durante le riprese raccolgo immagini, movimenti e dettagli, ma è montando che riesco a dare ritmo, atmosfera e senso a quello che avevo immaginato all’inizio.

Fotografia e video raccontano entrambi attraverso le immagini, ma in maniera profondamente diversa. Cosa riesci a esprimere attraverso il movimento che una singola fotografia non può raccontare?

Con il video riesco a raccontare meglio un’emozione nel suo sviluppo, non solo in un singolo istante.

Il movimento, il ritmo, gli sguardi e i piccoli gesti danno vita a un’atmosfera che una fotografia può solo suggerire. È un modo diverso di raccontare, più fluido e più vicino a una storia.

Ti occupi anche di fotografia di eventi e sport. Passare da una modella che puoi dirigere a un evento nel quale devi catturare un momento che non si ripeterà mai quanto cambia il tuo modo di lavorare?

Cambia molto, perché in un evento o nello sport non puoi controllare quello che succede: devi essere pronta ad anticipare il momento e reagire velocemente.

Con una modella puoi costruire l’immagine, mentre in questi casi devi saperla riconoscere mentre accade. È un tipo di fotografia più istintivo, ma proprio per questo molto stimolante.

Lo studio fotografico e il valore del dialogo

Gestisci anche un tuo studio fotografico dedicato a shooting, workshop e progetti creativi. Come è nato questo spazio e cosa volevi creare di diverso rispetto a un semplice studio da affittare?

È nato dalla voglia di creare uno spazio che fosse sempre a portata di mano e che facesse parte della mia quotidianità.

Volevo che fosse un luogo vivo, dove poter lavorare, sperimentare e far nascere nuove idee. Essendo anche parte della mia casa, inevitabilmente racconta qualcosa di me e del mio modo di lavorare e credo che questo lo renda più personale e accogliente, sia per me che per chi entra a lavorarci.

Immagino che nello studio tu incontri modelle con livelli di esperienza molto diversi. Qual è l’errore che vedi fare più frequentemente a chi si avvicina per la prima volta alla fotografia?

Secondo me l’errore più comune è pensare troppo a come si verrà in foto.

All’inizio si tende a controllare ogni posa, ogni espressione, cercando di essere perfette e spesso questo rende tutto meno naturale. Quando invece ci si fida un po’ di più del fotografo e ci si lascia andare, le immagini diventano molto più vere.

E ribaltiamo la domanda: qual è invece l’errore che commettono più spesso i fotografi quando lavorano con una modella?

Secondo me uno degli errori più comuni è dare per scontato che una modella sappia sempre cosa fare.

Anche con esperienza, è importante capire che tipo di immagine si vuole creare e ricevere indicazioni chiare. Quando manca comunicazione il set diventa più rigido, mentre quando c’è dialogo tutto viene molto più naturale.

Dopo essere stata per anni “il soggetto” della fotografia, essere oggi anche fotografa, videomaker e titolare di uno studio ha cambiato il modo in cui giudichi le immagini che vengono realizzate di te?

Sì, sicuramente. Oggi guardo le immagini di me con una consapevolezza diversa, perché so quanto contino lo sguardo, la sensibilità e le scelte di chi sta dietro all’obiettivo.

Forse sono diventata anche più esigente, ma allo stesso tempo apprezzo ancora di più quelle fotografie in cui riesco davvero a riconoscermi o, al contrario, a scoprire una parte di me che non avevo mai visto.

C’è ancora un fotografo, un brand o un progetto con cui sogni di lavorare e che considereresti una sorta di traguardo personale?

Sì, ci sono ancora collaborazioni che considero un sogno.

Più che il nome in sé, mi attira l’idea di lavorare con qualcuno che abbia una visione forte e riconoscibile, e che riesca a tirare fuori da me qualcosa di nuovo.

Per me sarebbe quello il vero traguardo: sentire di aver fatto un lavoro importante, ma anche diverso da tutto quello che ho già fatto.

I droni e un progetto da costruire insieme

Hai raccontato che insieme al tuo compagno stai sviluppando una nuova attività dedicata ai droni professionali e alle loro applicazioni lavorative. Come nasce questo progetto e cosa vi ha affascinato di questo settore?

È nato quasi per curiosità, iniziando a interessarci sempre di più alle possibilità che i droni possono offrire.

Ci ha affascinato il fatto che non siano solo uno strumento per creare belle immagini, ma possano avere applicazioni molto diverse e concrete.

Allo stesso tempo ci piaceva l’idea di costruire qualcosa di nostro, un’attività da far crescere insieme e sviluppare nel tempo secondo la nostra visione.

Quando si parla di droni si pensa immediatamente alle riprese spettacolari dall’alto, ma le applicazioni professionali sono molte di più. In quale direzione volete sviluppare la vostra attività?

È proprio questo l’aspetto che ci ha incuriositi e appassionati di più: scoprire quanto un drone possa essere uno strumento versatile, capace di andare ben oltre le classiche riprese aeree.

Il nostro obiettivo è sviluppare sempre di più l’attività in ambiti tecnici e professionali, puntando su servizi come ispezioni, monitoraggi e pulizia dei pannelli fotovoltaici. Guardando al futuro, ci piacerebbe esplorare anche le opportunità offerte dall’agricoltura di precisione.

È un settore in continua evoluzione, ricco di possibilità ancora da scoprire. La nostra idea è crescere gradualmente, investendo in nuove competenze e tecnologie, per offrire servizi sempre più innovativi e soprattutto utili alle aziende e al territorio.

Fotografia, videomaking e droni sembrano in realtà tre parti dello stesso percorso: modi differenti di osservare il mondo attraverso un’immagine. Pensi che in futuro questi ambiti finiranno per fondersi sempre di più nel tuo lavoro?

Sì, sempre di più. Sono strumenti diversi, ma alla base c’è lo stesso modo di osservare e raccontare quello che ho davanti.

La fotografia mi ha insegnato a fermare un momento, il video a costruirlo nel tempo e i droni ad aggiungere un punto di vista completamente diverso.

Credo che in futuro questi mondi continueranno a incontrarsi, anche se ognuno manterrà la propria identità.

C’è anche un aspetto personale interessante: questo nuovo progetto nasce insieme al tuo compagno. Com’è condividere non soltanto la vita privata ma anche un progetto professionale e creativo?

Per noi è qualcosa di molto naturale, perché siamo davvero molto in sintonia. Ci conosciamo bene, ci confrontiamo tanto e spesso riusciamo a capirci anche senza troppe parole.

All’inizio sono stata io a portarlo dentro il mio mondo, avvicinandolo alla fotografia e al video. Poi, piano piano, si è appassionato sempre di più fino a trovare nei droni la sua strada e a specializzarsi in quel settore.

In fondo il nostro sogno è sempre stato proprio quello di riuscire a lavorare insieme, fianco a fianco. La cosa più bella è vedere che, partendo da percorsi diversi, oggi stiamo costruendo qualcosa che ci appartiene davvero e che possiamo far crescere insieme.

Le scelte di oggi e le Paola di domani

Dopo quattordici anni di carriera, pensi che Paola modella abbia ancora qualcosa da dimostrare oppure oggi scegli gli shooting soprattutto in base a ciò che ti diverte e ti stimola artisticamente?

Oggi non sento più il bisogno di dimostrare qualcosa a tutti i costi.

Dopo tanti anni sono diventata molto più selettiva e scelgo soprattutto in base a quello che mi incuriosisce, mi diverte o mi stimola creativamente. Mi piace anche quando questo lavoro mi dà la possibilità di viaggiare, conoscere persone nuove e vivere esperienze diverse.

Se accetto uno shooting è perché sento che può lasciarmi qualcosa, non solo dal punto di vista professionale ma anche personale.

Se oggi dovessi scegliere una sola fotografia della tua carriera per raccontare chi sei, non necessariamente la più bella o famosa, quale sceglieresti e perché?

Non credo riuscirei davvero a sceglierne una sola. In quattordici anni mi sono vista cambiare tantissimo e ci sono fotografie a cui sono legata per motivi completamente diversi.

Alcune mi ricordano un momento preciso, altre una persona, un viaggio o una fase della mia vita.

Più che una foto simbolo, credo che a raccontarmi davvero sia l’insieme di tutte queste immagini.

Proviamo a immaginare Paola tra cinque anni: ti vedremo ancora davanti all’obiettivo, soprattutto dietro una macchina fotografica, impegnata nel video, alla guida di un drone… oppure tutte queste Paola continueranno a convivere?

Ci saranno ancora tutte e probabilmente qualche Paola in più! Ahaha!

Mi conosco, faccio fatica a stare ferma su una cosa sola. Sicuramente cambieranno gli equilibri e magari alcune cose prenderanno più spazio di altre, ma spero di continuare a fare tutto quello che mi incuriosisce e mi fa sentire viva.

Mi piace l’idea di pensare che tra cinque anni sarò ancora in evoluzione.

E chiudiamo con una frase da completare: “Dopo quattordici anni vissuti attraverso le immagini, ho capito che la vera bellezza è…”

Dopo quattordici anni vissuti attraverso le immagini, ho capito che la vera bellezza è sentirsi bene nella propria pelle e avere il coraggio di mostrarsi per come si è davvero, con la propria personalità, le proprie imperfezioni e tutto quello che ci rende unici.

Credo che la bellezza più autentica nasca proprio quando smettiamo di inseguire un ideale e iniziamo a riconoscerci davvero.

Un abbraccio a tutti i lettori di Mondospettacolo. Grazie per aver condiviso con me non solo il mio lavoro, ma anche un pezzetto della mia storia. Spero di ritrovarvi presto, magari con qualche nuova Paola da raccontare!

Continuare a cambiare, senza dover essere perfetta

Ringraziamo Paola Alpago per aver condiviso con i lettori di Mondospettacolo il suo percorso e il modo in cui continua a viverlo.

Tra il consiglio che darebbe alla ragazza del primo shooting e la donna che immagina tra cinque anni c’è un filo preciso: non cercare una versione perfetta di sé, ma continuare a fare esperienze, imparare e lasciare spazio alla curiosità. La modella, la fotografa e la videomaker non sono capitoli chiusi uno dopo l’altro: nel futuro che racconta, continueranno a convivere. Magari insieme a qualche nuova Paola, ancora da conoscere.

https://www.instagram.com/paolaalpago

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