Dagli inizi con Gabriele Muccino all’esperienza di Supersex, dai film con Eva Henger alla sua attività imprenditoriale: Felicia Faller racconta ambizioni, fragilità e il desiderio di mettersi alla prova.
Quando le chiediamo di presentarsi, Felicia Faller risponde con una battuta: «Una sognatrice sperduta». Poi comincia a raccontarsi e, accanto ai sogni, emergono le scelte concrete: lasciare Voghera per trasferirsi a Roma, studiare recitazione, affrontare i primi set e portare avanti un’azienda che produce e distribuisce biglietti d’auguri.
Il trasferimento nella Capitale, avvenuto tra i sedici e i diciassette anni, era legato inizialmente al calcio agonistico. Il cinema, però, era già una presenza importante nella sua vita, un amore al quale non riesce ad assegnare una data d’inizio. La formazione, le esperienze con Gabriele Muccino, la pubblicità e i set di Supersex e Motor Valley sono diventati le tappe di un percorso che continua a costruire.
Nelle sue risposte trovano spazio anche la famiglia, il sostegno del compagno Lorenzo, le ferite lasciate dal bullismo e un rapporto con la propria immagine sul quale sta ancora lavorando. Non cerca di apparire invulnerabile e non nasconde ciò che le pesa.
A Mondospettacolo, Felicia racconta il suo modo di intendere questo mestiere: prima della notorietà viene la capacità di trasmettere emozioni a chi guarda. Tra i desideri per il futuro, un film d’azione e la possibilità di lavorare con un regista hollywoodiano.
Da Voghera a Roma: chi è Felicia Faller
Felicia, presentati ai lettori: chi sei oggi, da dove vieni e quando hai capito che il cinema non era soltanto una passione da bambina?
Chi sono? Bella domanda! Direi una sognatrice sperduta… No, scherzo. Sono Felicia Faller, sono nata a Voghera e oggi vivo a Roma. Sono un’attrice che ama studiare e viaggiare, meglio ancora se per lavoro.
Ho anche un’azienda di cui sono CEO e alla quale tengo particolarmente. Si occupa della produzione e distribuzione di biglietti d’auguri ed è in continua crescita ed espansione. Stiamo creando ramificazioni anche nel lusso e ne sono davvero orgogliosa.
Il mio amore per il cinema c’è da sempre. Non credo ci siano una data o un periodo precisi: c’è e basta. È forte, presente, mi fa sentire meno sola e mi dà modo di uscire dalla mia vita.
Voghera, 2002, poi Roma. Che cosa ti ha lasciato la provincia e che cosa ti ha chiesto la Capitale?
Mi sono trasferita a Roma inizialmente soprattutto per il calcio, perché giocavo a livello agonistico con la maglia giallorossa. La mia routine era un po’ un casino: sono arrivata da sola a sedici, diciassette anni e dovevo affrontare la maturità, il lavoro, le mie passioni e i rapporti sociali.
Ho lasciato tutta quella che era la mia vita da un giorno all’altro e oggi lo rifarei altre mille volte, anche se all’inizio non è stato facile.
La provincia mi ha lasciato pochi bei ricordi. Ringrazio la mia città natale, che mi accoglie a braccia aperte e mi ha premiata più volte. D’altra parte, però, mi ha lasciato anche bullismo, cattiverie e falsità. Il lato positivo è che quelle esperienze mi hanno permesso di costruirmi una corazza.
A Voghera ho lasciato la mia famiglia: mamma e papà, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi dato questa opportunità, i miei fratelli e, allora, le nonne. Sentivo la loro mancanza ogni giorno e la sento ancora.
La Capitale mi ha chiesto e preso tanta energia. All’inizio pensavo che qui non avrei mai trovato un gruppo, un amore, una strada. In realtà ho trovato tutto, anche una seconda famiglia: quella del mio ragazzo Lorenzo. Ciò che sono oggi è anche, e soprattutto, grazie a lui.
Ti sei diplomata con borsa di studio allo Studio Cinema International e hai frequentato masterclass con Gabriele Muccino. Come si è costruito il tuo percorso di formazione?
Ho iniziato da piccola nella scuola di danza di mia mamma, partendo dal teatro e dalla moda, per poi passare al musical e, in seguito, ai primi set.
Sono state proprio quelle esperienze a spingermi a formarmi in un’accademia specializzata nel cinema, dove potessi confrontarmi anche con grandi professionisti come Gabriele Muccino, Ferzan Özpetek e Giancarlo Giannini. Sono riuscita a ottenere una borsa di studio e a conseguire il diploma.
La formazione è importante. Per questo ho frequentato anche delle masterclass con Gabriele Muccino, nel quale ho trovato un punto di riferimento.
I primi set, la pubblicità e l’esperienza di Supersex
Il tuo primo grande set è stato uno spot per Ringo, diretto da Gabriele Muccino. Com’è stato entrare così giovane in una macchina produttiva di quel tipo?
Il mio primo set non posso scordarlo: uno spot per Ringo, con la regia di Gabriele Muccino. Purtroppo non è andato in onda per un problema audio-video. È stato un peccato, perché rappresentava la mia prima vera esperienza su un set importante.
In seguito è arrivata la mia prima webserie, sempre firmata Ringo, della quale alcune parti sono andate anche in televisione. Nel frattempo ho fatto diversi altri lavori.
Poi sono arrivate le campagne per TIM e altri marchi. Quale spot ti ha insegnato di più e quale ti è rimasto addosso?
Ho lavorato due volte come testimonial per TIM: la prima con Federica Pellegrini, la seconda per Apple iPhone 17. Dopo questi spot ho avuto tante altre occasioni per stare sul set.
Non saprei indicare un’unica esperienza che mi abbia insegnato più delle altre, perché su ogni set impari cose nuove e conosci persone nuove.
In Supersex hai lavorato su un set diretto da Matteo Rovere, che hai poi ritrovato in Motor Valley. Che cosa si impara anche quando non si è il nome sulla locandina?
Il mio set preferito è stato quello di Supersex, diretto da Matteo Rovere, che ho avuto modo di ritrovare anche in Motor Valley.
In Supersex non ho un personaggio importante, ma per me non è questo il punto. Il mio obiettivo nel cinema non è leggere il mio nome grosso come una casa ovunque. Voglio fare bene il mio lavoro e fare sì che chi guarda senta e veda le emozioni, perché sono io a trasmettergliele.
Non mi piace la fama come fuoco di paglia. Mi interessa piuttosto la possibilità che offre di essere ascoltata e di dare aiuto e sostegno a chi inizia, incoraggiando e condividendo consigli sulla base di una vita e di un percorso che sono in continua crescita.

Una ragazza per il cinema e i film con Eva Henger
Hai vinto il titolo di “Una ragazza per il cinema”. Che cosa ha rappresentato quel momento, oltre alla fascia?
Non me lo aspettavo. Quando ho sentito il mio nome, non ci ho creduto.
In quel concorso ho trovato tanta professionalità e persone che porto nel cuore: il mio referente e il suo team, che mi hanno sostenuta e accompagnata in ogni passo; i patron, che ci hanno trattate davvero come delle miss e hanno curato ogni dettaglio; la giuria, con alcuni componenti della quale ho avuto modo di stringere legami forti.
Ci sono anche referenti di altre regioni ai quali voglio bene, persone di cuore. Non voglio dilungarmi troppo: se ci sarà occasione, questo concorso merita uno spazio tutto suo.
Dopo il concorso hai lavorato con Eva Henger nei film Quella brava ragazza e L’ultimo numero. Come ti sei trovata con lei e che cosa puoi anticipare di queste esperienze?
Dopo il concorso ho avuto modo di lavorare in due film diretti da Eva Henger. È una persona gentile e premurosa. In alcuni momenti di sconforto mi sono confidata con lei e ho trovato un sostegno, un punto di riferimento.
Sul set è molto professionale e mi ha fatto sentire a mio agio fin da subito.
Posso anticipare che sono due film drammatici. Invito gli spettatori a non fermarsi alla superficie, ma a entrare nella mente dei personaggi e a comprenderne le diverse sfaccettature.
Il mestiere di attrice e il rapporto con l’immagine
Dici di riuscire ad adattarti a ruoli differenti. C’è qualcosa che oggi non accetteresti o un genere nel quale vorresti metterti alla prova?
Non mi piace giudicarmi, anche perché finirei per vedere soltanto difetti. Lascio agli altri il giudizio su di me.
Diversi registi e attori, anche tra quelli incontrati in accademia, mi hanno detto che riesco a immedesimarmi e ad adattarmi a ruoli molto diversi. Ovviamente ci sono quelli che mi riescono meglio e quelli che mi riescono meno.
Oggi sono pronta a mettermi in gioco: dramma, azione, commedia. Sono pronta a studiare per migliorare, indipendentemente dal risultato.
L’unico genere che mi farebbe un po’ paura è l’horror! Uno dei miei sogni più grandi, invece, è fare un film d’azione.
Teatro, danza, equitazione, canto, combattimento, lingue: quali di queste competenze usi davvero sul set e quali tieni ancora nel cassetto?
Sul set si usa tutto. Più competenze si hanno, meglio è. Naturalmente devono essere adatte al personaggio.
Come vivi il rapporto con la tua immagine, tra concorsi, social e lavoro di attrice?
In realtà non lo vivo bene. Soffro di dismorfia e di disturbi del comportamento alimentare, sui quali sto lavorando.
Vorrei che chiunque leggesse questo articolo e si sentisse come me non si sentisse solo. Su questo e su tanti altri aspetti non vorrei dilungarmi troppo adesso, ma, se la mia storia potesse essere d’aiuto a qualcuno, mi piacerebbe condividerla.
Oltre al lavoro di attrice, sto perfezionando tutto ciò che riguarda l’azienda e i social. Quanto alla moda, mi rendo disponibile, ma finora non è arrivata nessuna richiesta.
Che cosa cerchi in un’agenzia e come ti presenti a un casting?
Da un’agenzia cerco professionalità e presenza.
Ai casting cerco di arrivare sempre nello stato d’animo del personaggio richiesto, quando ce n’è uno. In caso contrario mi presento in modo semplice.
I sogni, il futuro e il coraggio di continuare
Quali parole scegli per la Felicia Faller del 2026?
Credici, continua e, quando arrivi alla fine, spingi di più.
Per la Felicia del 2027, invece: impegno, costanza e disciplina.
Un sogno concreto da qui a un anno: un ruolo, un regista, una città.
Mi auguro un ruolo da protagonista. Mi auguro di poter girare con un regista hollywoodiano e di viaggiare.
Ovunque sia, io ci vado. Sono pronta.
Che messaggio vorresti mandare a una ragazza di Voghera che, come te a diciassette anni, sogna di entrare nel mondo del cinema?
Esci dagli schemi. Fai qualcosa che non faresti e portalo avanti abbastanza a lungo da poterne vedere i risultati. Se non li vedi, cambia e cerca di migliorare.
Credici e non mollare.
Che cosa non hai ancora fatto e ti pesa non aver fatto?
Oggi mi pento di non aver continuato gli studi in passato. Mi pento di essere partita “tardi” e di essere ancora dentro il guscio di una corazza che allontana ciò che voglio davvero.
Il lavoro prima della notorietà
Ringraziamo Felicia Faller per aver condiviso con i lettori di Mondospettacolo un racconto nel quale le ambizioni professionali convivono con le difficoltà personali, senza cancellarle.
Nelle sue parole, il cinema non coincide soltanto con la visibilità: significa studiare, incontrare persone, imparare su ogni set e riuscire a comunicare un’emozione. Accanto alla recitazione c’è l’impegno nell’azienda; davanti, il desiderio di viaggiare e affrontare ruoli nuovi.
La corazza che l’ha aiutata a proteggersi, racconta, a volte finisce anche per tenerla lontana da ciò che desidera. Riconoscerlo è parte di questo autoritratto, insieme alla determinazione con cui continua a guardare al prossimo progetto.
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