di Alessandro Cunsolo – Direttore di Mondospettacolo.com
Ci sono momenti nei quali un direttore sente il dovere di intervenire. Non per alimentare una contrapposizione, non per sottrarre un proprio collaboratore alla possibilità di essere criticato, ma per ricordare che dietro una domanda, una risposta e una polemica ci sono persone, un lavoro e un contesto che meritano attenzione.
È con questo spirito che desidero esprimere la mia solidarietà e la mia stima a Massimiliano Seriello, redattore di Mondospettacolo, dopo il confronto con Geppi Cucciari durante la presentazione del film Zustissia, tenutasi a Roma il 6 ottobre 2026 e documentata da Radio Radicale. Radio Radicale
L’episodio è stato ripreso l’8 ottobre anche da La Stampa e Corriere TV, con titoli e presentazioni concentrati sulla questione dell’età delle attrici e sulla reazione di Cucciari. La domanda viene sintetizzata nei due resoconti con la formula: «Le attrici possono scadere invecchiando?». La Stampa
Come direttore, ho sempre apprezzato il lavoro di Massimiliano. Non comincio a riconoscerne il valore oggi, perché si trova coinvolto in una polemica, e non ritengo che un singolo passaggio controverso debba diventare la misura dell’intero contributo di una persona.
La mia posizione è chiara: credo che la polemica sia stata sproporzionata e che il significato della domanda meriti di essere considerato con maggiore attenzione, senza fermarsi alla sua sintesi più immediata.
La differenza tra sostenere uno stereotipo e volerlo contestare
Nel comunicato che mi ha inviato, e che pubblichiamo integralmente in fondo a questo articolo, Seriello spiega che la sua intenzione era sottolineare il valore delle interpreti femminili al di là dell’età, non metterlo in discussione. Il riferimento agli yogurt, nella sua ricostruzione, voleva negare una presunta “scadenza” del talento, non affermarla.
Anche la trascrizione automatica disponibile nella pagina di Radio Radicale, pur con evidenti imprecisioni, riporta nella domanda il passaggio «le donne non hanno una scadenza come gli yogurt». È un elemento da considerare, rimandando alla registrazione per l’ascolto delle parole effettivamente pronunciate e dello scambio completo. radioradicale.it
Questa distinzione, a mio avviso, non è secondaria. Affermare che un’attrice perda valore con l’età e cercare di contestare proprio quella convinzione sono due cose diverse. Nel valutare un intervento, credo sia necessario interrogarsi anche su questa differenza.
Ciò non significa sostenere che ogni formulazione sia necessariamente felice. Una domanda può risultare troppo elaborata; una metafora può non funzionare, prestarsi a un equivoco o urtare chi ascolta. Si può discutere della chiarezza, dell’opportunità e dell’efficacia delle parole scelte.
Ma una critica alla formulazione non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un giudizio sulle intenzioni o sulla dignità professionale di chi l’ha utilizzata.
È questo il punto sul quale sento di intervenire.
Il rispetto per Geppi Cucciari non esclude quello per Seriello
La mia solidarietà a Massimiliano non nasce contro Geppi Cucciari.
Nella sua risposta, l’attrice ha rivendicato il valore dell’invecchiamento e contestato il fatto che una domanda di quel genere fosse rivolta a una donna anziché agli uomini. È una posizione che merita di essere ascoltata, non liquidata. Adnkronos
Non intendo negare il suo diritto a reagire a una domanda che ha percepito in un determinato modo. Il rispetto per un’interlocutrice comprende anche il riconoscimento della sua sensibilità e della sua libertà di esprimere dissenso.
Allo stesso tempo, ritengo giusto ascoltare il chiarimento di chi quella domanda l’ha posta. Nel resoconto del botta e risposta pubblicato da Adnkronos, il giornalista precisa già durante lo scambio di riferirsi agli stereotipi che colpiscono le donne; Cucciari ne contesta a sua volta l’impostazione. Anche questo passaggio appartiene al confronto e contribuisce a comprenderlo. Adnkronos
Non vedo la necessità di trasformare la vicenda in una scelta obbligata tra due schieramenti. Si può riconoscere il senso dell’obiezione di Cucciari e, contemporaneamente, ritenere che Seriello abbia diritto a spiegare le proprie intenzioni senza essere ridotto a un’etichetta.
Si può discutere di una domanda senza svalutare chi l’ha formulata. Si può difendere un collega senza attaccare l’artista che gli ha risposto.
È questa la strada che preferisco.
La mia fiducia nel lavoro di Massimiliano
Dirigere Mondospettacolo significa anche assumermi la responsabilità di dire pubblicamente ciò che penso delle persone che contribuiscono al nostro lavoro editoriale.
A Massimiliano confermo la mia fiducia e l’apprezzamento che ho sempre avuto per il suo lavoro. Non è una dichiarazione di infallibilità: nessuno di noi lo è, e il nostro mestiere richiede anche la disponibilità a riflettere sul modo in cui comunichiamo.
È, invece, il riconoscimento di un principio che considero essenziale: una persona non si esaurisce in un episodio.
Non chiedo che la domanda venga sottratta alla discussione. Chiedo che la discussione comprenda anche il suo contesto, la spiegazione dell’autore e la possibilità che tra ciò che si intende comunicare e ciò che viene percepito si produca una distanza.
Per quanto mi riguarda, il chiarimento di Seriello merita spazio. Pubblicarlo non significa chiedere ai lettori di condividerne necessariamente ogni passaggio: significa consentire loro di conoscerlo, confrontarlo con la registrazione e formarsi un’opinione.
Non mi interessa alimentare uno scontro tra Mondospettacolo e Geppi Cucciari. Mi interessa che il confronto rimanga sul terreno delle parole e delle idee, senza diventare una svalutazione delle persone.
Credo che questa vicenda possa trovare una conclusione più utile in un chiarimento che in un’ulteriore contrapposizione. Da parte mia, la solidarietà a Massimiliano è sincera, così come è sincero l’invito a mantenere rispetto verso tutti i protagonisti.
Il talento non ha una data di scadenza. E il rispetto non dovrebbe dipendere da chi, in una polemica, raccoglie più consensi.
Il video della conferenza stampa
Per consentire ai lettori di ascoltare il confronto nel suo contesto, riportiamo la registrazione della presentazione di Zustissia disponibile su Radio Radicale. Il passaggio con la domanda di Massimiliano Seriello e la risposta di Geppi Cucciari si trova intorno al minuto 53:00. Radio Radicale
Il comunicato di Massimiliano Seriello
Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato ricevuto da Massimiliano Seriello.
COMUNICATO STAMPA
Oggetto: Chiarimento in merito alla domanda posta alla conduttrice Geppi Cucciari
In merito alle recenti interpretazioni emerse a seguito della domanda da me posta a Geppi Cucciari, ritengo deontologicamente necessario ristabilire l’esatto significato e la reale portata delle mie parole, evidentemente oggetto di un diffuso fraintendimento. La domanda la riporto testualmente:
* Spostare il focus dal doppio senso comico al senso d’appartenenza in un contesto drammatico, volto ad anteporre alla comicità il grado di civilità, è un’opzione per dimostrare che le attrici non scadono come gli yogurt ed eludere domande sul sesso degli angeli?
Il quesito intendeva sollevare una riflessione profonda sulla figura dell’attrice, proponendo di spostare il focus dal doppio senso comico a un più alto senso di appartenenza in un contesto drammatico. L’obiettivo centrale era anteporre alla pura comicità il grado di civiltà, offrendo un’opzione critica per dimostrare come il valore delle interpreti femminili non sia soggetto a logiche di obsolescenza temporale ed eludendo, al contempo, sterili discussioni sul “sesso degli angeli”. Il nucleo concettuale della domanda — sfuggito a letture superficiali e distratte — risiede proprio in questo: il vero salto di qualità artistico consiste nel superare la battuta ammiccante per approdare a un senso di appartenenza generato dalla civiltà. Le grandi attrici dimostrano che i veri interpreti non subiscono il tempo, ma sanno trascenderlo, stringendo con esso un’alleanza che resta un privilegio esclusivo degli artisti.
Formulare tale quesito in modo meramente didascalico avrebbe assunto i tratti di un atteggiamento sottomesso; al contrario, la scelta di una sintassi complessa nasce dal profondo rispetto per la dignità e la valenza intellettuale dei professionisti intervistati. Il cortocircuito logico e mediatico che ne è scaturito deriva dall’aver isolato dal contesto espressioni metaforiche come “yogurt”, “scadenza” e “sesso degli angeli”. Nelle dinamiche delle conferenze stampa dal vivo possono verificarsi simili frammentazioni, ma il senso della mia formulazione era una metafora volutamente galante per ribadire — in perfetta linea con quanto espresso da Pia Lanciotti ed Edoardo Pesce in “Permette? Alberto Sordi” — che il talento delle attrici non ha alcuna data di scadenza.
La presente nota non costituisce una ritrattazione, bensì un doveroso e rigoroso chiarimento. Esprimo un sincero rammarico se le mie reali intenzioni sono state travisate e hanno generato disappunto.
Desidero inoltre specificare che la mia scelta di operare lontano dai riflettori non è dettata da timidezza, ma dalla ferma convinzione che un critico cinematografico debba configurarsi come un osservatore leale, e non come un mattatore fuori luogo. Questo approccio professionale, rigorosamente estraneo a dinamiche di favoritismi o consorterie personali, si ispira alla lezione intellettuale di Ennio Flaiano e ha costantemente incontrato il gradimento di registi e interpreti, tra cui Francesca Antonelli e Matilda De Angelis, che hanno pubblicamente apprezzato la qualità delle mie domande.
Di fronte alla pluralità delle opinioni, proseguo nel mio percorso con determinazione. Rivendico con orgoglio la mia identità di critico cinematografico indipendente, privo di appoggi clientelari, che per vivere gestisce con dignità ed entusiasmo un servizio di vigilanza notturno e collabora alla cura di un agrinido. Una condotta di vita e di lavoro guidata unicamente dai precetti e dai valori trasmessi da mia madre e dalle mie sorelle, al di sopra di ogni strumentalizzazione e fraintendimento.
Massimiliano serriello mostro intellettuale del mondo dello spettacolo, se non riuscite a capire il senso dei suoi discorsi non dovete bacchettarlo sul suo operato.